domenica 24 febbraio 2008

C.S.M.

Il Governo di centrodestra il 20 luglio 2005 era riuscito ad approvare una riforma che lo Stato aspettava da ben 56 anni ma è stata annacquata dal catastrofico Governo Prodi.
Il problema principale della Casta dei Magistrati è nel loro autogoverno.
Dal blog delle toghe
……………………..Il 93,22% dei magistrati italiani è iscritto all’A.N.M., che, quindi, non è, a ben vedere, una associazione privata di magistrati, ma la associazione dei magistrati
La vita dell’A.N.M. non è altro che la somma – giustapposta e più spesso malapposta – della vita delle singole correnti che operano al suo interno e ne hanno parassitizzato ogni molecola. Obiettivo sostanzialmente unico la raccolta di consensi elettorali fra i magistrati, necessari (i consensi) a fare eleggere al C.S.M. colleghi designati da loro e fra i loro iscritti.Le correnti chiedono a coloro che fanno eleggere al C.S.M. di esprimere i voti funzionali agli interessi di carriera e di vita professionale dei loro iscritti.Il legame perverso che si genera fra le correnti e coloro che esse candidano al C.S.M. è tale che costoro ricambiano il favore ricevuto di essere mandati al C.S.M. obbedendo – nell’esercizio delle loro funzioni – alle indicazioni della corrente alla quale dichiarano di “appartenere” Emerge documentalmente che nella stragrande maggioranza dei voti espressi dai consiglieri del C.S.M. i consiglieri “appartenenti” a ciascuna corrente votano nello stesso modo e, per giunta – non si può non sospettare – proprio nel modo auspicato dalla corrente di appartenenza e funzionale agli interessi di uno o più iscritti alla corrente medesima.
Appare del tutto abnorme e viziato che vengano espressi correntiziamente i voti nella Sezione Disciplinare o nella nomina di un Presidente di Tribunale o nelle mille quotidiane minute questioni di amministrazione della magistratura
Se il sistema non fosse gravemente malato, infatti, dovrebbe avvenire abitualmente che due consiglieri della stessa corrente si facciano idee diverse sulla responsabilità o no di quel magistrato in quella vicenda disciplinare o sul fatto che alla condotta accertata debba attribuirsi o no rilievo disciplinare, oppure che valutino diversamente i titoli di idoneità di Tizio o di Caio ad assumere l’incarico di Presidente di questo o quel Tribunale e dovrebbe addirittura accadere che magistrati “appartenenti” a una corrente votino senza difficoltà – e senza contropartite spartitorie – un magistrato iscritto ad altra corrente che risulti idoneo a questo o quell’incarico direttivo.Il problema di fondo è dunque costituito dalla necessità di chiedersi, senza infingimenti, se non si debba prendere atto che, così stando le cose, l’A.N.M. di fatto (prescindendo dalle concrete intenzioni dei singoli) non “controlli” il C.S.M. e lo faccia in maniera costante e del tutto invasiva.I magistrati debbono rivogersi al C.S.M. in molte occasioni importanti della loro vita professionale: per avere un trasferimento, per ottenere una promozione, per vincere un concorso per l’assegnazione di un posto direttivo, per essere autorizzati a svolgere un incarico stragiudiziale, per ottenere una sentenza favorevole dalla Sezione Disciplinare, per ottenere un congedo straordinario, ecc.Chi si iscrive a una corrente e/o si fa amici i responsabili di una corrente sa di poter contare sul potere di condizionamento che quella corrente ha sul C.S.M. per ottenere ciò che di volta in volta gli sia utile.Inoltre tutte le correnti assicurano a coloro che si impegnano al loro interno una ottima carriera, che può consistere nella possibilità di ottenere incarichi prestigiosi ai vertici degli uffici giudiziari, ovvero la designazione come candidati_certamente_eletti al C.S.M., ovvero altri incarichi vari (ministeriali e non).
Pertanto:1. Sono tendenzialmente lottizzati e spartiti fra le correnti tutti i posti direttivi di un qualche rilievo
2. Quando la situazione dei posti a concorso non consente una spartizione rigidamente rispettosa delle pretese delle correnti, si lasciano i posti scoperti, finché non se ne scopra un numero tale da consentire la spartizione pretesa.
3. Una menzione particolare meritano poi i Consigli Giudiziari, importantissimi organi consultivi del C.S.M.. Per contorte ragioni figlie delle stesse logiche spartitorie di cui sopra, le elezioni dei Consigli Giudiziari sono sostanzialmente una recita. Le correnti decidono fra loro chi dovrà essere eletto e assegnano ai magistrati – normalmente dando loro dei foglietti con i nomi di coloro per i quali devono votare – il compito di votare in modo che risultino eletti tutti e solo i magistrati scelti, nel rigoroso rispetto di un manuale Cencelli, dalle correnti.
4. Il degrado nella gestione del C.S.M. da parte dei Consiglieri lottizzati e lottizzatori è tale che sempre più spesso i provvedimenti del C.S.M. in materia di nomina di capi degli uffici giudiziari vengono annullati dal T.A.R. e dal Consiglio di Stato. E, se si considera che il giudice amministrativo può sindacare solo le violazioni di legge e non anche il legittimo esercizio della discrezionalità propria del C.S.M., se ne deve dedurre che sempre più spesso i Consiglieri del C.S.M. adottano provvedimenti palesemente illegittimi.
Il sistema fin qui descritto ha avuto ricadute devastanti sull’efficienza del servizio che l’amministrazione giudiziaria è chiamata a dare ai cittadini.Infatti, la nomina dei capi degli uffici giudiziari secondo logiche spartitorie di appartenenza, fa sì, per un verso, che molti uffici giudiziari importanti finiscano con il non essere diretti dalle persone più idonee a farlo e, per altro verso, che i magistrati tutti non siano stimolati a promuovere e sviluppare attitudini e qualità idonee a gestire con la migliore efficienza possibile gli uffici, direttivi e non, se è vero come è vero che la loro carriera sarà influenzata più che da virtù come quelle, dal sostegno o no di questa o quella corrente.Così non solo l’A.N.M. delle correnti finisce con l’interferire con l’attività del C.S.M., ma, facendo quotidianamente gli interessi di singoli soci, non fa quello della giurisdizione nel suo insieme.Nei fatti non vi è alcun reale controllo della professionalità dei magistrati, né sotto il profilo della loro efficienza quantitativa né sotto quello della loro capacità qualitativa
I pareri dei Consigli Giudiziari in occasione della progressione in carriera dei magistrati sono generalmente tutti positivi, a volte esageratamente. Anche quelli di magistrati noti a tutti – dentro e fuori la magistratura – per la loro neghittosità e per la loro bassissima deontologia
Così come vi è una diffusa sostanziale impunità dei magistrati con riferimento alla maggior parte delle loro condotte produttive di disservizi…………………

1 commento:

Luchy ha detto...

Ma chi l'ha scritto, si è firmato oppure ha avuto paura che l'arrestassero ???

Ciao.