Manovra da record: tasse ferme per tre anni
Di Stefano Casamassima
Roma - Dalla manovra che verrà approvata oggi emerge una prima certezza. Per i prossimi tre anni non aumenteranno le tasse degli italiani. «Il contrario della sinistra che tassò tutto e tutti» commenta il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti. Intanto, come annunciato, il governo ha posto alla Camera la questione di fiducia. La votazione è prevista per oggi alle 15 e a seguire dovrebbe avere luogo l’approvazione definitiva del decreto con inizio delle dichiarazioni di voto intorno alle 17.30. L’annuncio è stato dato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, che, pur sottolineando il non ostruzionismo dell’opposizione per «il numero limitato di emendamenti» presentato, ha tuttavia ribadito la necessità di porre la fiducia «per l’importanza che il governo attribuisce al testo». Ma anche, precisa, «perché tutti i temi oggetto del decreto sono già stati esaminati in commissione».
Quella di oggi sarà la terza fiducia sul provvedimento, dopo quella in prima lettura a Montecitorio e in seconda lettura al Senato.
Intanto, nella mattinata di ieri, prima che il testo approdasse in aula, le commissioni riunite Bilancio e Finanze avevano licenziato la manovra inviandola al dibattito senza modifiche. Respinti tutti i 19 emendamenti, di cui 18 presentati dall’opposizione e uno (poi ritirato) dalla maggioranza.
Critica l’opposizione che si è scagliata contro la decisione del governo di blindare la manovra. Bruno Tabacci (Udc) parla di «fiducia a prescindere», mentre Antonio Borghesi (Idv) vede una maggioranza in crisi e «sorda al dialogo». Secondo Marina Sereni (Pd) a finire nel mirino della manovra sono stati «scuola, sanità, enti locali e deboli in generale» . Di opposto avviso il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas, che esalta la manovra, «approvata in 40 giorni e di un rilievo tale che da molti anni non si vedeva nel nostro Paese». Rilancia il ministro del Welfare Maurizio Sacconi per cui il governo manterrà l’impegno con la Ue del «pareggio di bilancio entro il 2011». Una manovra, prosegue, «che vuole dare impulso alla crescita economica» in un momento di incertezza internazionale. Intanto si complica il dibattito intorno all’emendamento sui precari, che prevede un’indennità anziché il reintegro nel posto di lavoro per coloro che hanno un contenzioso in corso al momento dell’entrata in vigore della manovra. Una scelta che, di fatto, ne circoscrive l’ambito ai ricorsi dei lavoratori delle Poste e a pochi altri casi. Il servizio studi della Camera ha espresso dubbi sulla costituzionalità della norma. In particolare, si invita a una «attenta valutazione della distinzione introdotta» tra chi ha fatto causa e chi no. E questo «alla luce del principio di ragionevolezza di cui all’articolo 3 della Costituzione» che sancisce il principio di uguaglianza. Plaude l’opposizione. Per Antonio Di Pietro «è una misura immorale». E il Pd in coro: «È inutile, va ritirata». Dal governo Vegas minimizza: «Ci sono state innumerevoli volte norme del genere».
15 commenti:
Metterò gli altri articoli del Giornale, di seguito, nei commenti.
Buona giornata.
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< Cancellata l’imposta e il tetto a 5mila euro >
Era la norma della legge finanziaria di Prodi più odiata dai professionisti; e che gli stessi avevano già provveduto ad aggirare: quella che limitava a 5mila euro l’ammontare massimo degli assegni. Con il decreto il governo porta il tetto per firmare assegni a 12.500 euro. Con la stessa misura viene cancellata la tassa da 1,5 euro per gli assegni che non contengono la clausola «non trasferibile».
Anche questa misura punta a ridurre i margini di lucro delle banche sulla clientela, riducendo la quantità di assegni in circolazione (ognuno dei quali pagati dai correntisti). In più, la norma ha anche l’obiettivo di agevolare e semplificare le procedure per i professionisti.
< Aliquota progressiva sui premi ai manager >
Nuovo regime fiscale per le stock option, le azioni assegnate ai dirigenti di aziende quotate come parte della retribuzione. Dal prossimo anno saranno sottoposte a normale tassazione progressiva e non alla sola aliquota del 12,5% sugli eventuali dividendi. I redditi derivanti da questi titoli, però, saranno esclusi dalla base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali e assistenziali. Aumentata dal 12,5 al 20% pure l’imposta sostitutiva per i redditi derivanti da cessione o rimborso di quote di fondi immobiliari familiari chiusi. Il provvedimento è stato introdotto per porre fine a una distorsione del mercato con la creazione di fondi ad hoc per abbassare l’imposizione sui patrimoni immobiliari personali.
< Stangata sui petrolieri per aiutare i più poveri >
La Robin Hood Tax nasce con l’obiettivo di recuperare gettito da chi, in questi anni, ha usufruito (come diceva Einaudi) di «guadagni da congiuntura». Quindi, il governo ha eliminato un’agevolazione fiscale (aliquote Ires più basse) che il governo Prodi aveva introdotto per le compagnie petrolifere. In più, ha anche allargato con il decreto la base imponibile su cui vengono calcolate le tasse per banche ed assicurazioni.
Il maggior gettito sarà dirottato verso un Fondo di solidarietà destinato a finanziare interventi a favore delle fasce meno fortunate della popolazione. L’Autorità per l’Energia dovrà controllare che le maggiori imposte pagate dalle aziende non vengano scaricate sui consumatori.
< Sforbiciata sui docenti Libri scaricabili dal web >
Il decreto legge, al di là dei risparmi previsti, contiene una vera e propria riforma della scuola. Gli insegnanti pubblici, oggi poco più di 868mila, dovranno scendere entro il 2011-2012 a 721mila. La riduzione più forte sarà concentrata nella scuola primaria e più bassa nella scuola secondaria.
Già il prossimo anno, le misure del decreto dovranno favorire risparmi per 456 milioni. Che saliranno a 3,188 miliardi nel 2012. Novità in vista anche per le università. Il provvedimento prevede che, gradualmente, le università vengano trasformate in fondazioni. Mentre, per ridurre il peso degli zaini, è previsto che i libri di testo possano essere scaricati da Internet.
< Ai sindaci non virtuosi stipendio ridotto del 30% >
I risparmi complessivi sul capitolo enti locali (Regioni, Comuni e Province) sono stimati in oltre 9 miliardi di euro al 2011 dei quali circa 4 a carico delle Regioni. Queste ultime dovranno ridurre in particolare gli oneri degli organismi politici e degli apparati amministrativi regionali diminuendo compensi, indennità e numero di componenti degli organi rappresentativi. Previste inoltre la soppressione di enti inutili, la fusione delle società partecipate e il ridimensionamento delle strutture organizzative. Tagliato del 30 per cento il compenso dei sindaci dei Comuni «non virtuosi», mentre le risorse per le comunità montane diminuiscono di 90 milioni di euro per il triennio 2009-2011 (30 milioni in meno per ciascun anno).
< Tagli per 15 miliardi su consulenze e convegni >
A fronte di interventi complessivi per 36 miliardi, il decreto prevede che entro il 2011 i risparmi determinati dal taglio delle spese dei ministeri ammonti a 15 miliardi.
Per raggiungere il risultato verranno tagliate del 50% le spese per consulenze, convegnistica, spese di rappresentanza. Dovrà essere ridotto della metà il consumo di carta da parte della pubblica amministrazione. Ma, soprattutto, vengono introdotti limiti (una specie di rubinetto) alla possibilità delle diverse amministrazione di attingere risorse dal Fondo del ministero dell’Economia. In più, viene concessa ai singoli ministero la possibilità di spostare da una voce all’altra risorse all’interno del proprio bilancio; così da ottimizzarle.
< Già abrogate 3.500 leggi Meno norme e più efficaci >
Semplificazione a tutto campo: è il nuovo corso del governo Berlusconi. La manovra prevede l’abrogazione di circa 3.500 leggi. Il provvedimento scatterà dopo 180 giorni dall’entrata in vigore del decreto. Attraverso una semplificazione delle procedure burocratiche, inoltre, sarà possibile avviare un’impresa in un giorno. La riforma coinvolge, in via sperimentale e per un anno, anche la Finanziaria. Nel 2009 la manovra dovrà contenere esclusivamente disposizioni attinenti al suo contenuto tipico, senza norme a sostegno dell’economia o di carattere ordinamentale, microsettoriale e localistico. Sulla carta, almeno per quest’anno, non si assisterà più alle scorribande di deputati e senatori per inserire i propri emendamenti di spesa nella legge di bilancio.
< Stretta solo su immigrati e ricongiungimenti >
È stata una delle norme più criticate del decreto legge sulla manovra. Un emendamento introdotto nella notte, durante la prima lettura del provvedimento alla Camera, aveva ridotto i requisiti per ottenere l’assegno sociale. Al Senato, con un emendamento, il governo è corso ai ripari, precisando che per ottenere l’assegno bisogna aver risieduto, stabilmente e legalmente, in Italia negli ultimi dieci anni. Insomma, una misura per frenare i ricongiungimenti familiari degli immigrati.
Continueranno, quindi, a percepire regolarmente l’assegno i pensionati ultra 65enni con redditi inferiori ai 5mila euro all’anno e le casalinghe che non hanno mai avuto contratti di lavoro e redditi corrispondenti.
< Stop alla burocrazia Nuove liberalizzazioni >
Il decreto prevede anche misure destinate a sfoltire le procedure burocratiche necessarie per avviare un’azienda. Con l’obiettivo di arrivare alla possibilità di aprire un’impresa in un giorno.
Fra le norme di impatto economico contenute nel provvedimento c’è anche quella che rilancia la graduale liberalizzazione dei servizi pubblici locali, che dovranno essere affidati nella gestione a soggetti misti pubblico-privati, da individuare attraverso gare pubbliche.
Sempre sul fronte delle liberalizzazioni, il decreto prevede nuove regole per l’apertura di distributori di carburanti, così da aumentare la rete di distribuzione al fine di contenere i prezzi dei combustibili.
< 400 milioni per la sanità Si risparmia sui dirigenti >
Il governo ha confermato la cancellazione per il periodo 2009-2011 del ticket sanitario da 10 euro sulla diagnostica e sulla specialistica. La misura del costo di 834 milioni di euro fu introdotta dal governo Prodi senza le necessarie coperture ed è stata finanziata dall’esecutivo con ben 400 milioni di euro. I restanti 434 milioni dovranno essere reperiti dalle Regioni attraverso tagli, risparmi ed efficienze. La manovra, infatti, prevede la razionalizzazione dei posti letto negli ospedali e lo spostamento delle prestazioni in ambulatorio, il taglio del 20 per cento sugli stipendi dei dirigenti sanitari oltre a maggiori verifiche sulle esenzioni sanitarie. Più controlli saranno effettuati anche sulle prestazioni liberamente rese da erogatori privati.
< Una tessera da 400 euro per spesa, luce e benzina >
Avrà l’aspetto di una carta di credito prepagata. Con un bonus di 400 euro. Interesserà un milione e 200mila italiani, vale a dire le persone meno fortunate e che soffrono maggiormente l’erosione del potere d’acquisto prodotto dall’aumento del costo della vita. Nelle intenzioni del governo, la social card sarà anonima e verrà consegnata insieme alla pensione. Si potrà usare al distributore o nelle catene dei grandi magazzini per fare la spesa. E, fino ad esaurimento del bonus, permetterà uno sconto del 10% sui generi alimentari o benzine acquistate. Potrà essere usata anche alla Posta per pagare le bollette di luce e gas. Verrà finanziata con il Fondo di solidarietà alimentato dalla Robin Hood Tax.
< Una «strategia nazionale» e nuove centrali in Italia >
La manovra prevede la definizione di una nuova «Strategia energetica nazionale» ed entro sei mesi dalla sua entrata in vigore consente al governo di stipulare accordi con altri Paesi volti allo sviluppo del settore dell’energia nucleare.
In particolare, l’Italia potrà ottenere forniture di energia atomica da Paesi Ue ed extra-Ue da restituire con gli interessi una volta terminato il processo di costruzione delle nuove centrali. L’Autorità per l’energia svolgerà l’attività consultiva di segnalazione per la realizzazione dei nuovi impianti di produzione. Il disegno di legge collegato alla manovra prevede l’emanazione di decreti legislativi con l’indicazione dei siti individuati per la costruzione delle nuove strutture.
< La nuova edilizia popolare anche con fondi privati >
Più case per tutti: il governo, con la manovra triennale, ha avviato un piano per risolvere l’emergenza abitativa delle fasce sociali più deboli. Si favorirà il riscatto degli immobili di edilizia popolare da parte dei legittimi inquilini e la loro cessione alle famiglie a basso reddito, alle giovani coppie e alle altre categorie svantaggiate. Gli aiuti saranno estesi anche agli immigrati regolari a basso reddito. La vera innovazione, però, consiste nel coinvolgimento dei privati. Il piano prevede la costituzione di società e fondi immobiliari per l’acquisizione e la realizzazione di nuove case. I Comuni potranno varare piccole «leggi Obiettivo» concedendo agevolazioni alle imprese che realizzino investimenti purché una quota non inferiore al 60% sia dedicata al social housing.
Ragazze e ragazzi, questa è una RIVOLUZIONE.
Qualche "professore" si mangerà le dita.
Ciao.
E noi ce li leccheremo platealmente.
Bravo Luchy.
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