In una discussione,su un blog,sono stato invitato a precisare la mia posizione di agnostico su questo tema .
“Soggetto: i testi sacri (Bibbia, Vangeli, cabbala, brahmasutra, Libri del Tao, ecc”
Affermazione 1: sono l’espressione di un spirito creatore che si rivela agli uomini.
Affermazione 2: sono frutto di visionarieta’ e contraffazione umana.
La posizione agnostica cosa risponde? Forse che si forse che no?
Avevo due strade per rispondere a queste domande ,una prettamente filosofica, prendendo in esame tutte le prove dell’esistenza o della non esistenza di Dio, della veridicità o non veridicità dei testi sacri, ma avrei scritto una brutta ed inconcludente copia della storia della filosofia e quindi nihil novi sub solis. L’altra ,facendo storcere il naso a molti, soggettiva e vagamente letteraria.
Correrò questo rischio di far storcere il naso a molti.
Partendo dalla domanda che ho fatto a me stesso: perché sono agnostico?
Perché a differenza dei credenti, che credono nel credere e degli atei che credono nel non credere,io non so se credere?
Perché scalando la montagna della vita, l’ateo ha fede che in cima ci sia l’annichilimento della sua materia con la materia universale, il credente ha fede che ci sia il ricongiungimento con il Creatore ed io,invece, non so cosa ci sia?
Ai testi citati nella domanda possiamo aggiungere, corano, l’avesta, I Ching,in tempi più recenti anche il libro di mormon e molti altri.
Che tutta questa messe di libri siano stati scritti in seguito a “rivelazioni” di uno Spirito Superiore ,cioè di un Dio e non solo, ma di un unico Dio, in tempi e luoghi diversi mi sembra che rendano poco probabile l’asserzione di “rivelazione”.
Non credo che, questi libri, possano essere ammessi come prova dell’esistenza di Dio e nello stesso tempo non possiamo liquidarli come fantasticherie. Molti anni fa lessi un libro “La Bibbia aveva ragione”di Werner Keller, in esso venivano descritti alcuni episodi biblici, uno su tutti, il diluvio universale, che, solo dopo accurati studi archeologi e geologici, è stato possibile considerarli come realmente accaduti
Indubbiamente in tutti questi libri c’è scritta la storia dei primordi della civiltà, realtà, timori, usanze e credenze. Una volta ebbi una discussione, piuttosto accesa, con un blogger , decisamente ateo , sosteneva, infatti, che la Bibbia era un cumulo di fandonie citandomi la Genesi paragonata alla teoria del big bang. Gli risposi,fra l’altro, se,nella Genesi, avesse voluto trovarci anche le equazioni di campo di Einstein e la teoria dei quanti. Sono libri che occorre sapere interpretare, riportandoli al tempo in cui furono scritti e alla scarsa cultura delle popolazioni a cui erano indirizzati.
Capisco che la posizione degli atei sia difficile da sostenere, come diceva B.Russel, chiedetemi di dimostrare che non esistono gli dei dell’Olimpo e probabilmente non sarò in grado di farlo, ma tutte le posizioni dogmatiche sono antiscientifiche, antifilosofiche e antistoriche.
Fin dalla preistoria, l’uomo, che ha ben presente il concetto di forza e di potenza,gli servono,infatti, per sopravvivere, tende a considerare tutti gli accadimenti, non riconducibili alla sua volontà, come espressione di una “potenza”e di una “forza” superiori, spesso individuate nella Natura. La nascita, la morte, il concetto di vita stesso sono al di fuori della sua comprensione intellettuale.
Quale miglior soluzione del problema esistenziale attribuire “tutto” ad una o a più divinità? Onnipotenza, onniscienza,onnipresenza e immortalità, questi gli attributi divini, ma non riscontriamo, in essi, essere le carenze dell’uomo? Impossibilitato ad essere onnipotente, onnisciente e onnipresente ,cosa rimane, all’uomo, se non sperare e credere nell’immortalità, magari solo di una parte di sé? Trascendere la materia per andare ad identificarsi con lo Spirito creatore, quale fine ultimo della vita e per dare un senso di sicurezza alla precarietà dell’esistenza.
Ecco Shamash in Babilonia, Utu in sumerico, Shamas in accadico, Jahvé in ebraico, Brahman degli induisti ed è tutto un fiorire di divinità.
Chissà cosa avrebbe risposto Akhenathon, se qualcuno gli avesse detto, che il suo potentissimo dio Aton Ra, non è altro che un’ insignificante stella nana, ai margini di un’ insignificante galassia, immerso in un universo di miliardi di galassie? Per di più nato 4 miliardi di anni fa e la sua morte è prevista fra altri 5/6 miliardi di anni? Che il suo splendido sole, dopo aver esaurito il combustibile esploderà e dopo aver distrutto i pianeti, terra inclusa, spegnendosi e contraendosi lentamente, vagherà nello spazio come un relitto stellare?
Probabilmente nessuno si accorgerà della scomparsa del sole e della terra e tanto meno l’avvenimento avrà una qualche influenza sull’universo.
Fallace il dio Aton Ra fallaci tutti gli dei? Per gli atei certamente si.
Non è certo il dio Aton Ra, che può scalfire le tesi degli spiritualisti, esiste un altro approccio, non materialistico, all’esistenza di Dio. La percezione in sé dello spirito divino, la folgorazione di Saul sulla via di Damasco e, per dirla con le parole di Don Giussani,
“Cristo arriva proprio qui, al mio atteggiamento di uomo,di uno cioè che aspetta qualcosa perchè si sente tutto mancante;
si è messo insieme a me, si è proposto al mio bisogno originale.“
La percezione in sé, ammessa la buona fede, è estremamente soggettiva e in quanto tale, difficilmente confutabile.
Il “mio” agnosticismo.
L’approccio materialistico e l’approccio, attraverso i testi sacri, all’esistenza di Dio anche se confortato dal consentium gentium è insoddisfacente, altrettanto opinabili tutte le dimostrazioni in un senso o nell’altro di filosofi o di teorie filosofiche, perché prive di prove definitive, ancorché alcune siano sfavillanti per logica e dialettica.
Ad esempio
Spinoza
“Per substantiam intelligo id, quod in se est, et per se concipitur: hoc est id, cuius conceptus non indiget conceptu alterius rei, a quo formari debeat.
Per Deum intelligo ens absolute infinitum, hoc est, substantiam constantem infinitis attributis, quorum unumquodque aeternam, et infinitam essentiam exprimit.” (Ethica, I, 1, 3 e 6)
Plotino
“àphele panta”
Tutto dall’Uno procede, e all’Uno l’uomo, essere intelligente che partecipa del Nous, desidera in qualche modo tornare.
Nietzsche
Davanti a dio! Ora però è morto questo dio! O uomini superiori, questo dio fu il vostro maggior pericolo! Da quando giace nella tomba,voi siete risorti. Soltanto adesso verrà il grande meriggio, soltanto adesso l’uomo superiore diventa signore!”(Cosi parlò Zarathustra)
Non ho alcuna percezione in “me”, non sono stato folgorato sulla via di casa, né dalle pur apprezzabili parole di don Giussani.
Non è pensabile un’ argomentazione alla Blaise Pascal ,la mia dignità di “Io pensante”non può accettare di scommettere su un simile argomento.Spesso gli agnostici vengono accusati di essere indifferenti al problema della fede di non avere alcun interesse spirituale o religioso oppure “L’unico agnosticismo e’ fuori dell’azione di intelletto, e’ una posizione inattiva”,ed anche accusati, dagli atei, di essere il grimaldello degli spiritualisti.E’ vero esattamente il contrario,il vero agnosticismo è epistemologico, non può trascurare alcuna fonte, sia essa spirituale che materialista, tutt’ al più si può paragonare al dubbio metodologico nella filosofia.
L’azione dell’intelletto, dell’Io pensante, è cosciente e in divenire, è una lotta bifronte, un’attività frenetica, una disanima continua se “l’essere è o non è”,se il mio Io,come “Ente” sia entangled con l’essere o sia libero di navigare nello spaziotempo.Per questo non concordo con gli ultimi versi di una delle più belle poesie che siano state scritte:
“…Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare.” . Non mi piace l’acquiescenza e non mi piace naufragare: la ricerca continua.
4 commenti:
Ma non è questo tuo bisogno di ricerca che dimostra l'esistenza dell'Oggetto di ricerca ?
Dice bene Duepassi, anche l'ateismo è una religione e delle più pericolose perché è negativista e non è negandolo che si distrugge Dio.
Capisco invece l'agnosticismo, che non giudico affatto immobilismo, ma invece come un continuo rovello ed una sete continua di verità sconosciute.
L'aver fede non nega la possibilità di non averla, si scontra se mai con chi la nega.
Interpretazione esatta Ambra!
ho scritto diversi post sull'argomento in netto contrasto con quelli dell'UAAR.
Cmq la mia ricerca è piuttosto complessa, ho una mia teoria e forse sbaglierò, ma credo che la metafisica, la fisica e la teologia abbiano alla fine un punto in comune.Potrebbe, e dico potrebbe, essere anche un Dio panteistico.
Argomento troppo complesso per essere trattato in un commento
Ciao a presto.
Puoi trattarlo come vuoi e dove vuoi, io ascolterei e cercherei di capire.
Non ho pregiudizi e preconcetti, mi rifiuto solo di ascoltare chi capisco essere in malafede.
Non tu.
Ti abbraccio Ambra
Marcello, il San Tommaso di noi poveri esseri.
Come dice Ambra, quando uno ha qualcosa da dire e/o scrivere....
Ciao, buona giornata.
p.s. Adesso vado a letto col gatto ( ehi, lui sopra io sotto le coperte ).
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