
Sessant'anni di storia della nostra Repubblica.
Cominciò dopo un voto ammalato da brogli mai smentiti.
Il Re di Maggio pacatamente se ne andò in esilio e di questo darà giudizio la Storia.
Si riunì l'Assemblea Costituente composta secondo un giudizio di apparente equilibrio fra le due parti, destra e sinistra, ma l'equlibrio fu assolutamente apparente, perché inevitabilmente ne rimasero fuori quelli che non si riconoscevano in quella Destra o in quella Sinistra.
Ora, dopo sessant'anni, quella Sinistra e quella Destra non esistono più, l'ultimo atto si è compiuto ieri con l'elezione di un iscritto al PD, ma in effetti di radici demoscristiane, alla segreteria del Partito Democratico, erede naturale del PCI.
Si continua a parlare di bipartitismo, ma ormai anche questa suddivisione è superata e, spero presto, si arriverà a parlare di due schieramenti, che si distingueranno solo per una contrapposta visione nell'amministrazione della cosa pubblica.
A questo punto, a mio avviso, sarebbe necessario tornare a comporre una nuova Assemblea Costituente per rivedere organicamente la prima Costituzione che non è più la Costituzione di “tutto” il Popolo italiano, anche se dovranno essere tenuti fermi i principi fondanti di una Repubblica democratica e parlamentare.
Non sarà facile: molti dei politici che sono ancora in lizza appartengono a quella vecchia classe ammalata di ideologie, l'ideologia marxista e cattocomunista o la pseudoideologia liberale, nessuna delle due ormai rispondente ad una visione moderna dello Stato.
Volenti o nolenti si sono attuate non poche rivoluzioni nella concezione di “società”: il Mondo è diventato più piccolo, le culture si sono confrontate e, passati i primi fuochi di novità, hanno cominciato a scontrarsi, a sgomitarsi, a tentare la prevaricazione dell'una sull'altra, sono nate le prime paure di sopraffazione, le prime volontà di sopraffazione... cosicchè oggi siamo costretti a vivere in un caos difficilmente risovibile.
Eppure il coniglio dovrà uscire dal cilindro, ma lungi da noi la speranza che arrivi sul palco “UN MAGO”, uno solo, quindi sarà giocoforza cercare la più vasta rapprentanza delle idee che animano i diversi gruppi di pensiero.
Credo sia giunta l'ora di fare di questa ricerca la primaria preoccupazione, che dovrà investire tutti, dico tutti, coloro che anche minimamente si interessano del bene dell'Italia.
Non vado oltre per prudenza, ma soprattutto per ignoranza...
E non me ne vergogno.
3 commenti:
Bellissima analisi Ambra, non c'è niente da aggiungere
Vado a mangiare, "liberamente", sperando che Fini non sia uno di queei "maghetti".
Ciao.
Bella analisi si vede che hai qualche anno più di me,io il referendum,fasullo, e la costituente li ricordo appena e quello che so è dovuto ai discorsi in famiglia.
Io sarei più per una repubblica presindeziale, tipo Usa, che per una democrazia parlamentare, visto il valore "eccelso" dei nostri eletti.Ma soprtutto sarebbe più agevole specie in questi tempi, dove la rapidità delle decisioni è, in molti casi,essenziale.
ciao
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