domenica 2 marzo 2008

Partecipammo ad un referendum sulla responsabilità dei Magistrati, ma Violante lo aggirò

Un anniversario e non solo da ricordare

Scritto da Mauro Mellini e Alessio Di Carlo
giovedì 11 ottobre 2007
Chi ricorda che l'8 novembre 1997 si tenne un referendum sulla responsabilità civile dei magistrati (il giudice che sbaglia paga) e che, malgrado la scesa in campo della potentissima (anche allora) Associazione Nazionale Magistrati per il “No”, l’abrogazione delle norme che limitavano grandemente tale responsabilità fu approvata con una maggioranza schiacciante dell'82%? L’oblio di quel voto, che, dopo che il caso Tortora aveva messo il Paese di fronte alla necessità di porre un limite alle possibilità di arbitrio e di prevaricazione irresponsabile nell’amministrazione della giustizia e, specialmente, di fronte a prevaricazioni in danno della libertà personale dei cittadini, cominciò, in verità prima ancora che esso fosse espresso. La “trovata”, dovuta essenzialmente a Luciano Violante, di mettere in cantiere una legge regolatrice (si fa per dire) di tale responsabilità, da approvare quale che fosse stato l’esito del referendum, era uno schiaffo alla sovranità popolare che il Parlamento ed i partiti politici che, di lì a poco avrebbero subito il grande attacco della magistratura, non valutarono nella sua gravità e nella sua pericolosità.I magistrati dell’Associazione non sembrarono, in un primo momento, avvertire il grosso favore che loro si offriva con quel “SI'” accompagnato da una legge che ne vanificasse l’effetto ed il significato. Ma dopo che la legge-truffa passò e che, dopo i primi piagnistei, si resero conto che con essa non avrebbero mai dovuto temere di dar conto dei propri errori e pagarne i danni, per spropositati che fossero gli uni o gli altri, capirono di essere oramai al di sopra della sovranità popolare e di qualsiasi sua espressione e, soprattutto, capirono di avere in pugno la classe politica che aveva fatto strame del voto popolare per compiacerli e cercare di farseli amici.Quella legge non ha consentito ad un solo cittadino di ottenere da un magistrato, ad onta di qualsiasi sproposito e di qualunque odiosa e manifesta persecuzione, una lira di risarcimento. Nessuna beffa del voto popolare avrebbe potuto essere così sfacciata. Nessun tradimento di chi, dopo quel voto, aveva solo il dovere di attuarne il risultato, poteva essere così manifesto.Quella classe politica ha pagato la sua insipienza e la sua viltà. Se ne è salvata solo quella che ha più coscientemente perpetrato il tradimento. Quanti si sono allineati per insipienza agli autori di quel golpe sono stati spazzati via, anche se taluno di loro, che pure ha responsabilità gravissime, ancora osi cercare di affacciarsi sulla scena politica.I magistrati continuano a fare le vittime di quel referendum. Certo, se ne sono valsi i più facinorosi per formentare allarme e insofferenza di alcuni loro colleghi contro le “prevaricazioni” della classe politica in loro danno. Pare che ci sia ancora qualche magistrato che paga i premi di assicurazione di certe polizze di copertura della loro inesistente responsabilità civile che alcune Compagnie si sono affrettate a mettere a loro disposizione. Autentiche truffe, contratti nulli per mancanza del rischio assicurato. Cosa che sarebbe bene che qualcuno cominciasse a denunziare in Parlamento.Con la soppressione dolosa ed eversiva del risultato del referendum, anche la vicenda di Enzo Tortora, quella vera, delle responsabilità per la sua insana persecuzione giudiziaria, si chiuse con il classico “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”. Ottima e certamente meritata carriera hanno fatto i magistrati che si erano accaniti contro di lui. I pentiti che lo avevano accusato, benché denunziati alla Procura dalla sentenza della Corte d’Appello che assolse Tortora, furono, a richiesta di quella, beneficiati dell’archiviazione della calunnia loro ascritta sull’insussistente (ed impossibile) presupposto che la Cassazione avesse assolto Tortora solo per incertezza dei riscontri delle “verità” di questi mascalzoni.Nessuna forza politica, compreso il Partito Radicale e (ancor peggio) il Partito Socialista che avevano promosso, sull’onda del caso Tortora, quel referendum, seppero e vollero continuarne la battaglia politica.Il golpe giudiziario che di lì a poco seguì, trovò le forze politiche (a parte quelle che del golpe furono in vario modo complici e beneficiarie) totalmente inerti ed in stato confusionale, incapaci di una qualsiasi reazione.Oggi quel golpe ha dato tutti i suoi frutti velenosi. Ma la malagiustizia, la giustizia deviata per finalità (e velleità) politiche che consentì di consumare quell’atto di ingiustizia, tale anche a fronte di un sistema fondato e nutrito dall’abitudine alla violazione della legge penale, (già, perché anche nel perseguire i reati si dovrebbe essere giusti). I beneficiati di “Mani Pulite” non sono migliori di coloro che furono colpiti e, soprattutto non c’è più una vera classe politica ed un sistema politico purchessia.Ma soprattutto il tradimento del referendum, la “deviazione” golpista di “Mani Pulite”, che esso permise e preannunziò, l’intoccabilità dei magistrati così spavaldamente conclamata, si sono tradotti in un’ulteriore, disastrosa disfatta per le garanzie di tutti i cittadini e per il livello di efficienza e di affidabilità della giustizia.Intanto il golpe, prima di colpire uomini e forze politiche, ha fatto le sue vittime all’interno della magistratura. Il caso Carnevale è la più manifesta tra queste operazioni di “pulizia etnica” con le quali si vollero “neutralizzare” quei magistrati che per cultura, moralità, carattere, non erano disponibili all’”uso alternativo della giustizia” teorizzato e praticato da certi magistrati oramai egemoni nella magistratura associata e nel C.S.M.Il referendum tradito, segna se non proprio l’inizio, certo la “volata finale” di questa corsa verso il baratro per la Giustizia Giusta.Ricordare questo anniversario rivisitando gli eventi di questo ventennio: questo ci proponiamo e proponiamo a quanti credono ancora nella Giustizia Giusta.Ma chiediamo pure a quelle forze politiche che hanno continuato a subire l’”uso alternativo della giustizia” e che, anche, in qualche modo hanno voluto reagire magari, senza mostrare volontà e capacità di andare a fondo nella questione giustizia, di prendere l’iniziativa per un ampio e spregiudicato dibattito parlamentare che prenda le mosse proprio da quell’infausto tradimento e dalle sue drammatiche e grottesche conseguenze. A cominciare da quella della totale soppressione di ogni responsabilità civile dei magistrati testimoniata dalla mancanza di un solo caso in cui la legge-truffa abbia consentito di pervenire a realizzare un risarcimento di uno dei tanti disastri giudiziari di questo Paese.La questione giustizia non è e non può essere identificata nel confronto tra Clemente Mastella e Beppe Grillo e neppure tra De Magistris e Lombardi ed il C.S.M. e lo stesso Mastella.Siamo seri una buona volta. Parliamo chiaro. L’anniversario del referendum sulla giustizia è un’occasione da non perdere.da: www.giustiziagiusta.info

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