venerdì 9 gennaio 2009

RIMUOVERE LE DEDICHE AI TITINI

Un grande storico come Norman Conquest nel suo saggio su Stalin, ha definito quali “brutture” le riscritture degli appellativi delle città, dei villaggi, delle vie, persino di montagne e fiumi, ricorrendo ai nomi di personaggi del regime. Oggigiorno, simili insulti alla storia ed all’estetica sono stati largamente cancellati persino in Russia. Per rimanere agli esempi più celebri, S. Pietroburgo è ritornata al suo vero, originario nome, facendo scomparire l’abusivo “Leningrado”, mentre la città un tempo chiamata “Stalingrado” è stata giustamente ribattezzata quale “Volgograd”. Ciò che è scomparso nella ex “patria del socialismo”, permane ancor oggi in Italia.
Anche nella toponomastica si è operata una vera e propria riscrittura del passato, che ha cercato di far credere, in maniera illusoria, che la storia d’Italia, tre volte millenaria, incominci nel 1945, cancellando tutto ciò che ha preceduto questa data.
Oggigiorno in Italia esistono vie e piazze dedicate all’Unione Sovietica, a Togliatti, persino a Lenin, Stalin, Mao, Ernesto Guevara, ed infiniti altri esponenti del comunismo, fra cui persino alcune dedicate al “maresciallo” Tito, noto massacratore di migliaia e migliaia di Italiani. Le innumerevoli amministrazioni locali di sinistra hanno approfittato persino delle vie e delle piazze per cercare di trasmettare alla società tutta la loro ideologia, aggiungendo il controllo della la toponomastica a quello dei media, delle scuole ed università, delle case editrici.
Durante la scorsa legislatura, il capogruppo al Senato di Rifondazione comunista, Giovanni Russo Spena, giunse a proporre la dedica di un’aula del Senato stesso a Carlo Giuliani, il teppista schedato dalla polizia per droga e morto mentre tentava di assassinare un carabiniere (già gravemente ferito) fracassandogli il cranio con un estintore. A questo personaggio criminale il comune di Genova ha intitolato la piazza in cui ha cercato di uccidere il militare, fra il tripudio di numerosi suoi sodali, ivi convenuti con i caratteristici costumi ed abbigliamenti, ben noti ai cittadini ed alle forze dell’ordine.
Le vie ed i corsi dedicati all’Unione Sovietica sono anzitutto anacronistici. Però, una simile prassi è soprattutta iniqua, in quanto commemora e quindi celebra un regime criminale e sterminatore, responsabile della morte di decine di milioni di suoi sudditi.
Simili dediche sono particolarmente ingiustificabili nel caso vengano ad essere dedicate a personaggi, organizzazioni, accadimenti che si sono tradotti in crimini contro l’Italia, come lo sterminio e la cacciata degli Italiani da buona parte della Venezia Giulia ad opera dei comunisti sloveni, croati e serbi. Ancora oggi esistono sul territorio nazionale italiano vie, piazze, targhe, monumenti che commemorano ed esaltano l’occupazione titina.
Non si può che approvare la decisone della Lega Nazionale di Trieste, la quale ha promosso una petizione, presente anche sul sito di questa associazione, al fine di richiedere la rimozione di tali dediche.

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Appello alle Amministrazioni tutte affinchè verifichino la presenza di monumenti, targhe, intitolazioni che in qualsivoglia maniera risultino celebrative dell’occupazione jugoslava di Trieste dal 1 maggio 1945 al 12 giugno 1945 e dispongano la rimozione di tali monumenti, targhe e intitolazioni in quanto in contrasto con la Legge 30 marzo 2004 n. 92 - Raccolta di firme anche su facebook
La LEGA NAZIONALE
premesso-
che con Legge 30 marzo 2004 n. 92 lo Stato Italiano ha istituito un “Giorno del Ricordo” in memoria delle vittime delle Foibe, al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia delle Foibe nel secondo dopoguerra;- che detta Legge, approvata dal Parlamento con larghissima maggioranza, ha solennizzato tale riconoscimento, stabilendo il “Giorno del Ricordo” come solennità civile;- che dopo tale atto compiuto dal Legislatore, non sono più leciti dubbi, contestazioni o negazioni circa il carattere criminoso di quanto compiuto dai partigiani comunisti jugoslavi di Tito durante la loro occupazione di Trieste dal 1 maggio 1945 al 12 giugno 1945;- che esistono tutt’ora sul territorio monumenti, targhe, intitolazioni che esaltano tale occupazione titina e ciò in palese contrasto con i sentimenti dei famigliari delle vittime di quella tragedia ma anche con la volontà espressamente manifestata dal Legislatore con la Legge 30 marzo 2004 n. 92;
fa appello
alle Amministrazioni tutte affinchè· verifichino, nelle aree di propria competenza, la presenza di monumenti, targhe, intitolazioni che in qualsivoglia maniera risultino celebrative dell’occupazione jugoslava di Trieste dal 1 maggio 1945 al 12 giugno 1945;· dispongano la rimozione di tali monumenti, targhe e intitolazioni in quanto in contrasto con la Legge 30 marzo 2004 n. 92;
invita
i Cittadini tutti e le Associazioni ad aderire al presente al presente appello anche sottoscrivendo lo stesso .
Trieste, 16 dicembre 2008
IL PRESIDENTE avv. Paolo Sardos Albertini

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Il ragionamento sviluppato dall’avvocato Sardos Albertini non consente repliche: monumenti e targhe celebrative dell’invasione slava e comunista nel territorio italiano sono in palese contrasto con la legislazione nazionale, che ha istituito il “Giorno del Ricordo” con ciò affermando la natura criminale degli atti compiuti dai partigiani comunisti nelle terre orientali d’Italia, per cui tali dediche devono ope legis scomparire tutte.
Si deve ancora aggiungere che le leggi italiane prevedono che la toponomastica sia soggette a norme precise [la materia della toponomastica è regolata dalla legge 23 giugno 1922, n. 1188, dal regio decreto-legge 10 maggio 1923, n. 1158, convertito nella legge 17 aprile 1925, n. 473, ed, infine, dall'art. 41 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223.], che la disciplinano e la regolamentano, vietando le dediche a personaggi, eventi, ecc. giudicabili quali politicamente “inopportuni”: è noto che non esistono e non possono esistere vie dedicate ad esponenti del fascismo.
L’assurdità data dall’esistenza di simili forme di commemorazione dell’operato dei titini è manifesta, poiché essi di fatto celebrano accadimenti risoltisi nella mutilazione del territorio nazionale, nello sterminio e nella cacciata di propri concittadini, oltretutto compiuti dai sostenitori di un’ideologia totalitaria inconciliabile con la stessa costituzione vigente.
Non è neppure il caso di ricordare come tutto ciò sia offensivo nei confronti degli Italiani tutti, in particolare gli esuli ed in parenti ed amici delle vittime delle stragi. E’ inammissibile la presenza di vie dedicate al “maresciallo” Tito in Italia, così come lo sarebbe quella di targhe celebrative di Hitler in Israele.

4 commenti:

ambra ha detto...

Ho sottoscritto l'appelo su facebook, ma non so se ho fatto bene, perché non sono molto pratica.

Marco De Turris ha detto...

Cara Ambra,
non sono neppure io pratico di Facebook, ma credo che l'appello possa essere sottoscritto semplicemente iscrivendosi al gruppo riportato in "link" nel sito della Lega Nazionale.
Buona serata

duepassi ha detto...

Mi associo a questa richiesta, che mi sembra giusta e doverosa.

Luchy ha detto...

Questo comincia ad essere un problema, dico io.

Dalla home de Il Giornale




domenica 11 gennaio 2009, 09:48

Schiaffo sloveno all’Italia: "No alla pacificazione"
Di Fausto Biloslavo



Niet sloveno al simbolico gesto di riconciliazione con l’Italia e la Croazia sui luoghi delle tragedie della Seconda guerra mondiale. Un vero e proprio schiaffo verbale da parte di Danilo Turk, il presidente della vicina Slovenia. Secondo le parole del capo dello Stato riportate dal quotidiano di Lubiana Delo, la classe politica italiana viene accusata di «deficit etico» sulle colpe del fascismo. Il presidente sloveno si erge in cattedra e chiede all’Italia «un più chiaro confronto con i crimini del fascismo, che fu il primo totalitarismo in questa parte d'Europa». Quindi non se ne parla di pacificazione. «Hanno la sindrome dei piccoli, di un Paese che deve ancora crescere – ribatte il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza –. Non possiamo mica dire che noi eravamo nel torto quando venivano fucilati i partigiani sloveni e voi nel giusto quando levavate gli occhi ai bersaglieri italiani. È assurdo».


Il gesto di pacificazione dovrebbe tenersi nel capoluogo giuliano. Un’idea che circola dai tempi della presidenza Ciampi e prevede un vertice tripartito fra i capi dello Stato di Italia, Slovenia e Croazia. Con la possibilità di allargare l’invito al Montenegro e forse alla Serbia. L’obiettivo è voltare pagina sugli orrori dei totalitarismi, rosso e nero, con un gesto simbolico da compiere a Trieste. Idealmente i tre presidenti dovrebbero inginocchiarsi sui luoghi simbolo dell’orrore: la Risiera di San Sabba e la foiba di Basovizza. Nel lager di San Sabba, durante la Seconda guerra mondiale, furono torturati, uccisi e smistati verso i campi di concentramento in Germania ebrei, slavi e antifascisti. Nelle foibe vennero scaraventati dai partigiani jugoslavi di Tito, anche a guerra finita, migliaia di italiani.


Sul quotidiano sloveno Delo, il presidente Turk, si dice convinto che l’atto di riconciliazione «non sia utile in questo momento». Secondo il capo dello Stato in Italia persiste un «deficit etico» sulle colpe del fascismo. Colpe che non avrebbero fatto ancora maturare «la necessaria catarsi». L’Italia dovrebbe avviare «un più chiaro confronto con i crimini del fascismo, che fu il primo totalitarismo in questa parte d'Europa e la fonte di innumerevoli mali» subiti da «larga parte del popolo sloveno, come anche da molti italiani». Turk sottolinea che non si possono dimenticare «i molti crimini fascisti (contro le popolazioni slave) rimasti impuniti durante l'occupazione italiana». Non solo: contesta ad «alcuni alti esponenti della politica italiana» di voler «mettere sullo stesso piano i fascisti e coloro che li combatterono». Dipiazza non ci sta: «Bisogna voltare pagina definitivamente sui drammi del Novecento. Altrimenti che loro restino di là e noi di qua, in due mondi diversi».
Il presidente sloveno è stato eletto nel 2007 come indipendente, ma appoggiato dal centrosinistra. Turk ha fama di convinto europeista e utilizza furbescamente l’ingresso della Slovenia nell’Unione per spiegare che esiste già «un elevato livello di riconciliazione» fra Roma e Lubiana. Roberto Menia, sottosegretario triestino all’Ambiente, gli ha risposto a muso duro: «Sotto il profilo etico quelle di Turk sono parole vergognose, figlie di una subcultura che non sa fare i conti con la storia».



La scorsa settimana il presidente croato Stipe Mesic, in un’intervista al quotidiano di Trieste Il Piccolo, aveva timidamente rilanciato la riconciliazione a tre, pur ponendo dei distinguo. Nel giro di 24 ore il ministro degli Esteri Franco Frattini, che lunedì sarà in Croazia, ha risposto che «la pacificazione è possibile». Per poi precisare che «il fascismo era il male assoluto», ma pure «Tito fece stragi orribili». Il sindaco del capoluogo giuliano crede ancora che bisogna inginocchiarsi alla foiba e alla Risiera. «Tutti e tre i presidenti dovrebbero inchinarsi davanti alle disgrazie del Novecento – ribadisce Dipiazza –. Un gesto che va fatto rendendosi conto che ci siamo scannati da una parte e dall’altra».