
Per ricostruire la storia dell'Italia repubblicana occorre una rottura col passato
di Salvatore Sechi - 16 maggio 2008
Temo che per fare luce sui principali delitti della storia repubblicana la Commissione di storici e giuristi proposta prima da Giovanni Pellegrino e ora, sul Corriere delle Sera, dal giudice Guido Salvini, non verrà mai a capo di nulla. In primo luogo, i componenti di tale Commissione saranno sempre proposti da partiti (o da dirigenti di partito) che esigono fedeltà alle loro tesi storiografiche e ai teoremi giudiziari. Per rendersi conto del regime vincolistico che lega partiti e consulenti delle Commissioni parlamentari, basterà citare un episodio. Mi pare emblematico per capire come funziona, in Itaia, il regime dei partiti, anche a bassa intensità. Un membro della Commissione sul dossier Mitrokhin, commentando il fatto che mi ero preso la libertà, in un dichiarazione all'Ansa, di esprimere un'opinione diversa da quella del presidente, senatore Paolo Guzzanti (che mi aveva scelto come consulente), mi confessò: «Non posso fare altrettanto. Io sono stato nominato dal centrosinistra. Mi è stato fatto esplicito divieto di far acquisire all'archivio della Commissione qualunque documento che possa contraddire la tesi del centrosinistra, per cui nei grandi delitti non c'entra il Kgb, ma solo la Cia e il Mossad».
Il secondo motivo è il seguente: anche gli storici, quando, in veste di consulenti, vanno negli archivi del ministero dell'Interno, della Difesa, degli Esteri, dei Servizi, si accontentano di quanto passa loro il convento. Accolgono, cioè, i faldoni, i dossier, le cartelline che vengono loro imbanditi su un tavolo d'occasione come se li avessero selezionati personalmente. In realtà sono destinatari di un lavoro di perlustrazione e di scelta che hanno espletato altri, cioè i funzionari o i bibliotecari di questi Enti pubblici. Non si conoscono i criteri (politici, storiografici, ecc...) con cui hanno lavorato nel selezionare il materiale fornito agli studiosi e che questi trasmetteranno, quando li ritengano significativi, ai presidenti e agli archivi delle Commissioni parlamentari. In presenza di un'affidabilità che ha ben poco di scientifico, la conoscenza dei fatti delittuosi della nostra storia più recente non cresce. Si finisce per girare intorno alle stesse difficoltà, anche perché è impossibile l'acquisizione di nuovi documenti e la consultazione di altre fonti. Per questa ragione, in un saggio che ho pubblicato su Nuova Storia Contemporanea, ho chiamato «imposture» le relazioni delle Commissioni parlamentari.
C' è poi una ragione anche più corposa, che accenno nella speranza che i neo-ministri Maroni e La Russa siano più sensibili alle ragioni degli studiosi di quanto non lo furono i loro predecessori Amato e Parisi. Ecco di che cosa si tratta. Noi storici siamo condannati a lavorare sulle carte meno affidabili, anzi più vulnerabili da parte del potere politico. Mi riferisco agli archivi, riservati e no, della Polizia. Senza gli «scarti» del ministero dell'Interno (che in misura minima li versa all'Archivio Centrale dello Stato) e quelli delle questure (che dovrebbero, dico dovrebbero, versare agli archivi provinciali), nessuno studioso di storia contemporanea può affrontare lo studio della politica italiana dopo l'unificazione nazionale. Per rendersi conto della situazione in cui siamo condannati a operare, basta riflettere sulla seguente circostanza: salvo qualche eccezione, non possiamo consultare le carte dei Carabinieri. Eppure, fin dalla formazione dell'Arma, e certamente dal 1814, essi svolgono compiti di prevenzione, di repressione, di polizia giudiziaria e anche di intelligence. Non solo a livello dei capoluoghi di provincia (in cui opera la Polizia), ma di ogni centro abitato, qualunque sia la dimensione, del territorio nazionale dove esiste una stazione dei Carabinieri.
Quindi agli studiosi è sottratta la documentazione più antica, ricca e analitica. Questa tenace, semplicemente ingiustificabile, indisponibilità del Comando generale dei Carabinieri a mettere a disposizione dei ricercatori il loro enorme, per quanto depauperato, archivio impedisce di compiere un'operazione fondamentale per gli storici: cioè esercitare una comparazione incrociata tra le fonti (in questo caso della Polizia, dei Carabinieri e dei tribunali, per non parlare di quella dell'intelligence) sullo stesso episodio o sugli stessi personaggi. Faccio solo due esempi. Si può accogliere come esaustiva e probante l'informazione sull'esistenza e la durata della struttura para-militare del Pci che nel tempo ha distillato il ministero dell'Interno, senza fare una verifica su quanto hanno, sullo stesso argomento, accertato i Carabinieri, le tre armi (cioè il ministero della Difesa), i magistrati e i servizi? Come si possono misurare le dimensioni e la continuità nel tempo dello spionaggio sulla tecnologia militare-industriale effettuato dai servizi segreti sovietici ed euro-orientali sulle nostre imprese pubbliche e private, se non di dispone dell'archivio del colonnello Renzo Rocca (sequestrato dal Sifar), dei controlli della Benemerita e della Guardia di Finanza come dei suoi interlocutori al Viminale e a Palazzo Baracchini?
Di qui il carattere poco affidabile e per nulla esaltante di gran parte della storiografia sull'età contemporanea, che si pasce quasi esclusivamente di biada offerta dai corpi di polizia. Invece di un'ennesima Commissione, ci sarebbe bisogno di una legge che finalmente integrasse quella più recente liberalizzando l'accesso diretto degli studiosi al numero più ampio possibile di fonti, disponendone il versamento agli archivi dello Stato.
Salvatore Sechi
http://www.ragionpolitica.it/testo.9388.html
3 commenti:
Qui sarebbe necessario il commento e il parere di Marco De Turris. Spero che arriverà.
Anzitutto, chiedo scusa per la lunga assenza, ma ho avuto problemi alla connessione e non riuscivo proprio a collegarmi.
Essendomi richiesto un parere, cerco d'esprimerlo, anche se non so quanto possa valere.
Giorgio Galli, uno studioso da sempre interessato alla "storia nascosta", ha scritto che esiste un governo visibile ed un governo invisibile. Quest'ultimo è costituito, oltre che da politici, da vertici delle forze armate e di polizia, dai servizi segreti, da associazioni più o meno anch'esse segrete (come la massoneria, ma non solo), da gruppi di potere forti o fortissimi (in primis l'alta finanza) ecc.
Il ruolo del governo invisibile è spesso sopravvalutato da certi giornalisti, che lo tratteggiano come onnipotente ed onnipresente, però è reale.
Le difficoltà di ricostruire la storia d'Italia denunciate da Crystal sono vere, ma non appartengono alla nostra sola Patria, ma, si può dire, ad ogni paese al mondo, anche se con misura variabile, poiché il potere politico è sempre posto in interazione con altre sfere (economica, società, cultura, religione ecc.), da cui è condizionato, spesso in maniera inavvertita al pubblico.
In tutti questi casi, vige il detto secondo cui "veritas est filia temporis". Purtroppo, sovente non rimane altro che aspettare, poiché determinati segreti sono custoditi molto bene. Già solo il fatto che gli archivi di stato, italiani e non, contengano documenti segretati per un certo numero di anni, variabile a seconda della loro importanza, dimostra l'impossibilità d'una conoscenza approfonditata di determinati accadimenti.
Questo però non impedisce che si svolgano studi e si formulino ipotesi, che talora toccano la verità.
La specificità italiana nel caso della "storia occulta" è forse data dal carattere di frontiera che il nostro paese ha avuto nel secondo dopoguerra, con l'azione simultanea e molto intensa di servizi segreti di vari paesi, non solo americani e sovietici, ma anche arabi ed israeliani, inglesi ecc., per non parlare poi della presenza del Vaticano, autentica potenza internazionale (anche economica) e del radicamento di fortissime mafie sul nostro territorio nazionale.
Se qualcuno è interessato ad approfondire, consiglio anzitutto il già citato Giorgio Galli, come "Storia del partito armato", "la magia e il potere: l'esoterismo nella politica occidentale" (in cui parla anche della Massoneria) "Storia del PCI", "La tigre di carta ed il drago scarlatto", "Piombo rosso" etc. etc.
A differenza di molti (moltissimi) altri è uno studioso serio ed equilibrato, privo di sensazionalismi ed esagerazioni stile Blondet.
Cordiali saluti a tutti
RICEVO DA ALBERT IL SUO COMMENTO.
Ho letto con molto interesse quanto avete pubblicato circa l’affidabilità della documentazione storica relativa all’Italia del dopoguerra, e non solo.
Ho letto alcuni nomi di Istituzioni ufficiali italiane che non consentono libero accesso alle documentazioni che ci sono nei loro archivi.
Ho letto che, come sempre, si coinvolge la Massoneria. A parte le leggende dei massoni che durante le tornate di loggia mangiano i bambini, è forse, fra le varie parti coinvolte, l’unica che ha avuto parte assolutamente minoritaria in tutte le vicende italiche e ciò per un motivo assolutamente storico: cessate le guerre per l’indipendenza italiana, ove la massoneria ha svolto o stesso ruolo che sostenne nella Rivoluzione Francese, in quella Americana (mai sentito nominare George Washington, mai visto il biglietto da un dollaro?), nel successivo la nostra massoneria tricolore è stata più un club di personaggi che sognavano di vivere realmente una sceneggiata che un consesso di personaggi che potevano veramente influire sulle grandi decisioni del paese.
Tutto ciò deriva da un mondo ed una concezione della politica e della gestione del potere che veniva, e tutt’ora risente potentemente, dalla concezione delle signorie che da sempre hanno dominato il nostro paese nell’antico, cui aggiungere che ogni personaggio che arrivava in Italia da fuori dei confini, animato da sufficiente cattiveria per fare il bello e cattivo tempo, lo faceva indisturbato, basta che garantisse il godimento dei privilegi ai signorotti locali.
Il nostro paese è sempre stato la fonte dell’arte, del bello, della religione e della cultura, ma è sempre stato la negazione assoluta dei diritti delle singole persone, allora come oggi. Perciò che Berlusconi viene tanto odiato.
Inoltre noi viviamo basati su una costituzione che è la più poderosa dimostrazione di questa prevaricazione dello Stato, inteso come coacervo di uomini di potere autoreferenziali, cioè che si sono autonominati padroni dei destini di ognuno di noi, basando il loro potere sulla impersonalità dei partiti, che sono nettamente più potenti delle stesse istituzioni. Le prove, ed è un esempio, la Magistratura.
Nel corso degli ultimi due anni ho espresso, più di una volta, l’opinione che l’Italia richiederebbe una rinascita dei valori dell’Unità del 1800, ma mi rendo conto che ciò significherebbe una guerra civile. Credo che oggi esista molta parte della società del paese che accetterebbe sacrifici, morti e sofferenze, piuttosto che assistere impotente a ciò che accade a Napoli, per esempio, ma dove lo troviamo un altro Cavour, un altro Garibaldi, un altro Mazzini (anche se erano tutti personaggi dei quali il minimo che si potesse dire è che erano grandissimi figli di buone madri, ante legge Merlin)
Diciamoci francamente una cosa: l’italiano è un formidabile egoista che quando ha soddisfatto le esigenze personali, ha riempito la pancia, ha una moglie e una amante che lo sollazza, ruba sulle tasse ed è sempre pronto a piangersi addosso proclamandosi vittima delle circostanze, altro non vuole come responsabilità. Mi spiace dirlo, da italiano, ma basta uscire per un certo periodo dai patrii confini per rendersi conto che manchiamo di coscienza, civile e sociale.
Se in Inghilterra, con tutti il male che quel paese rappresenta e che ha fatto alle popolazioni che ha dominato nei secoli, accadesse una cosa come quella degli immigranti che delinquono e se la ridoni delle leggi, accadrebbe come quanto sta accadendo ora, con gli elettori che si sono resi conto che 10 anni di Laburismo hanno intaccato la base della legge e del vivere civile, e senza tanti complimenti stanno prendendo le misure a Gordon Brown e si preparano a liquidarlo, sognando una nuova Tatcher.
In Italia, gli elettori hanno dato una sentenza che è stata chiarissima: non ne possiamo più del comunismo, del socialismo e di tutte le porcherie e ruberie che hanno fatto nel corso di 60 anni, ed anche prima della guerra, eppure dai discorsi che si sentono fare, dal governo ombra, dalla gestione della monnezza napoletana, dalla delinquenza che continua indisturbata a prendersi gioco della legge, pare che le elezioni le abbia vinte Water(closed) Veltroni, che un giorno sì e l’altro pure fa conferenze stampa dove parla come se fosse lui il capo del governo.
Voi sapete che nel mondo esistono alcuni organismi che sarebbero dei potentati, tipo i Bilderberger, tipo gli Illuminati, tipo George Soros (che si permise di mettere in crisi la lira), ed altri ancora. Che a me risulti non hanno mai messo in crisi un paese, ma con l’Italia ci sono riusciti, grazie ai De Benedetti, al Dott. Sottile, ai Fazio, dei vari banchieri intoccabili di cui si sa benissimo che mani sporche abbiano, ma possono combinarne più di Carlo in Francia e restano sempre impuniti.
Ce la prendiamo con i Carabinieri? Guardate che esiste una bella differenza fra il milite che vi ferma per controllare la patente per strada, e che ogni tanto ci lascia la pelle perché incoccia contro un assassino conclamato che è stato lasciato libero per decorrenza dei termini, da qualche magistrato ancora più delinquente di lui, e gli alti gradi che vengono sempre scelti fra un ristretto numero di personaggi che frequentano i salotti dell’intellighenzia di sinistra. Per non parlare dei servizi segreti, che tali sono per fare gli interessi dei partiti.
Vedete, la differenza è sottile: anche negli USA accadono di queste cose, ma mentre in quella nazione, se uno viene beccato finisce veramente in galera, il procuratore indipendente che se la prese con un noto uomo politico americano, fece un passo falso, tentò di screditarlo con prove poi risultate manipolate. Oggi quel signore, se vuole uno stipendio fa l’avvocaticchio e se la sfanga mica tanto bene, in Italia minimo passerebbe da uno studio TV all’altro, guadagnandoci soldoni e poi candidandosi per un partito di sinistra, terminando la sua carriera vecchissimo al Senato e con due o tre pensioni, da 10.000 euri al botto mensili.
Mi ricordo di un certo Milken, che faceva il guru finanziario a Wall Street. Venne scoperto a truffare gli investitori, arrestato, portato in tribunale e condannato a vari anni di galera, dovendo risarcire con quello che si era messo da parte, svariate centinaia di milioni di dollari, oggi anche lui la sfanga. Questa è giustizia.
Il sig: Consorte dov’è?, ha restituito il 50 milioni di euri rubati?, e Fioroni che fa?, a parte godersela in Sardegna, e L’ingegnere?, con i soldi presi dalle Poste Italiane per 7000 computer inservibili, mi pare se la passi piuttosto benino. E il sig. Prodi?, che ha demolito l’IRI e rubato soldi a più non posso, cui ha aggiunto la rovina di quasi due anni di governo di ladri e di sperperatori di risorse tu tutti noi, verrà mai condannato?
Sono uscito dal seminato dell’intervento di Crystal e De Turris? , lo so benissimo, ma gli argomenti che ho brevemente trattato vengono tutti da lì, dalla impossibilità della opinione pubblica italiana di sapere veramente cosa fanno i padroni di Italia, i politici, sinistra in testa.
Albert
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