venerdì 8 maggio 2009

lunedì 30 marzo 2009

sabato 28 marzo 2009

martedì 24 marzo 2009

Come ripensare il ruolo dei privati nella cultura

Per l'Istituto Bruno Leoni anche il settore dei beni culturali avrebbe bisogno di essere gestito con logiche imprenditoriali. In occasione del seminario che ha visto discutere intorno a tale argomento autorevoli esperti, l'IBL ha presentato un Focus di Filippo Cavazzoni intitolato "Per il bene della cultura. Come ripensare il ruolo dei privati nella gestione e nella valorizzazione dei beni culturali" (PDF). Per Cavazzoni, fellow dell'IBL: "Stando al Codice dei beni culturali, la valorizzazione privata dei beni culturali non sembra essere intesa in termini economici e in rapporto a potenziali profitti, ma solo in relazione ai temi dell'utilità e della solidarietà sociale. Ma, è evidente come ormai siano cambiate le logiche che riguardano la funzione di una istituzione culturale. La missione non può più essere unicamente quella educativa e formativa. Nonostante tutto, l'attuale legislazione sta riconoscendo un ruolo sempre più significativo ai privati. Se la tutela è di appannaggio pubblico e l'alienazione non è quasi consentita, per il privato si possono aprire prospettive nella valorizzazione e nella gestione di beni culturali di appartenenza pubblica. La domanda che allora bisogna porsi è la seguente: sarebbe pensabile fare gestire un museo ad una impresa privata, che non sia una fondazione ma una società privata che persegue l'obiettivo del profitto?".Il Focus di Filippo Cavazzoni, "Per il bene della cultura. Come ripensare il ruolo dei privati nella gestione e nella valorizzazione dei beni culturali", è liberamente scaricabile qui (PDF).
http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Focus/IBL_Focus_127_Cavazzoni.pdf

lunedì 23 marzo 2009

La nuova strategia USA umilia i Paesi arabi moderati

di Fiamma Nirenstein
Il Giornale, 22 marzo 2009

È stato molto interessante osservare il linguaggio corporeo del presidente Obama mentre mandava il suo messaggio di pace all’Iran e quello di Alì Khamenei mentre gli rispondeva. Il primo fervoroso, intento, con le mani e con gli occhi, a mostrare la maggiore simpatia possibile; il secondo ieratico, alieno dalle forme, occupato solo dal suo scopo divino. E lo ha snocciolato calmo e lento, spiegando in sostanza che gli Usa devono mostrare nei fatti, e non con le parole, rispetto.Ciò vuol dire che Obama, per essere amico dell’Iran, deve smettere di ostacolare la costruzione della bomba atomica, ormai allo stadio ultimo dell’arricchimento o al primo di assemblamento, a seconda di fonti americane o israeliane.Comunque ormai basta poco tempo perché tutto il mondo sia sotto la minaccia atomica degli ayatollah. Essere amico dell’Iran, dice inoltre in sostanza Khamenei, significa abbandonare l’insopportabile abitudine di difendere l’esistenza di Israele e lasciare che si compia sul popolo ebraico la soluzione finale più volte annunciata da Ahmadinejad.Vuole anche dire abbandonare, come del resto si legge già nel discorso di Obama, ogni distinzione tra il governo teocratico e autoritario, che impicca gli omosessuali e rinchiude i dissidenti, e il nobile popolo iraniano che ha dato molte volte segno di volersi ribellare.Obama, dunque, ha avuto un sostanziale «no», ma non lo accetterà come risposta. Per esempio, Hillary Clinton terrà probabilmente duro nel suo invito all’Iran alla conferenza per l’Afghanistan: evidentemente non turba Obama il fatto di scontentare gravemente tutti i Paesi moderati arabi su cui fino ad oggi gli Usa avevano puntato le speranze per un Medio Oriente equilibrato.Infatti, chiamare Ahmadinejad al desco internazionale è azione che dispiace assai agli egiziani, ai sauditi, ai libanesi e ai palestinesi moderati, e tutti quanti hanno invitato più volte Ahmadinejad a starsene fuori dal campo di Gaza, del Libano e perfino dal Bahrein, che l’Iran rivendica come suo.La profferta di pace obamiana, seguita dall’affettato «no» di Khameni, esalta alle stelle l’integralismo islamico militante, anche perché tutti gli amici e i famigli dell’Iran seguitano a ricevere segni di incoraggiamento, mentre le prime pagine dei giornali occidentali applaudono.Nella generale amnistia ideologica in corso, infatti, Assad gioisce perché il processo per l’omicidio del leader libanese Rafik Hariri, di cui erano accusate le massime gerarchie siriane, legate all’Iran da sempre, verrà certo edulcorato contro la falsa promessa di Assad stesso di aprirsi a un processo di pace con Israele.E mentre l’Aiea individua sul terreno siriano i resti di una struttura atomica, e si definisce chiaramente l’assistenza iraniana al progetto, si mandano due inviati americani a Damasco; inoltre, l’Inghilterra ha fatto in questi giorni profferte agli Hezbollah, longa manus iraniana e siriana, mentre Nasrallah di nuovo promette la distruzione di Israele insieme alla sua vittoria nelle prossime elezioni di giugno in Libano; Hamas, legata come è agli iraniani, rifiuta l’accordo con Fatah e chiama Abu Mazen traditore solo che accenni a un accordo con Israele, sicura che tanto l’Iran le darà conforto anche economico.La strategia americana di questo momento, dunque, umilia i moderati perché esalta gli estremisti. E soprattutto mette Israele in una condizione di incertezza vitale così seria da poterlo spingere a un gesto estremo.È una strategia saggia? A noi pare alquanto avventurista, anche perché ogni giorno di salamelecchi occidentali viene usato dagli ayatollah per costruire la bomba e tessere una frenetica tela diplomatica per la vittoria dell’islam. L’apertura americana può creare un’ondata di trionfalismo islamico in tutto il mondo: Obama adesso farebbe bene a trovare il modo di smorzarlo.

domenica 8 marzo 2009

L ' uomo, la Natura, Leopardi e Beethoven.




Invitato da un blogger a fare un commento sul seguente passo del Leopardi:

«.....Bisogna distinguere tra il fine della natura generale e quella della umana, il fine dell’esistenza universale e quello della esistenza umana, o per meglio dire, il fine naturale dell’uomo e quello della sua esistenza. Il fine naturale dell’uomo e di ogni vivente, in ogni momento della sua esistenza sentita, non è né può essere altro che la felicità, e quindi il piacere suo proprio; e questo è anche il fine unico del vivente, in quanto a tutta la somma della sua vita, azione, pensiero. Ma il fine della sua esistenza, o vogliamo dire il fine della natura nel dargliela e nel modificargliela, come anche nel modificare l’esistenza degli altri enti, e insomma il fine dell’esistenza generale, e di quell’ordine e modo di essere che hanno le cose e per se, e nel loro rapporto alle altre, non è certamente in niun modo la felicità né il piacere dei viventi, […] perché questa felicità è impossibile […]. Dunque la natura, la esistenza non ha in niun modo per fine il piacere né la felicità degli animali; piuttosto al contrario» [Z 4127-4129, 1825].

Ho voluto fare un commento un po’ fuori dagli schemi…. Provate a leggere il Leopardi con il sottofondo della pastorale di Beethoven e fate attenzione ai suoi movimenti , soprattutto agli ultimi tre. La sesta sinfonia è un inno alla natura, dalla gioia del festoso incontro dei contadini, alla paura del temporale e, dopo la tempesta , come ringraziamento, il canto pastorale. Un’immagine ideale della natura, tradotta in sensazioni ed integrata dalla presenza dell’uomo, in una splendida miscellanea di suoni e colori. I contadini,interrompendo le danze, conosceranno la natura come forza funesta ,il temporale,mentre nel canto pastorale s’instaura un’armonia arcadica tra l’uomo e la natura stessa.E’ l’antica dicotomia tra vita e morte, tra gioia e dolore , per Beethoven è trionfante la gioia ,in Leopardi lo è il dolore.

ALBERT CI DICE DI LEGGERE QUI (click)

Uno stralcio in evidena :

Sul Legno è stato aperto un thread dal titolo “Tecniche di comunicazione?”, a firma di Marco Cavallotti

Ad un commento di Ursus io ho fatto seguire il mio, che ti riporto qui sotto.

Un bambino, il giorno dopo la nascita, non sa già leggere e scrivere!

Vorreste consentire, alla neonata democrazia italiana, di provare a scrollarsi di dosso 60 anni di consociativismo di centrosinistra?

Abbiamo visto, nel quinquennio 2001/2006, cosa hanno significato la presenza in governo di due teste di legno come Casini e Follini.

Pensate che stiamo facendo le critiche al sesso degli angeli, e l'anno scorso, di sti tempi, c'era ancora al governo una massa eterogenea e sconclusionata di personaggi d'accatto che in 20 mesi ha fatto danni per 200 mesi.

Lasciamoli lavorare, altrimenti con questi discorsi anche il Legno rischia di figurare come quelli dell'opposizione, che aprono bocca per fare uscire solo aria in libertà.

E ringraziamo che in Italia c'è Berluscononi, che con tutti i suoi difetti, non ha mai tentato di camminare sulle acque, come invece sta facendo il messia d'America, che in meno di 2 mesi ha già dato prova di assenza d'acume politico e gestionale.

Albert

Guardate il seguito cliccando sul tiolo.

martedì 3 marzo 2009

Il mio agnosticismo


In una discussione,su un blog,sono stato invitato a precisare la mia posizione di agnostico su questo tema .


“Soggetto: i testi sacri (Bibbia, Vangeli, cabbala, brahmasutra, Libri del Tao, ecc”


Affermazione 1: sono l’espressione di un spirito creatore che si rivela agli uomini.


Affermazione 2: sono frutto di visionarieta’ e contraffazione umana.


La posizione agnostica cosa risponde? Forse che si forse che no?

Avevo due strade per rispondere a queste domande ,una prettamente filosofica, prendendo in esame tutte le prove dell’esistenza o della non esistenza di Dio, della veridicità o non veridicità dei testi sacri, ma avrei scritto una brutta ed inconcludente copia della storia della filosofia e quindi nihil novi sub solis. L’altra ,facendo storcere il naso a molti, soggettiva e vagamente letteraria.

Correrò questo rischio di far storcere il naso a molti.

Partendo dalla domanda che ho fatto a me stesso: perché sono agnostico?


Perché a differenza dei credenti, che credono nel credere e degli atei che credono nel non credere,io non so se credere?


Perché scalando la montagna della vita, l’ateo ha fede che in cima ci sia l’annichilimento della sua materia con la materia universale, il credente ha fede che ci sia il ricongiungimento con il Creatore ed io,invece, non so cosa ci sia?

Ai testi citati nella domanda possiamo aggiungere, corano, l’avesta, I Ching,in tempi più recenti anche il libro di mormon e molti altri.


Che tutta questa messe di libri siano stati scritti in seguito a “rivelazioni” di uno Spirito Superiore ,cioè di un Dio e non solo, ma di un unico Dio, in tempi e luoghi diversi mi sembra che rendano poco probabile l’asserzione di “rivelazione”.


Non credo che, questi libri, possano essere ammessi come prova dell’esistenza di Dio e nello stesso tempo non possiamo liquidarli come fantasticherie. Molti anni fa lessi un libro “La Bibbia aveva ragione”di Werner Keller, in esso venivano descritti alcuni episodi biblici, uno su tutti, il diluvio universale, che, solo dopo accurati studi archeologi e geologici, è stato possibile considerarli come realmente accaduti

Indubbiamente in tutti questi libri c’è scritta la storia dei primordi della civiltà, realtà, timori, usanze e credenze. Una volta ebbi una discussione, piuttosto accesa, con un blogger , decisamente ateo , sosteneva, infatti, che la Bibbia era un cumulo di fandonie citandomi la Genesi paragonata alla teoria del big bang. Gli risposi,fra l’altro, se,nella Genesi, avesse voluto trovarci anche le equazioni di campo di Einstein e la teoria dei quanti. Sono libri che occorre sapere interpretare, riportandoli al tempo in cui furono scritti e alla scarsa cultura delle popolazioni a cui erano indirizzati.

Capisco che la posizione degli atei sia difficile da sostenere, come diceva B.Russel, chiedetemi di dimostrare che non esistono gli dei dell’Olimpo e probabilmente non sarò in grado di farlo, ma tutte le posizioni dogmatiche sono antiscientifiche, antifilosofiche e antistoriche.

Fin dalla preistoria, l’uomo, che ha ben presente il concetto di forza e di potenza,gli servono,infatti, per sopravvivere, tende a considerare tutti gli accadimenti, non riconducibili alla sua volontà, come espressione di una “potenza”e di una “forza” superiori, spesso individuate nella Natura. La nascita, la morte, il concetto di vita stesso sono al di fuori della sua comprensione intellettuale.


Quale miglior soluzione del problema esistenziale attribuire “tutto” ad una o a più divinità? Onnipotenza, onniscienza,onnipresenza e immortalità, questi gli attributi divini, ma non riscontriamo, in essi, essere le carenze dell’uomo? Impossibilitato ad essere onnipotente, onnisciente e onnipresente ,cosa rimane, all’uomo, se non sperare e credere nell’immortalità, magari solo di una parte di sé? Trascendere la materia per andare ad identificarsi con lo Spirito creatore, quale fine ultimo della vita e per dare un senso di sicurezza alla precarietà dell’esistenza.


Ecco Shamash in Babilonia, Utu in sumerico, Shamas in accadico, Jahvé in ebraico, Brahman degli induisti ed è tutto un fiorire di divinità.


Chissà cosa avrebbe risposto Akhenathon, se qualcuno gli avesse detto, che il suo potentissimo dio Aton Ra, non è altro che un’ insignificante stella nana, ai margini di un’ insignificante galassia, immerso in un universo di miliardi di galassie? Per di più nato 4 miliardi di anni fa e la sua morte è prevista fra altri 5/6 miliardi di anni? Che il suo splendido sole, dopo aver esaurito il combustibile esploderà e dopo aver distrutto i pianeti, terra inclusa, spegnendosi e contraendosi lentamente, vagherà nello spazio come un relitto stellare?


Probabilmente nessuno si accorgerà della scomparsa del sole e della terra e tanto meno l’avvenimento avrà una qualche influenza sull’universo.


Fallace il dio Aton Ra fallaci tutti gli dei? Per gli atei certamente si.


Non è certo il dio Aton Ra, che può scalfire le tesi degli spiritualisti, esiste un altro approccio, non materialistico, all’esistenza di Dio. La percezione in sé dello spirito divino, la folgorazione di Saul sulla via di Damasco e, per dirla con le parole di Don Giussani,


“Cristo arriva proprio qui, al mio atteggiamento di uomo,di uno cioè che aspetta qualcosa perchè si sente tutto mancante;

si è messo insieme a me, si è proposto al mio bisogno originale.“


La percezione in sé, ammessa la buona fede, è estremamente soggettiva e in quanto tale, difficilmente confutabile.


Il “mio” agnosticismo.


L’approccio materialistico e l’approccio, attraverso i testi sacri, all’esistenza di Dio anche se confortato dal consentium gentium è insoddisfacente, altrettanto opinabili tutte le dimostrazioni in un senso o nell’altro di filosofi o di teorie filosofiche, perché prive di prove definitive, ancorché alcune siano sfavillanti per logica e dialettica.

Ad esempio

Spinoza


“Per substantiam intelligo id, quod in se est, et per se concipitur: hoc est id, cuius conceptus non indiget conceptu alterius rei, a quo formari debeat.

Per Deum intelligo ens absolute infinitum, hoc est, substantiam constantem infinitis attributis, quorum unumquodque aeternam, et infinitam essentiam exprimit.” (Ethica, I, 1, 3 e 6)


Plotino

àphele panta”

Tutto dall’Uno procede, e all’Uno l’uomo, essere intelligente che partecipa del Nous, desidera in qualche modo tornare.


Nietzsche

Davanti a dio! Ora però è morto questo dio! O uomini superiori, questo dio fu il vostro maggior pericolo! Da quando giace nella tomba,voi siete risorti. Soltanto adesso verrà il grande meriggio, soltanto adesso l’uomo superiore diventa signore!”(Cosi parlò Zarathustra)

Non ho alcuna percezione in “me”, non sono stato folgorato sulla via di casa, né dalle pur apprezzabili parole di don Giussani.

Non è pensabile un’ argomentazione alla Blaise Pascal ,la mia dignità di “Io pensante”non può accettare di scommettere su un simile argomento.Spesso gli agnostici vengono accusati di essere indifferenti al problema della fede di non avere alcun interesse spirituale o religioso oppure “L’unico agnosticismo e’ fuori dell’azione di intelletto, e’ una posizione inattiva”,ed anche accusati, dagli atei, di essere il grimaldello degli spiritualisti.E’ vero esattamente il contrario,il vero agnosticismo è epistemologico, non può trascurare alcuna fonte, sia essa spirituale che materialista, tutt’ al più si può paragonare al dubbio metodologico nella filosofia.

L’azione dell’intelletto, dell’Io pensante, è cosciente e in divenire, è una lotta bifronte, un’attività frenetica, una disanima continua se “l’essere è o non è”,se il mio Io,come “Ente” sia entangled con l’essere o sia libero di navigare nello spaziotempo.Per questo non concordo con gli ultimi versi di una delle più belle poesie che siano state scritte:

“…Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare.” .

Non mi piace l’acquiescenza e non mi piace naufragare: la ricerca continua.


lunedì 2 marzo 2009

Melanconia, tristezza, timore del nulla.

Il nulla dal quale proveniamo è il nulla nel quale ritorneremo, la vita è un’ eccezione la morte la regola.
Dal nichilismo la via d’uscita è solo temporanea. Un momento di non pensiero, un momento di irrazionalità come lo sono gli affetti, l’amore, la sessualità, anche se la riproduzione rientra nel ciclo vita-morte e quindi nel divenire.
Freud e Schopenhauer dicono: proviamo desiderio sessuale perché dobbiamo riprodurci, dobbiamo riprodurci perché siamo mortali e temporanei.
Nichilismo, come dicotomia essere non essere e, quindi,anche il divenire, si presenta come verità ineluttabile,ma è solo da attribuirsi a una carenza intellettiva del pensiero dell’uomo, una limitatezza del pensiero,un ridimensionamento dell’Io cartesiano.
Rimangono spazi infiniti in cui “il pensier mio si annega “, e si arriva finanche al “naufragar m’è dolce in questo mare.” Una sorta di compiacimento della malinconia che ci accompagna.

A mio giudizio, Leopardi interpreta meglio di Schopenhauer e di tutti i filosofi esistenzialisti, il nichilismo: io il nulla in un infinito in cui mi perdo.
Perché la tristezza accompagna l’uomo? Steiner dice: “L’infinità del pensiero è anche un’infinità incompleta”. Il pensiero è capace di formulare le cosiddette “domande ultime”: “Come è nato l’universo? Le nostre vite hanno uno scopo? Esiste Dio?” Il pensiero dell’uomo non è in grado di dare le risposte, da qui la malinconia.
Persino il Cristo, dimostra tutta la sua dimensione umana, non raziocinante, quando rivolto agli apostoli disse:“l’anima mia è triste sino a morirne: restate qui e vegliate con me”“Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice;però,non si faccia come voglio io, ma come vuoi tu”(Matteo 26,38-40)

La tristezza che Dio permette che ti assalga è come il nulla che voleva ghermire Gesù nell’orto dei getsemani sul monte degli Ulivi.
Il mio pensiero è in altra dimensione aldilà del bene e del male, al i fuoi dello spazio e del tempo.

Il mio pensiero è illimitato e soprattutto libero. Libero di abbracciare il microcosmo come il macrocosmo, non c’è spazio per la persistenza della malinconia, essa è un momento transitorio, un momento di rilassamento del cogito, ma non è il nulla.
Gli assertori del nichilismo affermano che il pensiero raziocinante abbia dei limiti, non sono affatto d’accordo, esso non ha limiti, se non quelli che gli danno gli atei e, per un altro verso, i credenti.
L’amletico “essere non essere”, non è un passaggio dall’essere al nulla, ma semplicemente una metamorfosi dell’essere: un passaggio da uno stato esistenziale ad un altro stato esistenziale. Si esclude così il relativismo del pensiero debole e l’immutabilità del pensiero forte.
Non credo al pensiero debole, come non credo al pensiero forte, credo nel pensiero “alto”, nel pensiero al di sopra del nichilismo e del dogmatismo, nulla è precluso: è solo questione di tempo.

L'altra faccia di Sarcastycon.

martedì 24 febbraio 2009

Un nuovo socialismo dalla crisi economica? )click)

la cd. "crisi dei mutui subprime" ha innescato una crisi finanziaria a livello mondiale che ha innescato a sua volta una profonda crisi a livello della cd. "economia reale".
Molto più pericolosa potrebbe essere la crisi psicologica, innescata da questo inceppamento del libero mercato, a livello dell'opinione pubblica occidentale.
Non possiamo chiudere gli occhi di fronte all'evidenza che le attuali élites intellettuali e politiche si sono formate nel XX secolo, che è stato definito il "secolo socialista", per via dell'egemonia culturale e politica della Sinistra.
Tranne una minoranza, questa élite ha imparato dal mondo accademico e da quello mediatico a disprezzare l'istituto della proprietà privata.
Se sul settimanale "Time" di un paio di settimane fa appare il volto di Karl Marx, se Sarkozy annuncia di essersi riletto le sue opere, se Angela Merkel le ha imparate a memoria da giovane attivista nella Germania Est come non temere che l'attuale confusione della pubblica opinione stravolga le buone intenzioni del dottor Jekill e risvegli mister Hide?
La dottrina sociale cattolica ci insegna invece che la proprietà privata è un diritto naturale risalente alla Creazione stessa, e riconosciuto come tale dalla millenaria Cattedra di Pietro.
Le teorie economiche passano, il diritto alla proprietà privata rimarrà finché esisterà una società umana. E' il momento di ricordarlo!
Si può leggere l'inedito saggio nel nuovo LepantoFocus n. 8 cliccando sul titolo.

lunedì 23 febbraio 2009

domenica 22 febbraio 2009

MIA PERSONALISSIMA ANALISI


Sessant'anni di storia della nostra Repubblica.
Cominciò dopo un voto ammalato da brogli mai smentiti.
Il Re di Maggio pacatamente se ne andò in esilio e di questo darà giudizio la Storia.
Si riunì l'Assemblea Costituente composta secondo un giudizio di apparente equilibrio fra le due parti, destra e sinistra, ma l'equlibrio fu assolutamente apparente, perché inevitabilmente ne rimasero fuori quelli che non si riconoscevano in quella Destra o in quella Sinistra.
Ora, dopo sessant'anni, quella Sinistra e quella Destra non esistono più, l'ultimo atto si è compiuto ieri con l'elezione di un iscritto al PD, ma in effetti di radici demoscristiane, alla segreteria del Partito Democratico, erede naturale del PCI.
Si continua a parlare di bipartitismo, ma ormai anche questa suddivisione è superata e, spero presto, si arriverà a parlare di due schieramenti, che si distingueranno solo per una contrapposta visione nell'amministrazione della cosa pubblica.
A questo punto, a mio avviso, sarebbe necessario tornare a comporre una nuova Assemblea Costituente per rivedere organicamente la prima Costituzione che non è più la Costituzione di “tutto” il Popolo italiano, anche se dovranno essere tenuti fermi i principi fondanti di una Repubblica democratica e parlamentare.
Non sarà facile: molti dei politici che sono ancora in lizza appartengono a quella vecchia classe ammalata di ideologie, l'ideologia marxista e cattocomunista o la pseudoideologia liberale, nessuna delle due ormai rispondente ad una visione moderna dello Stato.
Volenti o nolenti si sono attuate non poche rivoluzioni nella concezione di “società”: il Mondo è diventato più piccolo, le culture si sono confrontate e, passati i primi fuochi di novità, hanno cominciato a scontrarsi, a sgomitarsi, a tentare la prevaricazione dell'una sull'altra, sono nate le prime paure di sopraffazione, le prime volontà di sopraffazione... cosicchè oggi siamo costretti a vivere in un caos difficilmente risovibile.
Eppure il coniglio dovrà uscire dal cilindro, ma lungi da noi la speranza che arrivi sul palco “UN MAGO”, uno solo, quindi sarà giocoforza cercare la più vasta rapprentanza delle idee che animano i diversi gruppi di pensiero.
Credo sia giunta l'ora di fare di questa ricerca la primaria preoccupazione, che dovrà investire tutti, dico tutti, coloro che anche minimamente si interessano del bene dell'Italia.
Non vado oltre per prudenza, ma soprattutto per ignoranza...
E non me ne vergogno.

venerdì 20 febbraio 2009

Crisi anche all'ENAC


Aviazione civile 16:15 - giovedì Grave episodio di intolleranza coinvolge il direttore generale dell’Enac Manera
Roma, Italia - Durante una riunione con il personale perde il controllo e i freni inibitori(WAPA) - Alla fine i lavoratori dell’Enac, Ente nazionale per l’aviazione civile hanno detto “Basta” all’andazzo imposto all’Ente dal loro direttore generale, che arrogantemente si permette anche di disertare la convocazione al ministero del Lavoro indetta per il tentativo di conciliazione, al solo scopo di evitare il confronto di merito. L’episodio di qualche tempo fa la dice lunga sulla capacità del direttore generale dell’Enac Silvano Manera di gestire correttamente i rapporti con il personale. Durante una precedente riunione con i lavoratori, come riportano unitariamente tutte le sigle sindacali in un comunicato (leggi in proposito notizia AVIONEWS), incapace di argomentare le sue posizioni, Manera si è alzato urlando, mandando i rappresentanti sindacali (fra cui anche delle gentili signore) letteralmente in un posto, più che località geografica, parte anatomica, testualmente: ..”Affan...”. Il gravissimo episodio di intolleranza, oltre che di incapacità relazionale, porta naturalmente a chiedersi se il dottor Silvano Manera sia la persona adatta al cambio di mentalità e alle innovazioni di cui la nostra aviazione civile ha bisogno nell’ ineludibile confronto in sede europea sia con l’Easa, European aviation safety agency, che con gli altri grandi Paesi aeronautici. A questo punto, non è solo nell’interesse dei sindacati o del personale che l’Ente nazionale per l’aviazione civile ritrovi la capacità per ridefinire ed adeguare i propri processi organizzativi interni e di sorveglianza e certificazione, ma anche (e soprattutto) per consentire alla nostra industria aeronautica, sia del trasporto aereo che di costruzioni, di essere competitiva sui mercati globali. In una dichiarazione delle OO.SS, allegata al verbale della riunione del 17 febbraio 2009 presso il ministero del lavoro (vedi il testo integrale già precedentemente citato e pubblicato da AVIONEWS), i sindacati riprendono la loro autonomia (leggasi fra le righe: scioperi in vista) , tutto ciò naturalmente come se non bastassero le tormentate vicende Alitalia-Cai, la ridefinizione dell’accordo Agusta- Westland con gli Usa e gli aerei vuoti. Dovremmo anche vedere l’aviazione civile italiana paralizzata perché il direttore generale dell’Enac non ha tenuta nervosa? No grazie. Si pensi, per carità di Patria, ad un rapido e (possibilmente) indolore avvicendamento. (Avionews)
(NatBru) 090219161518-1100028 (World Aeronautical Press Agency - 19-Feb-2009 16:15)
http://www.avionews.it/index.php?corpo=see_news_home.php&news_id=1100028&pagina_chiamante=index.php

giovedì 19 febbraio 2009

COSSIGA. NAPOLITANO HA SBAGLIATO


Cossiga rimprovera a Napolitano lo stop al decreto salva-Eluana. «Ha ritenuto giusto lasciarla morire»
di Rodolfo Casadei
approfondimenti

* Volontà presunte? Precedente angosciante

«Con tutto il rispetto per il padre di Eluana, io non riesco a comprenderlo. L’avrei compreso, e forse l’avrei anche giustificato, se avesse visto la figlia agitarsi fra terribili sofferenze. Ma lui stesso ha detto che non soffriva. E allora?». È passata una settimana dalla morte “per sentenza”, come l’ha definita il ministro della Giustizia Angelino Alfano, di Eluana Englaro. La maggioranza sembra aver rinfoderato la spada che aveva sguainato dopo il rifiuto del presidente Giorgio Napolitano di controfirmare il decreto legge che avrebbe salvato la vita della donna in stato vegetativo persistente, le acque si calmano e tornano a mostrarsi limacciose, ma il senatore a vita Francesco Cossiga è fra quelli che non si danno pace per come sono andate le cose. E prosegue la sua polemica nei confronti del capo dello Stato. E di qualcun altro.

Presidente, in una recente intervista, lei ha sostenuto che il presidente Giorgio Napolitano, rifiutandosi di firmare il decreto legge che avrebbe salvato la vita di Eluana Englaro, ha stravolto la Costituzione, perché in realtà lui non ha la facoltà di negare la firma ai decreti urgenti, ma solo di fare osservazioni al governo che li decide. Invece, il capo dello Stato, nella famosa lettera al Presidente del Consiglio, ha rivendicato il suo diritto di non sottoscrivere i decreti legge in forza della funzione di garanzia istituzionale che a lui assegna la Costituzione. Chi ha ragione, Cossiga o Napolitano?
Non posso nasconderle di avere un certo qual scrupolo per avere io, seppure per motivi di coscienza e per fini etici, sollevato questa bagarre presentando una interpellanza al Governo per chiedere l’emanazione di un decreto-legge che servisse a salvare la vita della povera Eluana. Veniamo al punto. Anzitutto, tutti parlano di ruolo di garanzia costituzionale, ma nessuno ha mai detto: garanzia da cosa e da chi, di chi e di che cosa, e con quali strumenti. La Costituzione dice che il Governo adotta in caso di necessità e urgenza sotto la sua responsabilità – ripeto: sotto la sua responsabilità – provvedimenti aventi forza di legge ordinaria, ponendo a suo carico l’obbligo di presentarli immediatamente al Parlamento che deve, se voglia, convertirli in legge entro novanta giorni, pena la loro decadenza. Noi abbiamo un regime costituzionale di tipo parlamentare nel quale il Governo non risponde, come nel regime costituzionale puro o in quello semipresidenziale, al Capo dello Stato, ma solo e soltanto al Parlamento. È al Parlamento che quindi spetta valutare se ricorrano o meno la necessità e l’urgenza.

Napolitano scrive che già altri presidenti prima di lui si sono negati ad emanare decreti legge. È vero? Lei ne ricorda qualcuno?
Vi sono dei precedenti, di cui uno o due miei; ma si tratta di casi diversi nei quali era evidente la mancanza dei presupposti dell’urgenza. Vi è un altro caso nel quale il Capo dello Stato può rifiutarsi di emanare un decreto-legge: quando ritenga motivatamente che le norme in esso contenute abbiano un carattere eversivo, che so: «È proclamata la dittatura e il compagno Giorgio Napolitano è proclamato Compagno Supremo e a lui sono attribuiti tutti i poteri legislativi, esecutivi e giudiziari, compreso il diritto di vita e di morte»: ma quest’ultimo in vero lo ha esercitato già… O quando le norme ledano la Costituzione in modo così grave che il vulnus da esse recato non possa con evidenza essere riparato da una successiva sentenza della Corte Costituzionale.
Abbiamo fin qui discusso sulla legittimità/illegittimità di principio della negata firma di Napolitano. Accantoniamola per un momento ed entriamo nel merito delle obiezioni che egli ha formulato.

Napolitano sostiene che la drammaticità del caso di Eluana non configura il caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell’art. 77 della Costituzione per emanare un decreto legge. Vero o falso?
Credo che egli in coerenza con le idee da lui sempre professate, abbia ritenuto non che ci fosse l’urgenza di salvare la vita di Eluana, ma che non ce ne fosse la necessità, anzi che fosse legale e giusto farla morire…

Ricorda decreti legge emanati dai governi e firmati dai presidenti per questioni magari non così urgenti e straordinarie come il destino della vita di una donna?
Ripeto, io credo che Giorgio Napolitano sapesse bene che senza quel decreto-legge Eluana sarebbe morta di fame e di sete, ma che ritenesse giusto che ciò accadesse. Voglio farle una piccola rivelazione. Alcuni colleghi, laici e cattolici, “cattolici infanti” e non “cattolici adulti”, volevano presentare una interpellanza con il mio identico testo, ma Gianfranco Fini gli fece censurare quella parte nella quale si argomentava sul diritto del Governo di emanare un siffatto decreto-legge e sui limiti dei poteri del Capo dello Stato in materia. Quindi, o il neo-compagno partigiano Gianfranco Fini sapeva quello che era il pensiero della “regina maschio”, o è stato lui a suggerirlo allo stesso.

Fini suggeritore del presidente Napolitano? Addirittura!
È quello che io credo. E c’è pure un precedente...

Fermiamoci qui! Restiamo su temi “alti”. Napolitano sostiene pure che il decreto legge ledeva il principio della distinzione fra i poteri dello Stato, che andava contro una sentenza giudiziaria definitiva, che tale va considerato anche un decreto emesso a seguito di un procedimento di volontaria giurisdizione, e che esso non è invasivo della sfera di competenza del potere legislativo perché così è stato sentenziato dalla Corte costituzionale. Lei che ne dice?
Poiché la “regina-maschio” non capisce un tubo di diritto costituzionale e di diritto processuale, mi chiedo chi gli abbia scritto la lettera con queste sciocchezze.

Presidente, lei è un grande esperto di diritto. Mi spieghi: è mai possibile che su di un caso che riguardava la vita o la morte di una persona, e la facoltà da concedere ai medici di provocare la morte di questa persona, a decidere sia stata la giustizia civile e non invece quella penale?
Sì, si sono prounciate le sezioni civili della Corte di Cassazione.

Ma davvero la materia non aveva profili penali?
Avrebbe avuto un profilo penale, ma nessuno, dal Procuratore generale di Trieste a quello di Udine, si è mosso. Perché l’azione penale è obbligatoria, ma è obbligatoria secondo le ideologie dei pubblici ministeri. È obbligatoria, ma è discrezionale secondo le ideologie dei pubblici ministeri.

A Ballarò dell’altra sera il Garante della Privacy, Stefano Rodotà, ha sentenziato fra gli applausi che l’esito della vicenda Eluana è un «trionfo dello Stato di diritto» e ha rievocato la famosa battuta del mugnaio tedesco a Federico II: «Ci sono giudici a Berlino!». Non è un po’ spudorato, per un caso in cui si è messa a morte con un decreto giudiziario una persona sulla base di una volontà presunta?
E lei va dietro a Stefano Rodotà? So di far peccato, ma mi auguro che presto si trovi nelle condizioni di Eluana e che lo facciano morire di fame e di sete, naturalmente con sentenza passata in giudicato.

Il direttore di Tempi, Luigi Amicone, dice che questo è moralmente un caso Dreyfuss, dove però non sarà mai possibile risarcire e riabilitare la vittima perché Eluana non è più fra noi. Che ne pensa?
Ci sarebbe un modo: far venire un coccolone ai magistrati e ai giudici della Corte di Cassazione e farli morire di fame e di sete, ma senza sedativi….

Presidente, da quanto abbiamo sin qui detto si potrebbe anche desumere che veramente Giorgio Napolitano abbia disatteso la Costituzione. Si potrebbe metterlo in stato di accusa a norma dell’art. 90 della Costituzione, come il Pds di Achille Occhetto cercò di fare con lei nel 1992?
Anzitutto lui è comunista, ed io non lo ero. E poi, avendo superato gli ottant’anni, non finirebbe in galera… Certo, anche a lui potrebbe venire un coccolone: e allora lo si potrebbe affidare a Beppino Englaro…

DIAMOCI UNA MOSSA

Englaro:"Ddl fine vita è barbarie"
Padre Eluana contro legge in Parlamento

Per Beppino Englaro, la legge sul testamento biologico che il Parlamento si appresta ad approvare "è una vera e propria barbarie. Una legge assurda e incostituzionale contro la quale è assolutamente necessario che i cittadini facciano sentire la propria voce e scendano in piazza a manifestare". Con queste parole, il padre di Eluana aderisce alla manifestazione "Sì alla vita, no alla tortura di Stato", prevista a Roma sabato prossimo.

DA ALBERT

Povero, patetico, triste e sconsolato Braccobaldoguelfi.

E' una crisi devastante per tutto il tuo sistema digestivo e gastrico, anzi, direi per il sistema digestivo gastrico di ogni comunista vecchia e nuova maniera come te, e come di tutte le sigle che nel corso degli ultimi anni hanno fatto da coperta corta alla povera idea della grande illusione inventata dai filosofi sognatori dell'800, creare l'illusione del paradiso in terra.

Ed ora ti dibatti in preda a crisi convulsive, l'ultima sempre peggiore della precedente.

"Non ce l'ho fatta" - ha detto il povero Valter, poi Walter, poi Uolter, poi er Kennedy, poi "I care", poi Obama, con la stessa identica genesi delle sigle del partito, nella disperata ed ossessiva ricerca di trovare un paio di mutande sigillanti che potessero coprire delle pudenda sempre più vergognose.

"non ce l'ho fatta", povero e disperato, a costruire il sogno che avevo.

"I had a dream", è ormai la conclusione del povero sognatore dagli occhi spiritati, degno emulo di Groucho Marx, che neanche Karl Marx val più la pena di tirare in ballo.

"Credevo fosse amore, e invece era un calesse", dice il povero Uolter, che da opportunista par suo, ieri non riusciva a nascondere che gli scappava da ridere, mentre confermava il suo ritiro.

Tanto io c'ho già un par de pensioni, e me le vado a godere. Andate avanti voi, adesso, che a me scappa da ridere.

E tu, povero Bracchetto, non riesci più a nascondere i rutti che ti salgono da uno stomaco sempre più disastrato per i pastrocchi che devi digerire in nome del sol dell'avvenire. Come quella macchietta di comico da avanspettacolo di periferia, ti metti davanti al piatto pieno di feci ed eserciti l'arte sopraffina della coprofagia, ti nutri delle deiezioni dei capi, perchè è così che fate da quando il barbudo, nell'800, se ne venne fuori con il suo "I have a dream", ho inventato una filosofia grazie alla quale saremo tutti eguali, tutti affamati, tutti sfruttati, ma avrete la soddisfazione di sapere che nessuno avrà di più dell'altro, tutti la stessa misera vita, e che sopra di voi ci sarà sempre un segretario del glorioso partito che non sbagliarà mai nelle sue scelte, e che tanto, se sbagliarà, poi basterà semplicemente cambiarlo, o cambiare la sigla, tanto il popolo scemo che agiterà la bandiera rossa in piazza ci sarà sempre, a cuocere le salamelle alle feste dell'unità e a cantare l'inno glorioso "bandiera rossa la trionferà, sui cessi pubblici della città".

Povero, patetico, tristissimo Gianniguelfi. Stai giungendo alla fine della corsa del tuo scassatissimo treno, senti che cigolii dapertutto, le rotaie non sono neppure più parallele, vanno dove pare a loro, le ruote ormai grippano, e la stazione finale e vicina, e al di la......................., la visione di un infinito deserto dei tartari.

Fine della corsa, compagni !! quello che sta sorgendo è il sol dell'avvenire........, ma compagni...., ma vedete quel che vedo io ???.....quel sole glorioso......., è disegnato sui dei cartoni da imballaggio marciti.


Compagni, ho come l'impressione che è dal 1917 che ci stanno sodomizzando tutti........

E Walter sta uscendo dalla porta di servizio, perchè si mette una mano sulla bocca ??, ostrega!!, ma mi pare che gli scappi da ridere.

Ma non c'è problema !!! contrordine compagni, non siamo più PCI, non più PDS, non più DS, non più PD...... Evviva, torniamo al glorioso PCI. Garriscano le rosse bandiere, ora siamo di nuovo PCI, Partito Coglionista Italiano.

E per la digestione difficile???? rimedio della nonna, un cucchiaino di bicarbonato sciolto in un bicchiere di bile.

E, Gianniguelfi, non ruttare forte dopo, sarebbe sconvenientemente maleducato.....

domenica 15 febbraio 2009

TESTAMENTO BIOLOGICO (dal Legno click)


Marcel Proust, Le Côté de Guermantes Klimt, Vita e Morte, 1916

La Morte disse alla Vita

di dire ai vivi

che loro sono siamesi

e che nessun chirurgo

potrà dividerle mai

perché Vita con Morte

divide ogni respiro.

sabato 14 febbraio 2009

Testamento Biologico: ci avevate pensato?

Tizio fa il suo testamento biologico: "se rimango paralizzato, uccidetemi".
Caio vuole la morte di Tizio, lo aggredisce e lo paralizza.
Cosa fara' adesso Tizio: si fara' uccidere, o accettera' di vivere contro le proprie convinzioni per non dare soddisfazione a Caio?
E cosa fara' la Magistratura: incriminera' Caio per omicidio o per sole lesioni?

Pensateci su.

giovedì 5 febbraio 2009

EMERGENZA GIUSTIZIA


Dalla giustizia delle emergenze all'emergenza giustizia
Scritto da Mauro Mellini
giovedì 05 febbraio 2009

Oramai nessuno osa più mettere in dubbio che siamo di fronte all’”emergenza giustizia”. Meglio tardi che mai. Più di vent’anni fa, un quarto di secolo, dicevo, scrivevo e titolavo articoli e capitoli di libri: “dalla giustizia delle emergenze all’emergenza giustizia”.

Se lo ricordo non è certo per vanità, per rivendicare un diritto di primogenitura, del resto senza appannaggi e diritti di maggiorasco. Lo ricordo perché, senza capire come si è arrivati a questa “emergenza”, quanto essa sia vecchia e quanto lungo il cammino per approdarvi e, soprattutto, senza rendersi conto delle cause vere di una crisi tanto grave e profonda, non vi sia rimedia, non si va, con tutti i buoni propositi di riforme, da nessuna parte.
Si parla, dunque, di emergenza giustizia. Basta leggere i titoli delle cronache delle inaugurazioni dell’anno giudiziario. Ma, si evita di ricordare che essa è figlia della giustizia delle varie emergenze (terrorismo, mafia, corruzione, etc. etc.). Del resto ammettere che quello della giustizia è un grosso, grossissimo problema politico solo in quanto è divenuto “un’emergenza”, vuol dire non discostarsi da quella traccia.
Ma, intendiamoci, è fuori discussione che la giustizia, così come è concepita, strutturata, praticata, strumentalizzata, è una autentica emergenza.
La preoccupazione per la mancanza di ogni riferimento, nel dibattito politico, alle cause di questa sciagurata situazione non è, ovviamente, d’ordine formale e, magari, storiografico. Ignorare le cause, il perché si sia giunti a tanto, significa ignorare la natura del malanno e pretendere di porvi tuttavia rimedio è, a dir poco, azzardato.
Non è questa la sede per ripetere per l’ennesima volta anche solo alcuni dei principali argomenti sull’origine di questa emergenza giustizia. Si può persino mettere da parte, qui ed ora, il dato rappresentato dall’ancora recente (e non del tutto abbandonata) scelta golpista di una parte consistente (e non contrastata) della magistratura. Ma se vogliamo parlare di emergenza giustizia e parlarne per poterne uscire, non possiamo permetterci, ad esempio, di continuare, ad ipotizzare una giustizia a “doppio binario”. Uno, cioè, ordinario, garantista, del giudizio fondato sull’accertata verità al di là di ogni ragionevole dubbio e sulla certezza del diritto e l’altro nello “straordinario”, per l’emergenza criminalità organizzata, mafia, camorra, tendente all’”esemplarità”, alla sommarietà, più che rapida, sbrigativa.
Di una soluzione della crisi, con l’approdo ad una giustizia a “doppio binario” (che non sarebbe una soluzione) sentiamo parlare ogni volta che si fa cenno, ad esempio, al regime delle intercettazioni: limiti alle “intercettazioni selvagge”, ma non per i reati di mafia. E così via.
Una giustizia, dunque, in cui resterebbero sempre maxiprocessi, carcerazioni preventive facili e di anni, intercettazioni “a tappeto”, inchieste alla ricerca di ipotesi di reato su cui indagare, pentiti con trattamenti “premiali” le cui dichiarazioni siamo “verità privilegiate”, etc. etc. Ma, “limitatamente ai reati di mafia”.
Già, ma poi c’è la droga che non merita meno significative “esclusioni”. E la pedofilia, la corruzione, etc. etc. Ma non c’è bisogna neppure di ipotizzare queste “aggiunte” alle “giustizie speciali”. Basta ricordare la famosa legge del bimetallismo monetario: “La moneta cattiva caccia quella buona”. La giustizia “cattiva”, sommaria, “esemplarista”, pentitistica etc. etc. tende naturalmente ad espandersi, perché quella “buona” tende a modellarsi ad essa.
La giustizia, il cui stato è lamentato da Alfano e da Berlusconi, ma anche da Violante (!!!) e da Borrelli, da Veltroni (ed un giorno o l’altro anche da Di Pietro), è una giustizia che giorno dopo giorno è andata adeguandosi a quella delle “lotte” antimafia, antiterrorismo etc. E che, riformata, ma con le “debite eccezioni” tornerà ad adeguarsi (o peggio), alle “eccezioni”, quanto più queste appaiano “naturali” e, magari, marginali.
I riformatori debbono sapere guardare avanti. E lontano. Ma se ignorano e vogliono ignorare quel che si lasciano dietro, difficilmente sapranno da che parte dover andare.
Non è dunque vanità ricordare quello che abbiamo potuto vedere e quindi dire ed affermare per decenni. In fondo varrà almeno un po’ di più di quello che hanno da dire quelli che non hanno visto, non hanno compreso o hanno dimenticato. Che sono molti e molto continuano a dire e sbraitare.

da: www.giustiziagiusta.info

venerdì 23 gennaio 2009

NON SOLO BATTISTI. IL CASO DI ADRIANO SOFRI

In questi giorni ha fatto scandalo la notizia del pluri-omicida terrorista comunista Cesare Battisti, il quale, dopo aver trascorso lunghi anni in Francia senza neppure aver bisogno di nascondersi, protetto dalle leggi francesi, è infine fuggito in Brasile ed ivi ha trovato un altro ospitale asilo. In verità, i terroristi rossi sono sfuggiti molto spesso ad una vera giustizia anche qui in Italia.Nel periodo fra il 1968 ed il 1989 circa in Italia si è avuta una vera e propria guerra civile strisciante mossa dalla sinistra comunista contro il resto della società e lo Stato, al fine d’imporre anche nella nostra Patria una dittatura totalitaria d’impronta marxista.I terroristi hanno ucciso politici, magistrati, carabinieri, poliziotti, giornalisti, imprenditori ecc. colpevoli d’opporsi alle loro ambizioni dittatoriali, e ne hanno feriti o terrorizzati moltissimi altri.Per molti anni gli atti di violenza, più o meno gravi, compiuti dai terroristi rossi furono praticamente quotidiani, andando dalle stragi, agli omicidi, ai ferimenti, alle aggressioni, alle manifestazioni di piazza con attacchi alle forze dell’ordine, alle violenze endemiche contro militanti di destra, alle devastazioni di locali pubblici, alle rapine compiute per finanziarsi ecc. ecc. Centinaia erano i gruppi ed i movimenti operanti, per cui accanto a vere e proprie associazioni terroristiche clandestine, come le BR, le CCC, i NAP, ne esistevano moltissime altre che coniugavano l’illegalità violenta con l’attività pubblica, come “Potere operaio”, “Lotta continua”, “Avanguardia operaia” ecc., sino a giungere ad organizzazioni meno note e diffuse, però diffusi su larga parte del territorio nazionale.Sarebbe legittimo attendersi che i responsabili di questi atti gravissimi e pericolosi per la stessa libertà d’Italia siano stati, dopo il loro arresto, rinchiusi fra solide sbarre tra l’esecrazione generale, mentre si può facilmente scoprire che innumerevoli sono i casi di ex terroristi scarcerati e variamente sostenuti nelle loro attività da uomini “liberi” ad opera dei movimenti, associazioni, partiti di sinistra. In seguito il sottoscritto fornirà qui un elenco di molte attività, alcune delle quali compiute in ambito pubblico, compiute da terroristi rossi. Ora però desiderei soffermarmi un momento su Adriano Sofri, che è forse l’esempio massimo di come i condannati per terrorismo, purché di sinistra, abbiano evitato i rigori della giustizia, ed anzi siano ancora politicamente attivi, con una larga platea e molti, moltissimi affezionati “amici”.Adriano Sofri è stato condannato in tre diversi processi per l’omicidio del commissario Calabresi, con la condanna confermata e passata in giudicato dalla Cassazione. Questo terrorista assassino, oltre ad essere responsabile dell’uccisione di un commissario di polizia, è stato membro dell’associazione eversiva “Potere operaio”, responsabile di numerosi atti di violenza politica, ed il fondatore e capo dell’organizzazione comunista e sovversiva “Lotta continua”, nota per i suoi innumerevoli e violentissimi scontri di piazza con le forze dell’ordine, compiuti tramite un’autentica organizzazione para-militare, strutturata in veri e propri reparti armati, addestrati ed esercitati alla manovra per i combattimenti da strada.La condanna di Sofri prevedeva 22 anni di carcere: ne sono stati scontati in tutto 8, e qualche mese, dal 1997 (a partire dalla sentenza definitiva, quindi non dall’inizio di quest’anno) al 2005, oltretutto in misura solo parziale, grazie ai numerosi permessi ed alla concessione della semilibertà già nel giugno del 2005. Dal gennaio del 2006 l’omicida in questione è di fatto libero, avendo ottenuto la “sospensione della pena”.Oltre ad essere scarcerato dopo soli otto anni di prigione, contro i 22 previsti dalla sentenza, il suddetto assassino ha potuto, anche quando era teoricamente in prigione, proseguire nelle sue attività politiche, collaborando attivamente con il periodico “Panorama”, ed, ora, con il quotidiano di sinistra “La Repubblica”, il quale ha il dubbio onore di ospitare fra le sue pagine i messaggi di un terrorista. Inoltre, nel 2005 questo criminale era stato assunto dalla biblioteca della Scuola Normale Superiore di Pisa con l’incarico di collaborare alla sistemazione degli archivi dei due storici Sebastiano Timpanaro ed Eugenio Garin, ottenendo per questa ragione già in quell’anno la semi-libertà. A prescindere dalla giustizia e liceità dell’assunzione di un carcerato assassino per una simile lavoro, il sottoscritto, assieme a molti altri, ignora le ragioni che hanno indotto la biblioteca della più prestigiosa università italiana, nota in tutto il mondo, ad assumere Adriano Sofri (sprovvisto d’ogni esperienza quale archivista o bibliotecario; sfornito di una bibliografia di valore accademico non rispondendo affatto i libri da lui scritti ai requisiti scientifici ed essendo del tutto assimilabili all’ambito della pubblicistica èdita da politici e giornalisti e di contenuto largamente auto-biografico; persino privo di laurea) per partecipare alla sistemazione degli archivi di due seri studiosi, di cui uno, il Garin, è stato anzi uno dei maggiori storici italiani. Sofri, che si è visto riconoscere la sospensione della pena per ragioni di salute, e si troverebbe agli arresti domiciliari, ha potuto partecipare in questi anni a diversi pubblici incontri e programmi televisivi. Circa un’anno fa, tale omicida è stato ad una trasmissione televisiva di notevole importanza, in cui egli sarà l’unico ospite di un noto presentatore. In tale contesto questo terrorista ha avuto modo di presentare un suo libro, intitolato “Chi è il mio prossimo”, spiegando in tale occasione che papa Ratzinger risulta in errore nella sua interpretazione della nota massima evangelica dell’amore verso il prossimo, nonché dichiarando quale movente dell’azione politica dei “figli del ’68” proprio l’amore verso l’umanità. Anche in questo caso, si vorrebbe sapere e capire con quale senso di giustizia si possa invitare ad un’importante programma televisivo un assassino, oltretutto ivi chiamato non per condannare i suoi atti criminosi, bensì al fine di fare pubblicità ad un proprio libro ossia alle sue idee, pretendendo d’impartire lezioni di etica e rivendicando la bontà delle aspirazioni sue e dei suoi compagni di strada. Si deve credere che in Italia non esistano autori più importanti e meritevoli di essere conosciuti e letti che non quanto scrive un simile personaggio? La produzione editoriale, nei campi più differenti, dalle scienze matematiche e naturali a quelle umane, oltre che nella vera e propria produzione letteraria, è immensa, e risulta per la massima parte, soprattutto per quanto concerne la produzione di specialisti, pressoché ignota al pubblico. Al contrario, un programma della RAI, televisione pubblica pagata col denaro di tutti i contribuenti e di proprietà dello Stato ha avuto come ospite questo terrorista, il quale ha potuto al contempo accrescere le vendite del suo libro e diffondere la sua immagine e le sue idee.Oltretutto, non si deve credere che questo criminale abbia mai rinnegato le idee che lo hanno mosso mentre era a capo di “Lotta continua”, anzi continua ancor oggi a propagandarle. Pochi giorni addietro è uscito un suo nuovo libro, dal titolo “La notte che Pinelli”, edito dalla Sellerio, in cui opera una ricostruzione che accusa, nuovamente, la polizia, se non di aver causato la morte dell’anarchico Pinelli (accusa da cui infine risultò incontestabilmente innocente; lo sfortunato Pinelli probabilmente fu vittima di un malore oppure cercò di suicidarsi), almeno di “pregiudizio culturale” nei confronti delle forze di sinistra, di eredità della mentalità fascista, ecc., per poi riprendere a considerare la possibilità teorica delle “stragi di Stato”.E’ bene ricordare come l’idea del “fascismo” della polizia italiana”, e quella del “terrorismo di Stato” furono due fra le nozioni-chiave dell’ideologia rivoluzionaria dei terroristi rossi, nonché dei loro fiancheggiatori e compagni di strada, i quali pretesero di giustificare il loro operato sostenendo la necessità di opporsi all’inesistente “minaccia fascista” rappresentata dallo “Stato terrorista”. Inoltre, non è neppure il caso di ricordare che Adriano Sofri è stato condannato per l’omicidio di Calabresi, il commissario di polizia che la sinistra radicale indicò, del tutto ingiustamente, quale il responsabile della morte di Pinelli, e contro il quale le forze comuniste eversive, con “Lotta Continua” in prima linea, scatenarono un autentico linciaggio morale.
A chi legge il giudizio ed il commento su quanto sopra obiettivamente esposto.