martedì 4 marzo 2008

DUEPASSI SCRIVE.....

Raccolta differenziata, come ?

Penso che nessuno dubiti della necessità della raccolta differenziata.

Personalmente, oltre a essermene fatto promotore in tempi non sospetti (anno 2000, otto anni fa, ben prima dell'attuale disastro ambientale), continuo ad essere del parere che sia un'ottima cosa.

Non condivido affatto, però, l'impostazione di chi si oppone a tutto il resto, e guarda caso ha precise colpe per aver provocato questo disatro ambientale coi suoi "no", e pretenderebbe di risolvere tutto colla sola raccolta differenziata.

Un atteggiamento del genere lo considero superficialità, ignoranza o malafede, se non demenza pura.

Infatti, la raccolta differenziata ha già AMPIAMENTE dato prova di avere grosse difficoltà a decollare in una realtà come quella napoletana.

Non credo che sia possibile che la sola raccolta differenziata risolva i problemi napoletani.

Né nel lungo periodo, perché ci deve essere ANCHE un modo per smaltire le percentuali non differenziate, o comunque non riciclate, che altrimenti si accumulano, si accumulano, si accumulano, e nel lungo periodo tornano ad essere un disastro ambientale.

Né nel breve periodo, perché ora come ora serve smaltire ciò che l'arroganza e la superficialità del partito del "no" ha fatto accumulare (speriamo che pecoraro scanio vada a fare il pecoraro, con vere pecore belanti, e lasci perdere lo scanio - o scagno - dove sta immeritatamente seduto).
Altrimenti l'avanzata del colera sarà irresistibile.

Dunque, il problema centrale è poter anche smaltire, e non solo differenziare.

Ma, dato per scontato questo, da sviluppare in altri temi, lo scopo di questo post è porre l'accento sulla confusione che c'è sulla raccolta differenziata.

Io stesso ho mille domande sul concetto di "umido", e sul concetto di "rifiuti tossici".

Servirebbe una formazione (nel senso di "insegnamento"), ma per poter insegnare (lo so bene) bisogna che l'insegnante abbia le idee chiare.

Non mi sembra, invece, che ci siano idee chiare.
Ci sono delle realtà che funzionano abbastanza bene, ma non è detto che la loro esperienza sia integralmente esportabile in altre realtà (come trasportare la mentalità novarese nella realtà napoletana, per esempio).
Comunque sono preziosi esempi che andrebbero studiati.

Dunque è tempo, secondo me, che si faccia "ricerca scientifica" sulla raccolta differenziata e che si raccolgano ed interpretino i dati, tenendo conto delle varie realtà, per proporre soiluzioni realizzabili nelle realtà dove la raccolta non decolla.

Si utilizzino spazi televisivi pubblicitari (che, secondo me, dovrebbero essere concessi gratuitamente, o comunque ad un prezzo "politico") per insegnare e per far conoscere.

Servirebbe una trasmissione apposita sui problemi dei rifiuti, in modo da poter divulgare i risultati, i metodi, e rispondere ai dubbi in tempo reale.

Quindi, per concludere
serve più studio, più scuola, più pubblicità, più discussione sui problemi della raccolta differenziata

Servono proposte concrete

ne provo a lanciare una, senza pretendere di essere originale (magari anche altri, prima, ci hanno pensato)
produrre una specie di cassettiera per poter avere vari scompartimenti dove tenere i rifiuti differenziati, senza occupare eccessivo spazio, vista la carenza di spazio delle case di moltissimi Italiani

una cassettiera, con scritta la destinazione dei rifiuti su ogni cassetto (pile, medicinali, pannollini, umido commestibile - per gli animali -, e via dicendo) aiuterebbe anche le persone a indirizzare lo scarto quanto prima, evitando che la mescolanza di sporco e tossico, per esempio, rendi inutilizzabile l'umido per nutrire gli animali.

Credo che in questo servirebbe il dialogo con chi può riciclare questi rifiuti.
Dovrebbe essere curato il collegamento tra chi è disposto a ricevere carta, o plastica, o qualsiasi altra cosa, e chi ha bisogno di eliminare questi rifiuti.
Serve dunque una figura di intermediario che indirizzi le necessità degli uni e degli altri.

Nel progetto della cassettiera questo si traduce nella flessibilità dei nomi sui cassetti.
Quindi non stampati indelebilmente, ma piuttosto, come in tante cassettiere, riservando dei posti dove mettere dei cartellini coi nomi.
Nomi che ppotrebbero essere suggeriti dagli intermediari di cui prima, sulla base delle disponibilità dei "riciclatori".

La massima efficienza di riciclo si ha differenziando quanto prima, e questo non è facile per le famiglie (non è facile neanche per me).
Quindi dovrebbe essere curato questo aspetto formativo.
Sulla base dunque delle effettive disponibiltà di riciclo, servirebbe un piano intelligente e pratico di formazione.

Secondo me.

5 commenti:

ambra ha detto...

COMMENTI DA ALTRO BLOG
Blogger Francy ha detto...

A Milano, dove siamo obblgati a farla, altrimenti la portineria ce la rispedisce in casa, sono in vendita presso quasi tutti i negozi di casalinghi dei bidoncini a tre scomparti, con i coperchi di tre colori differenti e sono comodissimi!
Vedi che la tua idea non è balzana!

3 marzo 2008 10.41
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Blogger Voltaren ha detto...

Tutto bene ciò che dici, Due passi.
Tutto male per la mentalità, così diversa da regione a regione, ecco perchè è una sciocchezza l'Italia unita.
Io faccio la raccolta differenziata dal 1986.
Anche perchè ho trovato i vari contenitori pubblici davanti a casa.
Adesso ho : nel sottoscala davanti all'ingresso vari cartoni per il vetro, in cucina accanto al frigor un sacco enorme per la raccolta della carta, nello studio un sacco enorme per la raccolta della plastica. Quando strabocco di roba la carico in macchina, vado all'isola ecologica, mi pesano l'auto, vuoto ogni cosa nei containers appositi, mi ripesano l'auto e mi danno un tagliandino. Nella bolletta mi vengono scalati circa 20 euro per ogni quintale portato. Le farmacie hanno i contenitori per i medicinali scaduti, le tabaccherie e cartolerie hanno i contenitori per le cartucce e le pile, ci sono i contenitori per gli avanzi del cibo con degli appositi sacchetti forniti dal comune, ci sono dei grandi contenitori per i vestiti da buttare, i cittadini sono allenati a fare ciò, ad andare nei luoghi preposti dove ti danno i sacchi gratuitamente. E' come salire in auto e mettersi le cinture. Se ti alleni a farlo con una certa autodeterminazione ti diverrà un gesto automatico, spontaneo, non dovrai più pensarci, sarà la tua mano a cercare la cintura, ti sentiresti inadeguato a non metterla.
Il punto inizia anche di qui.
E' un fatto culturale.
Occorre allenare il pubblico, educarli, insegnargli.
Ma se i napoletani hanno un atteggiamento di "rifiuto" a fare certe cose, ad un senso civico, diventa un problema. Infatti la nostra città è pulita, sono invece gli extracomunitari o i nuovi comunitari a sporcarla.
Occorre iniziare. Ci vuole un atteggiamento pionieristico, qualcuno deve iniziare, qualcuno deve dare l'esempio ma ci si crogiola nella rassegnazione o si aspetta che inizi un altro al tuo posto. E' un pò come nella politica, uno và a votare senza convinzione, tanto non cambierà nulla.
Ma è il popolo il primo ad esserne convinto, poi toccherà agli impiegati statali, poi toccherà a chi ci governa.

Crystal ha detto...

Mi sembrava di averlo già letto!

duepassi ha detto...

Oggi hanno fatto su RAI3 una lezione di raccolta differenziata.
Io lo andavo dicendo che ci vuole.
Mi fa piacere che anche altri la pensino come me.

A Napoli è assai difficile, vedo la spazzatura gonfiata da tanto di quel cartone, che potrebbe essere riciclato, ma viene buttato insieme al resto, così come quasi ogni altra cosa.
Ho trovato il contenitore delle pile da un negoziante che vendeva alettrodomestici e anche pile.
Mi sembra giusto che chi vende pile debba avere un posto per raccogliere pile usate.
E' semplice. Voglio riciclare qualcosa, vado da chi mi vende quella cosa.
Mi sembra un concetto che potrebbe funzionare.
Chi vende la frutta fa parte di una catena che arriva fino a chi produce la frutta.
Chi meglio di lui per riciclare gli avanzi della frutta, da usare come concimi, o come mangimi per gli animali ?
Poi ci vorrebbe qualcuno che spiegasse come fare per la parte commestibile andata a male, ammuffita eccetera.
Immagino che possa andare bene come concime, immagino che non vada bene come mangiare per gli animali.
Servirebbe una guida competente in queste cose.
Lo Stato potrebbe intervenire per alleviare il peso di chi è in questa catena virtuosa.
Quando avevo tanta carta da smaltire, cercai chi potesse riciclarla. Con grande difficoltà arrivai ad avere un numero telefonico.
Telefonai e mi sentii dire che , se fossi andato nell'altra provincia, avrei avuto 50 centesimi per un quintale di carta.
Sì, carico, viaggio in auto abbastanza lungo e scarico, per 50 centesimi.... ma chi vogliono che si dia da fare a queste condizioni ?

Certo, non siamo poi così uniti, perché la mentalità dei novaresi (90 percento di raccolta differenziata) non è la stessa di quella dei miei concittadini (10 per cento).
Quando la cintura non era ancora obbligatoria, io me la mettevo lo stesso, e mi sfottevano.
Ho dovuto subire gli sfottò di gente incivile, e trattenere la reazione, perché ho giurato a me stesso di non reagire mai per gli insulti, ma qualche volta mi è pesato.
Ora vorrei rincontrare quelle persone, per vedere se si mettono la cintura e chi aveva ragione.

Ma mi sa che sarebbe inutile.
C'è tanta strada da fare, e qui c'è ancora chi si scaglia e spende tanti soldi in bei cartelloni colorati per dire no agli inceneritori, no alle discariche, no ai termovalorizzatori, a partire da quello di Acerra, e pretenderebbe di risolvere tutto (qui, a Napoli!) con la raccolta differenziata.
Ah, dura terra, perché non t'apristi davanti a Basaglia, quel giorno, prima che facesse tanto danno ?

Secondo me.

duepassi ha detto...

Una cosa, per funzionare, deve essere semplice, pratica, non costosa, efficiente.

Io avrei avuto un'idea che va nel verso della semplicità.

C'è una obiettiva difficoltà nel raccapezzarsi su come differenziare le cose, e si rischia di creare le turbe psichiche alla gente, o per lo meno tanta ansia, il ché vuol dire che molta gente semplicemente non lo farà, anche se lo farebbe, se fosse più semplice.

Allora, come rendere semplice l'operazione di differenziazione ?

Idea:
riporto l'imballaggio a chi me l'ha venduto,

così, io imbranato all'ennesima potenza, non devo scervellarmi su che tipo di rifiuti sto trattando, non devo indagare se è tossico, se è umido, edibile, o può diventar concime, se è un polimero di basso od alto livello, e via dicendo.

Sembra un'idea realizzabile.
Certamente è semplice, e di facile comprensione, ma così come l'ho esposta NON è realizzabile.
Va un tantinello corretta.
Vediamo perché.

Primo caso. Sono stato al supermercato nuovo, lontanissimo da casa mia. Ho comnprato un forno a microonde, e adesso ho tra le mani l'imballaggio.
Che faccio ? Chilometri e chilometri per riportare l'imballaggio ? Non è realistico.
Una soluzione semplice deve essere anche praticabile, altrimenti resta una semplice utopia.
E allora devo poterlo portare ad un negozio simile, che venda le stesse cose.
Diciamo che lo riporto ad un negozio della mia città, che però viene ad essere caricato di costi a cui non corrispondono guadagni adeguati.
E allora deve intervenire la comunità (il comune, per esempio) con un servizio di smaltimento e riciclaggio che si appoggi ai vari negozi, e funzioni su base possibilmente giornaliera.
Sarà compito del comune occuparsi del riciclaggio dei rifiuti, avvalendosi di un punto di appoggio (raccolta) nei pressi del negozio, messo a disposizione o dal negozio (se è grande) o dal comune.

Cosa dire dei negozi piccoli ?
Non è realistico che ogni singolo negozio abbia una serie di contenitori, e dunque immagino che la cosa possa funzionare così:
Ho comprato la tal cosa nel tal negozio.
Porto l'imballaggio al negozio dove l'ho acquistata. Lì trovo un contenitore idoneo, OPPURE le indicazioni per raggiungere il contenitore adatto più vicino.

E' ovvio che la cosa può funzionare se i punti di raccolta saranno molti e il ritmo di prelievo abbastanza frequente, per evitare, come succede da me, che i contenitori speciali siano strapieni e la roba finisca ad occupare comunque la strada.

L'idea non è ancora perfetta, ma mi sembra semplice e perfezionabile, e mi sembra che possa funzionare (parzialmente) anche in una realtà così difficile come quella napoletana.

Secondo me.

Crystal ha detto...

Intanto leggiti l'ultima di Bassolino

Napoli, l’ultimo paradosso Ora importa carta straccia

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=246295