lunedì 31 marzo 2008
TUTTO E' BENE QUELLO CHE FINISCE BENE
giovedì 27 marzo 2008
Commissariamento della regione Campania?
Le conseguenze del governo di Bassolino sulla Campania sono note:
1. deficit pubblico tale da condannare Napoli e Campania alla bancarotta
2. presenza massiva della criminalità organizzata, tale da rendersi più forte dello Stato stesso
3. totale incapacità di smaltimento dei rifiuti e conseguente inquinamento dell'intera Regione da 14 anni
Si potrebbe aggiungere molto altro sull'amministrazione Bassolino, ma ciò è più che sufficiente.
Tre sono i motivi per i quali ad un'ipotetica maggioranza parlamentare del PDL s'impone una simile proposta.
a) La crisi campana non può essere risolta se non alla condizione preliminare della rimozione dei suoi diretti e primi responsabili, la quale cosa, seppure certo non sufficiente, è però necessaria. Le misure proposte dal governo Prodi sono del tutto inadeguate, anzitutto a causa del perdurare delle cause che hanno condotto alla situazione sotto gli occhi di tutti.
b) Inoltre, s'impone un'esigenza di giustizia riguardo ai colpevoli d'una simile situazione. Dal momento che la magistratura di Napoli pare non ritenere Bassolino di nulla colpevole, è opportuno e giusto chiamarlo a rendere conto della sua gestione se non altro sul piano politico.
c) Infine, non si deve trascurare l'utilità strettamente politica della sollecitazione, rivolta a Napolitano, d'applicare l'articolo 126. Bassolino è un membro della più alta e ristretta gerarchia di potere del PD, mentre il Presidente della Repubblica è egli stesso proveniente da tale ambito politico. L'azione porrebbe la sinistra dinanzi ad un "cornuto dilemma". Appoggiare la risoluzione in Parlamento equivarebbe a porsi contro Bassolino ed il suo potente gruppo di potere, decisivo in Campania. D'altronde, respingerla significherebbe difendere dinanzi all'intera Nazione un uomo che è ormai immagine della catastrofe campana. La sollecitazione suddetta, promuovibile a costo zero, porrebbe da subito in gravi difficoltà il PD, facendone risaltare le spaccature interne.
Beninteso, lo scioglimento del Consiglio Regionale della Campania e la rimozione del suo Presidente non bastano da soli a superare le enormi difficoltà in cui si dibatte questa regione d'Italia: però, sarebbero un primo passo.
venerdì 21 marzo 2008
mercoledì 19 marzo 2008
Libertà ai naviganti
Lo Stato vuol tassare i blog
Ribelliamoci, è doveroso
Le follie dello Stato tassatore sono fervide d’inventiva. Oggi grazie a www.articolo21.info, organo col quale spesso non siamo d’accordo per l’impostazione un po’ talebana delle questioni relative al pluralismo in televisione – leggi antiberlusconismo militante – abbiamo appreso che tutti i siti internet e un qualunque blog corre severi rischi di oscuramento, da parte dell’Agenzia delle entrate sub specie di polizia tributaria del web. L’Agenzia delle entrate ha richiamato infatti con una sua circolare una farraginosa disposizione compresa nel D.P.R. 5 ottobre 2001, n. 40. Per tale norma, fuori dal gergo tecnico, tutti i siti internet dovranno prevedere, nella loro home page, l'indicazione della Partita Iva. Altrimenti, sanzioni da paura e rischio oscuramento. Il sottile confine passa per l’interpretazione della natura del soggetto che gestisce il sito e il blog, e se attraverso essi passi una qualunque forma di attività commerciale, anche se solo magari di pura illustrazione delle proprie attività a scopo pubblicitario. Ai patiti di quella materia assai scivolosa che è la proprietà intellettuale nel mondo internet, dove a parole tutto è free e di fatto molto passa per download non è affatto detto in teoria gratuiti, anche se magari di fatto illegalmente senza oneri, lo Stato spremitasche offre la sua falce spietata e il suo arcigno controllo orwelliano. La mia personale reazione è l’invito a violare la norma. Lo Stato tassatore si combatte dichiarando apertamente la propria insubordinazione, senza rifugiarsi nelle tenebre della paura. E’ così che si alimenta la disobbedienza civile, primo gradino di ogni rivoluzione liberale contro le rapaci pretese di uno Stato che serve soltanto se stesso, e i suoi padroni protempore in forma di apparati politico-burocratici. Ribellarsi non è solo giusto. E’ doveroso. Non c’entra niente con l’essere leghisti o altro. Significa solo amare la libertà.
Oscar Giannino
martedì 18 marzo 2008
UNA MODESTA PROPOSTA SULLA LEGGE 194
Uno dei più gravi problemi dell’Italia, se non il più grave in assoluto, è il calo demografico, il quale, se proseguirà senza interruzione, condurrà entro breve addirittura all’estinzione del popolo italiano. Questa non è semplicemente una questione da risolvere, ma la questione per eccellenza. Tale problematica si somma a quella dell’aborto, atto in sé gravissimo eticamente, il quale oltretutto causa traumi psicologici profondi nei genitori e nei parenti (accade sovente che il padre rimanga colpito dall’accaduto, poiché costretto a cedere alla decisione della “compagna”, essendo impedito dalla legge a salvare la vita al bambino. Però, spesso anche la madre ricava sofferenze profonde da un simile atto. Un discorso simile vige anche per gli altri figli, i nonni ecc.), ed è inoltre il primo responsabile del declino demografico italiano.
Al momento, abolire o modificare l’infausta legge 194 è impossibile, però è possibile e legittimo modificarne l’applicazione. Essa prevede che l’aborto sia concesso solo in caso di effettivo e grave pericolo fisico e psicologico per la salute della madre, e concede l’istituzione di consultori, affinché, prima di prendere una decisione di simile gravità, si possa ricevere aiuto ed informazioni. L’istituzione dei consultori è però stata delegata in pratica ad associazioni private, quasi sempre cattoliche, che s’oppongono all’aborto, e non ha potuto esercitare appieno la sua efficacia. Bisogna ricordare come, molto spesso, sia sufficiente per dissuadere ad un aborto informare le donne sugli aiuti che possono ricevere nel caso che decidano di non interrompere la gravidanza, od anche spiegare i danni (fisici e psicologici) che possono essere indotti dalla pratica abortiva, i quali sono abitualmente sottaciuti dagli abortisti: di norma, l’aborto fa più danni della gravidanza. Persino semplicemente incontrare una persona con cui si passa parlare serenamente della propria condizione può indurre un ripensamento. In questo modo, i consultori hanno salvato la vita a decine di migliaia di bambini.
Alessio Saso, deputato regionale ligure di AN, ha presentato un progetto di legge affinché ospedali e consultori famigliari concedano una stanza o collaborino con le associazioni a favore della vita, nonché che si diffonda l’informazione riguardo alla possibilità di ricevere sostegno morale e materiale in caso di gravidanza indesiderata, ad esempio attraverso l’istituzione di un numero verde gratuito da contattare. Credo che una simile legge andrebbe presentata anche nel Parlamento nazionale.
Simili norme, che dovrebbero condurre all’estensione di consultori in tutte le cliniche in cui si eseguono aborti, ed in generale nella società, non violerebbero la 194, anzi si può dire che la applicherebbero in sue norme trascurate, specialmente in riferimento al principio, enucleato da questa legge stessa, per cui l’aborto è comunque un male. Pertanto, gli abortisti avrebbero il fiato corto nel contrastarle, poiché esse si limiterebbero ad aiutare le donne incerte sulla propria decisione, atto che neppure i più estremisti dei sostenitori dell’aborto potrebbero respingere. Ciononostante, la diffusione di consultori tenuti da associazioni pro vita, che dovrebbero essere teoricamente presenti in ogni ospedale e facilmente contattabili, potrebbe sortire effetti molto positivi, considerando ciò che hanno saputo fare, coi soli propri mezzi, semplici organizzazioni private anti-aborto.
lunedì 17 marzo 2008
Filippo Facci su Il Giornale del 23 ottobre 2007

A proposito di Di Pietro
RADIO, 9 febbraio 2008 - 12:19 - Di Alessio Falconio
Le ragioni della fuoriuscita di Elio Veltri dall'Italia dei Valori: le persone per bene se ne andavano e arrivavano persone poco raccomandabili. Non era un partito, ma una gestione personale senza meccanismi democratici. L'immobiliare di Di Pietro e l'esistenza di un'Italia dei valori clandestina gestita da tre persone. L'avvocato Francesco Paola spiega invece il ricorso de "Il cantiere" contro l'Italia dei valori rispetto ai rimborsi elettorali.
http://www.radioradicale.it/scheda/246972/inchiesta-sullitalia-dei-valori-intervista-a-elio-veltri-e-francesco-paola
ANCORA DA LUCHY
La "vera casta" del Paese.
domenica 16 marzo 2008
Musica fra le rose
venerdì 14 marzo 2008
martedì 11 marzo 2008
AMBRA, INDOVINA UN PO'....
Tanto ci dovevo venire perchè oggi è iniziato il Conexpo di Las Vegas, forse l'esposizione di macchine da cantiere più importante del mondo. Sono quì nel Montana, ora mi rilasserò per digerire la scorpacciata di fusi orari che mi sono fatto, ma mi darò anche da fare per l'opera che abbiamo iniziato su questo blog, e spero, con la calma che c'è quì, di potere scrivere al meglio di ciò che vorrei condividere con tutti voi.
Ora ragazzi vado a dormire, perchè saranno anche le 3 del pomeriggio, ma fra schiena e botte ancora fresche, sono piuttosto suonato.
A domani ed un abbraccio a tutti
domenica 9 marzo 2008
Sono mortificata. Chiedo scusa ad Albert.
Se gli ospiti che ho invitato, e che hanno accettato di partecipare, non accennano a darti una mano non so cosa altrimenti fare.
Il blog è a tua disposizione ed io resterò pronta a darti aiuto per il lavoro di segreteria, quindi aspetto da te suggerimenti sul da farsi.
Con affetto Ambra
venerdì 7 marzo 2008
Questa sera non ho tempo...
Ho fatto in tempo a leggere che Albert ha avuto un incidente e che sta bene : ne ho molto piacere, poi leggerò il fatto.
Buona serata.
Luciano.
p.s. Saluta Ilda e Luciano.
ALBERT SUONA LA DIANA...
PER AMBRA
ALBERT
giovedì 6 marzo 2008
UN ESEMPIO DI GIUSTIZIA INGIUSTA
Se ne accorse dopo una settimana abbondante. Probabilmente chi lo derubò sapeva che in quel c/c teneva pochi soldi, perchè serviva per pagare le utenze.
L'evidenza era lampante, c'era chi voleva rovinargli la reputazione
Un assegno venne emesso, il beneficiario era lui stesso, la firma era passabilmente imitata, anche la girata. Venne presentato in banca e venne protestato perchè i fondi non erano sufficienti a pagare l'importo.
La banca per prima, che era una di quelle con cui lui lavorava, anche se poco considerata perchè non partecipava al grosso dei suoi affari di imprenditore, non lo avvisò e lascio che l'assegno finisse dal notaio.
Quando se ne rese conto corse ai ripari. In Camera di Commercio gli dissero che doveva immediatamente dare corso al pagamento ed avere la lettera liberatoria, che avrebbe dovuto conservare per un anno. Trascorso l'anno avrebbe dovuro chiedere la riabilitazione, che supportata dalla denuncia del furto e dalla liberatoria, gli sarebbe stata concessa nel giro di breve tempo, comunque mesi.
Lui si mise a disposizione per fare il pagamento, anche se non sapeva a chi, e tentò di risolvere il problema che doveva essere lui stesso a farsi la lettera liberatoria, perchè il beneficiario era lui stesso, che aveva girato l'assegno per l'incasso.
Morale:
- l'ufficiale giudiziario non poteva fare nulla perchè non c'erano persone da imputare, se non il mio amico stesso
- la banca fece elevare il protesto
- la denuncia presso i CC veniva ritenuta, dalla banca, una denuncia falsa per giustificare che lui non aveva i soldi per pagare (da notare che presso altre banche ha c/c milionari)
- ricevette lettere dalle altre banche che, denunciando il fatto che era diventato un protestato, gli revocavano i fidi
ed altre piacevolezze simili. Dovette fare un consiglio straordinario della sua sociatà, una SPA che fattura oltre 10 mil € all'anno, dimettersi dalla carica di Presidente e legale rappresentante per non vedere rovinare la reputazione della sua azienda.
In Germania, Olanda, USA, credo anche in Inghilterra, quando la frode venga dimostrata, si portano i documenti in Tribunale, ma tribunali non politici, e se i documenti confermano l'estraneità del protestato al reato di emissione di assegni senza copertura, nell'arco di 24 ore il protesto viene cancellato e non ne rimane traccia in nessun file.
Quì da noi, già andare a ruolo velocemente è una impresa, avere poi sentenze e cancellazione in 24 ore, appartiene più alla fantascenza che al vivere quotidiano.
questo è un altro esempio di una caso che dovrebbe essere discusso in una Camera di Conciliazione, ma è anche il caso di una legge che dovrebbe essere cancellata e riscritta.
Questa sera vi scrivo dello schifo delle ricchissime Camere di Commercio
STO BENE, GRAZIE A CHI MI HA FATTO GLI AUGURI
Sto bene, è stato un incidente pauroso, ma l'ho sfangata. Ora devo solo eliminare indolenzimento, lividi e dare di bianco alla schiena che è di un tenero, tenerissimo colore bluastro
Albert
PRECISO IL PROGETTO CAMERE DI CONCILIAZIONE
CIO' CHE DEVE ESSERE PORTATO AVANTI NON HA NULLA A CHE VEDERE CON UNA COMPOSIZIONE EXTRAGIUDIZIALE
Ciò di cui parlo io è una vera e propria corte di giustizia minore. L’idea comunque di queste Camere di conciliazione nacque nel 2006, campagna elettorale, sull’eco di tanti processi, la maggior parte a sfondo giudiziario/politico, che avevano sempre sbocchi favorevoli agli imputati, se di sinistra, e invece andavano avanti per anni e anni, se l’imputato non era di sinistra. Tutti ricorderete i processi e le morti in carcere durante Mani Pulite, e le imprese del molisano, che oggi si permette di incassare personalmente quanto lo stato rimborsa ai partiti politici
Allora, parlando con molti avvocati, venne fuori l’idea e venne detto che per riformare questo potere politico sulla giustizia, o meglio per distruggerlo, l’unica via è creare una giustizia parallela, che funzioni bene e rapidamente per indurre chi voglia avere giustizia vera a ricorrere sempre più frequentemente a questa “nuova giustizia” e, col tempo e con la paglia, affossare definitivamente la casta delle intoccabili toghe rosse.
E’ su questo che si deve lavorare, tirando in ballo gente del mestiere che voglia veramente fare qualche cosa di nuovo per riportare una giustizia equa e imparziale in Italia.
Osservazioni su "Camere di Conciliazione"
Da informazioni trovate sul web leggo che la Conciliazione extragiudiziale (anche detta A.D.R. cioè Alternative Dispute Resolution) è la risoluzione extragiudiziale delle controversie. Permette di evitare il ricorso alla giustizia ordinaria permettendo tempi più rapidi nella soluzione delle dispute con costi bassissimi o nulli.In ambito europeo la Commissione ha emanato nel recente passato due raccomandazioni, racc. 98/257/CE e racc. 2001/310/CE, che pur con modalità differenti hanno lo stesso fine: assicurare la composizione di una controversia. Successivamente poi con la Legge 580/1993 è stato istituito un vero e proprio organo di conciliazione
Ecco come funzionaIn via generale, si possono individuare tre caratteristiche fondamentali della conciliazione commerciale, tra loro interdipendenti e indissolubilmente legate:
1. la volontarietà;
2. la presenza di un terzo compositore privo di autonomo potere giudicante oppure in qualità di mediatore (il conciliatore);
3. la riservatezza.La Conciliazione Paritetica
Per tentare di risolvere le liti tra utenti/clienti, senza ricorrere agli organi giudiziari, alcune società di primaria importanza hanno previsto al proprio interno uno strumento di conciliazione, c.d. paritetica cioè che vede su uno stesso piano un rappresentante delle Associazioni, che rappresentano il consumatore, e un rappresentante della Società stessa.
La conciliazione paritetica, pur perseguendo le finalità di quanto sopra detto, è caratterizzata da un accordo/protocollo d’intesa fra Associazioni e Società.
In tale accordo vengono inserite le condizioni di accesso e di conciliazione a cui hanno diritto i vari soggetti che vi accedono.
Alcuni esempi significativi in Italia sono quelli intrapresi da Telecom Italia già dal 1991 (allora SIP), da Poste Italiane, per alcuni tipi di servizi ed anche dai gruppi: Banca Intesa e Capitalia sui default finanziari di Cirio, Parmalat e Giacomelli, da Capitalia A chi si rivolge
Tutti i consumatori ed utenti di servizi e prodotti ed imprese possono usufruire di questo servizio.
Norme e leggi del settore conciliazione extragiudiziale
Codice del consumo
Decreto 23 luglio 2004, n. 222
Decreto 23 luglio 2004, n. 223
Libro verde - 19 aprile 2002
310/2001/CE, 4 aprile 2001
257/98/CE, 30 Marzo 1998
mercoledì 5 marzo 2008
LE CAMERE DI CONCILIAZIONE
E' la prima proposta che faccio, quella relativa alle Camere di Conciliazione.
L’Italia ha moltissimi problemi, di gestione e funzionamento. Non si possono affrontare tutti in una volta e così facendo pensare d’essere anche seri e concreti.
Sottopongo al vostro giudizio alcune ipotesi di lavoro per il futuro governo di centrodestra.
GIUSTIZIA
Sparare sui problemi della giustizia italiana è più facile che fare guerra alla Croce Rossa.
Sorvolo sui problemi e passo subito alla proposta.
Mi rifaccio al sistema giudiziario americano e, in parte, inglese, dove ci possono anche essere casi di malcostume e di errori giudiziari, ma non macroscopici e legati alla politica come sono qui da noi.
Soprattutto negli USA esiste una magistratura che viene delegata a risolvere le dispute èer le quali sarebbe un assurdo, ed un costo esagerato, impegnare il tribunale superiore. Può darsi che abbiate visto dei telefilm in cui si seguono dei dibattiti giudiziari in tribunali che funzionano anche di notte, e sono regolamentati da leggi approvare a livello nazionale, quindi emettono sentenze che hanno lo steso valore di quelle emesse dai tribunali superiori per casi civili e penali.
Tornando all’Italia sapete che esisterebbero anche i Giudici di Pace, ma per quello, poco, che ho vissuto personalmente e per cronistorie di altra gente che si è trovata davanti a Giudici di pace, direi che la sostanza dell’operato zoppo della Magistratura normale non cambia. A me è capitato di un caso di un servizio, che avevo ricevuto da una officina auto, che avevo contestato perché, prove alla mano, ero stato truffato, e la sentenza mi fu sfavorevole, venni poi a sapere, perché l’avvocato della parte avversa aveva un grosso rapporto di amicizia con il Giudice di pace e appartenevano entrambi allo stesso partito, rifondazione comunista.
Praticamente non venni neppure ascoltato e condannato a pagare una somma per diffamazione. Cosa che rifiutai di fare, e la causa è ancora pendente, la prossima udienza sarà nell’aprile 2009 !!!!!!!!!!!
La mia proposta, sinteticamente: istituire le Camere di Conciliazione.
Praticamente, in ogni cittadina con abitanti al di sopra delle 10.000 persone, istituire una Camera di Conciliazione in cui ci sia una triade giudicante costituita da 1 avvocato, 1 sottoufficiale, o ufficiale, delle forze dell’ordine, quando occorra 1 notaio o un pubblico ufficiale.
Queste Camere di Conciliazione devono giudicare su casi che facciano riferimento alle classiche liti da cortile, su casi di incidenti fra auto dove non ci siano vittime (il quel caso si va sul penale, dispute di ballatoio, dispute, ad esempio, sui confini catastali, per una terreno edificabile, ecc. vale a dire tutti quei casi, moltissimi, dove normalmente si va davanti ad una corte spendendo fiumi di soldi e attendendo anni e anni.
Le leggi, tutte da creare o adattare, devono imporre alle parti in causa l’onere di portare le prove a carico o a discolpa. La prima legge di questa Camera di Conciliazione, è che se il collegio giudicante si avveda che le prove portare da una delle due parti sono palesemente falsate o inesistenti, chi si sia macchiato del reato ne abbia già una prima condanna per avere prodotto false prove o false testimonianze.
Quindi le parti in causa vengono immediatamente responsabilizzate per portare prove veritiere e i costi per queste prove devono già essere a carico di loro stessi. Se poi ci sono indagini da fare, dovranno essere sempre a carico delle parti in causa e pagate anticipatamente.
Alla corte giudicante verrà concesso un massimo di 15 giorni per arrivare al giudizio, e ci sarò un solo grado di giustizia. Una volta emessa la sentenza chi verrà condannato non potrà più ricorrere in appello.
Il collegio giudicante verrà investito della stessa responsabilità delle parti in causa, vale a dire che dovrà giudicare in assoluta imparzialità, pena che lo stesso collegio giudicante venga a sua volta imputato di parzialismo
Quale che sia la sentenza emessa da queste Camere di Conciliazione, se anche ad un massimo di 10 anni di distanza dovessero emergere prove che una delle parti in causa, o un componente del collegio giudicante, ha alterato i corpi di reato o le testimonianze o il giudizio emesso sia stato iniquo, viziato o parzialistico, chi se ne sarò reso responsabile verrà automaticamente condannato ad un anno di galera, e se parte del collegio giudicante, radiato dai rispettivi albi.
I componenti del collegio giudicante presteranno la loro opera una volta iscritti ad un apposito Albo nazionale e saranno obbligati a mettersi a disposizione per una intera giornata alla settimana, quindi saranno tre turni di 8 ore ciascuno, queste Camere di conciliazione dovranno funzionare sulle 24 ore, per il compenso delle sole spese vive, trasporto, vitto ed eventuale alloggio, con tariffe che diverranno obbligatorie e vincolanti a livello nazionale.
Si apra il dibattito.
ENTRO DOMANI....
martedì 4 marzo 2008
DUEPASSI SCRIVE.....
Raccolta differenziata, come ?
Penso che nessuno dubiti della necessità della raccolta differenziata.
Personalmente, oltre a essermene fatto promotore in tempi non sospetti (anno 2000, otto anni fa, ben prima dell'attuale disastro ambientale), continuo ad essere del parere che sia un'ottima cosa.
Non condivido affatto, però, l'impostazione di chi si oppone a tutto il resto, e guarda caso ha precise colpe per aver provocato questo disatro ambientale coi suoi "no", e pretenderebbe di risolvere tutto colla sola raccolta differenziata.
Un atteggiamento del genere lo considero superficialità, ignoranza o malafede, se non demenza pura.
Infatti, la raccolta differenziata ha già AMPIAMENTE dato prova di avere grosse difficoltà a decollare in una realtà come quella napoletana.
Non credo che sia possibile che la sola raccolta differenziata risolva i problemi napoletani.
Né nel lungo periodo, perché ci deve essere ANCHE un modo per smaltire le percentuali non differenziate, o comunque non riciclate, che altrimenti si accumulano, si accumulano, si accumulano, e nel lungo periodo tornano ad essere un disastro ambientale.
Né nel breve periodo, perché ora come ora serve smaltire ciò che l'arroganza e la superficialità del partito del "no" ha fatto accumulare (speriamo che pecoraro scanio vada a fare il pecoraro, con vere pecore belanti, e lasci perdere lo scanio - o scagno - dove sta immeritatamente seduto).
Altrimenti l'avanzata del colera sarà irresistibile.
Dunque, il problema centrale è poter anche smaltire, e non solo differenziare.
Ma, dato per scontato questo, da sviluppare in altri temi, lo scopo di questo post è porre l'accento sulla confusione che c'è sulla raccolta differenziata.
Io stesso ho mille domande sul concetto di "umido", e sul concetto di "rifiuti tossici".
Servirebbe una formazione (nel senso di "insegnamento"), ma per poter insegnare (lo so bene) bisogna che l'insegnante abbia le idee chiare.
Non mi sembra, invece, che ci siano idee chiare.
Ci sono delle realtà che funzionano abbastanza bene, ma non è detto che la loro esperienza sia integralmente esportabile in altre realtà (come trasportare la mentalità novarese nella realtà napoletana, per esempio).
Comunque sono preziosi esempi che andrebbero studiati.
Dunque è tempo, secondo me, che si faccia "ricerca scientifica" sulla raccolta differenziata e che si raccolgano ed interpretino i dati, tenendo conto delle varie realtà, per proporre soiluzioni realizzabili nelle realtà dove la raccolta non decolla.
Si utilizzino spazi televisivi pubblicitari (che, secondo me, dovrebbero essere concessi gratuitamente, o comunque ad un prezzo "politico") per insegnare e per far conoscere.
Servirebbe una trasmissione apposita sui problemi dei rifiuti, in modo da poter divulgare i risultati, i metodi, e rispondere ai dubbi in tempo reale.
Quindi, per concludere
serve più studio, più scuola, più pubblicità, più discussione sui problemi della raccolta differenziata
Servono proposte concrete
ne provo a lanciare una, senza pretendere di essere originale (magari anche altri, prima, ci hanno pensato)
produrre una specie di cassettiera per poter avere vari scompartimenti dove tenere i rifiuti differenziati, senza occupare eccessivo spazio, vista la carenza di spazio delle case di moltissimi Italiani
una cassettiera, con scritta la destinazione dei rifiuti su ogni cassetto (pile, medicinali, pannollini, umido commestibile - per gli animali -, e via dicendo) aiuterebbe anche le persone a indirizzare lo scarto quanto prima, evitando che la mescolanza di sporco e tossico, per esempio, rendi inutilizzabile l'umido per nutrire gli animali.
Credo che in questo servirebbe il dialogo con chi può riciclare questi rifiuti.
Dovrebbe essere curato il collegamento tra chi è disposto a ricevere carta, o plastica, o qualsiasi altra cosa, e chi ha bisogno di eliminare questi rifiuti.
Serve dunque una figura di intermediario che indirizzi le necessità degli uni e degli altri.
Nel progetto della cassettiera questo si traduce nella flessibilità dei nomi sui cassetti.
Quindi non stampati indelebilmente, ma piuttosto, come in tante cassettiere, riservando dei posti dove mettere dei cartellini coi nomi.
Nomi che ppotrebbero essere suggeriti dagli intermediari di cui prima, sulla base delle disponibilità dei "riciclatori".
La massima efficienza di riciclo si ha differenziando quanto prima, e questo non è facile per le famiglie (non è facile neanche per me).
Quindi dovrebbe essere curato questo aspetto formativo.
Sulla base dunque delle effettive disponibiltà di riciclo, servirebbe un piano intelligente e pratico di formazione.
Secondo me.
lunedì 3 marzo 2008
MATRIMONIO - SEPARAZIONE - DIVORZIO
E' indiscutibile che questi tre Istituti debbano esistere in uno Stato civile, laico e libero.
Accantoniamo per questa discussione l'accezione religiosa, quale che sia la religione.
Secondo me la legislazione che regola questi Istituti non è più correttamente strutturata, perché non tiene conto dei progressi raggiunti nella Società e del diverso rapporto che si è venuto ad instaurare fra i sessi, maschile e femminile.
Dopo il movimento femminista si è, almeno formalmente, ottenuta la parità dei sessi, quindi si dovrebbe tener fermo che, se le donne rivendicano parità di diritti, esse dovranno per contro accettare parità di doveri.
Appare chiaro quindi che, anche per i tre Istituti citati, si dovrà legiferare partendo proprio da queste “parità”e “premessa”. Ma così non è, specialmente nelle cause di separazione, in cui è scontato che sia il marito a dover provvedere al mantenimento della moglie e, magari, non viceversa.
Non entro nel merito dei corollari, perché saranno i legislatori a considerarli, parlo invece del principio da cui parte momentaneamente il castello legislativo .
Nelle clausole di matrimonio, separazione e divorzio i coniugi non vengono configurati secondo il principio paritario dei due contraenti, ma al marito vengono attribuiti doveri superiori a quelli della moglie, la quale per contro usufruisce di diritti che il marito non ha.
Naturalmente l'argomento avrà bisogno di studi approfonditi da parte di competenti in materia, ma bisognerà pur cominciare a far chiarezza, perché il problema è assai grave e troppi mariti si vengono a trovare in condizioni precarie e spesso disperate, tali da indurre i celibi a rimanerlo sia pur iniziando convivenze more uxorio che sono spesso foriere di condizioni disastrose specialmente in presenza di figli, il patrimonio più prezioso per una società nazionale.
domenica 2 marzo 2008
Partecipammo ad un referendum sulla responsabilità dei Magistrati, ma Violante lo aggirò
Scritto da Mauro Mellini e Alessio Di Carlo
giovedì 11 ottobre 2007
Chi ricorda che l'8 novembre 1997 si tenne un referendum sulla responsabilità civile dei magistrati (il giudice che sbaglia paga) e che, malgrado la scesa in campo della potentissima (anche allora) Associazione Nazionale Magistrati per il “No”, l’abrogazione delle norme che limitavano grandemente tale responsabilità fu approvata con una maggioranza schiacciante dell'82%? L’oblio di quel voto, che, dopo che il caso Tortora aveva messo il Paese di fronte alla necessità di porre un limite alle possibilità di arbitrio e di prevaricazione irresponsabile nell’amministrazione della giustizia e, specialmente, di fronte a prevaricazioni in danno della libertà personale dei cittadini, cominciò, in verità prima ancora che esso fosse espresso. La “trovata”, dovuta essenzialmente a Luciano Violante, di mettere in cantiere una legge regolatrice (si fa per dire) di tale responsabilità, da approvare quale che fosse stato l’esito del referendum, era uno schiaffo alla sovranità popolare che il Parlamento ed i partiti politici che, di lì a poco avrebbero subito il grande attacco della magistratura, non valutarono nella sua gravità e nella sua pericolosità.I magistrati dell’Associazione non sembrarono, in un primo momento, avvertire il grosso favore che loro si offriva con quel “SI'” accompagnato da una legge che ne vanificasse l’effetto ed il significato. Ma dopo che la legge-truffa passò e che, dopo i primi piagnistei, si resero conto che con essa non avrebbero mai dovuto temere di dar conto dei propri errori e pagarne i danni, per spropositati che fossero gli uni o gli altri, capirono di essere oramai al di sopra della sovranità popolare e di qualsiasi sua espressione e, soprattutto, capirono di avere in pugno la classe politica che aveva fatto strame del voto popolare per compiacerli e cercare di farseli amici.Quella legge non ha consentito ad un solo cittadino di ottenere da un magistrato, ad onta di qualsiasi sproposito e di qualunque odiosa e manifesta persecuzione, una lira di risarcimento. Nessuna beffa del voto popolare avrebbe potuto essere così sfacciata. Nessun tradimento di chi, dopo quel voto, aveva solo il dovere di attuarne il risultato, poteva essere così manifesto.Quella classe politica ha pagato la sua insipienza e la sua viltà. Se ne è salvata solo quella che ha più coscientemente perpetrato il tradimento. Quanti si sono allineati per insipienza agli autori di quel golpe sono stati spazzati via, anche se taluno di loro, che pure ha responsabilità gravissime, ancora osi cercare di affacciarsi sulla scena politica.I magistrati continuano a fare le vittime di quel referendum. Certo, se ne sono valsi i più facinorosi per formentare allarme e insofferenza di alcuni loro colleghi contro le “prevaricazioni” della classe politica in loro danno. Pare che ci sia ancora qualche magistrato che paga i premi di assicurazione di certe polizze di copertura della loro inesistente responsabilità civile che alcune Compagnie si sono affrettate a mettere a loro disposizione. Autentiche truffe, contratti nulli per mancanza del rischio assicurato. Cosa che sarebbe bene che qualcuno cominciasse a denunziare in Parlamento.Con la soppressione dolosa ed eversiva del risultato del referendum, anche la vicenda di Enzo Tortora, quella vera, delle responsabilità per la sua insana persecuzione giudiziaria, si chiuse con il classico “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”. Ottima e certamente meritata carriera hanno fatto i magistrati che si erano accaniti contro di lui. I pentiti che lo avevano accusato, benché denunziati alla Procura dalla sentenza della Corte d’Appello che assolse Tortora, furono, a richiesta di quella, beneficiati dell’archiviazione della calunnia loro ascritta sull’insussistente (ed impossibile) presupposto che la Cassazione avesse assolto Tortora solo per incertezza dei riscontri delle “verità” di questi mascalzoni.Nessuna forza politica, compreso il Partito Radicale e (ancor peggio) il Partito Socialista che avevano promosso, sull’onda del caso Tortora, quel referendum, seppero e vollero continuarne la battaglia politica.Il golpe giudiziario che di lì a poco seguì, trovò le forze politiche (a parte quelle che del golpe furono in vario modo complici e beneficiarie) totalmente inerti ed in stato confusionale, incapaci di una qualsiasi reazione.Oggi quel golpe ha dato tutti i suoi frutti velenosi. Ma la malagiustizia, la giustizia deviata per finalità (e velleità) politiche che consentì di consumare quell’atto di ingiustizia, tale anche a fronte di un sistema fondato e nutrito dall’abitudine alla violazione della legge penale, (già, perché anche nel perseguire i reati si dovrebbe essere giusti). I beneficiati di “Mani Pulite” non sono migliori di coloro che furono colpiti e, soprattutto non c’è più una vera classe politica ed un sistema politico purchessia.Ma soprattutto il tradimento del referendum, la “deviazione” golpista di “Mani Pulite”, che esso permise e preannunziò, l’intoccabilità dei magistrati così spavaldamente conclamata, si sono tradotti in un’ulteriore, disastrosa disfatta per le garanzie di tutti i cittadini e per il livello di efficienza e di affidabilità della giustizia.Intanto il golpe, prima di colpire uomini e forze politiche, ha fatto le sue vittime all’interno della magistratura. Il caso Carnevale è la più manifesta tra queste operazioni di “pulizia etnica” con le quali si vollero “neutralizzare” quei magistrati che per cultura, moralità, carattere, non erano disponibili all’”uso alternativo della giustizia” teorizzato e praticato da certi magistrati oramai egemoni nella magistratura associata e nel C.S.M.Il referendum tradito, segna se non proprio l’inizio, certo la “volata finale” di questa corsa verso il baratro per la Giustizia Giusta.Ricordare questo anniversario rivisitando gli eventi di questo ventennio: questo ci proponiamo e proponiamo a quanti credono ancora nella Giustizia Giusta.Ma chiediamo pure a quelle forze politiche che hanno continuato a subire l’”uso alternativo della giustizia” e che, anche, in qualche modo hanno voluto reagire magari, senza mostrare volontà e capacità di andare a fondo nella questione giustizia, di prendere l’iniziativa per un ampio e spregiudicato dibattito parlamentare che prenda le mosse proprio da quell’infausto tradimento e dalle sue drammatiche e grottesche conseguenze. A cominciare da quella della totale soppressione di ogni responsabilità civile dei magistrati testimoniata dalla mancanza di un solo caso in cui la legge-truffa abbia consentito di pervenire a realizzare un risarcimento di uno dei tanti disastri giudiziari di questo Paese.La questione giustizia non è e non può essere identificata nel confronto tra Clemente Mastella e Beppe Grillo e neppure tra De Magistris e Lombardi ed il C.S.M. e lo stesso Mastella.Siamo seri una buona volta. Parliamo chiaro. L’anniversario del referendum sulla giustizia è un’occasione da non perdere.da: www.giustiziagiusta.info
sabato 1 marzo 2008
Eurolio.
Però noi abbiamo gli euro che cambiamo in dollari per comprare il petrolio.
Attualmente il cambio è molto vantaggioso per cui i 100 dollari al barile spaventano di meno ma questo non viene mai detto alla tv, si continua a fare del terrorismo senza spiegare una cosa semplicissima.
2001 al cambio un barile ci costava 38 euro.
2008 al cambio un barile ci costa 65 euro.
Per la precisione.
