"Io, rom, vi dico: chiudete i campi rom"
di Gabriele Villa
Potrebbe fare altro, Alexian Santino Spinelli, 43 anni. Avrebbe, per esempio, potuto continuare a rubare. Invece ha smesso questa attività a sette anni. E, con l’aiuto di una maestra di Lodi e di cinque sorelle, è diventato l'unico Rom d’Europa con due lauree e una cattedra universitaria. Insegna lingua e cultura romanì (l'accento è importante perché lui l'accento lo mette su molte questioni) alla facoltà di Lettere e Filosofia di Trieste. Ma è anche poeta e, ancor più, musicista. Andate a visitare il suo sito web e vi renderete conto che lui è una sorta di fiume nella piena dell’entusiasmo. Anche quando, raggiunto al telefono mentre sta per dare il la, davanti a quindicimila persone, ad un concerto nel Salento, deve dire cose che, certe orecchie, tappate dal cerume della demagogia, non vorrebbero mai sentire.
Per esempio, Alexian?
«Comincio dalla più urgente: chiudere i campi nomadi. Che sono solo pattumiere a cielo aperto. Soluzioni degradanti che non aiutano nessuno, tantomeno i nomadi. Che certo non le vogliono e nemmeno ci stanno volentieri. Considerate che chi vive oggi nei campi nomadi aveva una casa in Romania e nella ex Jugoslavia. Gente che era venuta in Italia per star meglio, per trovare un lavoro. Non per star peggio e venire ghettizzata».
Così, magari, questa gente ghettizzata ruba, o si cimenta in imprese delinquenziali varie...
«Chi ruba o commette un delitto è fuorilegge e coma tale non va protetto ma punito. Ma, intendiamoci, il delinquente ha sempre un nome e un cognome. Non si deve colpire un’etnia si deve punire la persona che sbaglia. Che può essere di qualsiasi nazionalità, colore e fede. Come diceva Gesù Cristo? Nella nostra diversità siamo tutti uguali. Solo che quando sbaglia un Rom, per colpa di una campagna di disinformazione e di strumentalizzazione si tende a colpire un'etnia. Non un tizio ben preciso con nome e cognome».
Scusi, professore, ma dove sta, la strumentalizzazione?
«Sta, purtroppo per i Rom, dalla parte che tutti credono sia la parte giusta, la parte dei buonisti. La parte di chi dice di voler aiutare i Rom. Cioè le associazioni di volontariato che si fanno dare dei bei soldini per fare dell’assistenzialismo. Un impegno che giova solo a loro per autoreferenziarsi. Associazioni e organizzazioni varie che hanno interesse a continuare a dipingere i Rom per quello che non sono. E che, soprattutto, si arrogano, tramite questo non richiesto assistenzialismo di calcolo, il diritto di essere loro e non i Rom, gli interlocutori privilegiati con le istituzioni, quando si parla dei problemi che ci riguardano. Ecco io dico basta a queste speculazioni. Facciamo una consulta di Rom e Sinti e siano loro a parlare dei loro problemi».
Torniamo al via, chiusi i campi nomadi che cosa facciamo?
«Cerchiamo di aiutare chi se lo merita ad integrarsi. A trovare un lavoro. A godere degli stessi diritti degli altri italiani. Che vuol dire iscriverli alle liste per l’assegnazione delle case popolari, e farli accedere all'assistenza sanitaria. Ci sono calciatori e personaggi dello spettacolo in Italia che sono Rom. Nessuno si sognerebbe mai di cacciarli proprio perché sono diventati famosi. E tutti gli altri illustri sconosciuti, ma per bene?».
Resta il fatto che anche lei oggi sarà in corteo al Colosseo contro le aggressioni ai Rom...
«Mi creda, con il mio lavoro con i miei impegni all'Università non ho certo bisogno di andare in un corteo a mettermi sotto i riflettori. Lo faccio, e mi auguro che sia per l'ultima volta, perché come mi hanno indignato e addolorato le molotov della polizia tirate contro donne e bambini Rom, mi indigna anche la mistificazione che si fa del problema. Andrò in piazza per fare chiarezza per informare la gente. Ma soprattutto per mediare. Perché mai come in questo momento c'è bisogno di abbassare i toni e stemperare animi e clima. E tutti, anche noi Rom, dobbiamo fare la nostra parte».
domenica 8 giugno 2008
giovedì 5 giugno 2008
Torno al tema Trattato di Lisbona (click per il video)
Riporto un commento che condivido che ho letto in proposito e su cui c'è da riflettere.
Nessie2 scrive:
2 Giugno 2008 alle 23:02
E’ un problema che merita molta attenzione. La domanda è : siamo ancora un Paese sovrano, con un popolo sovrano? e con un governo sovrano espressione del popolo presumibilmente sovrano che lo ha eletto? La mia risposta è NO. Troppi organismi trans e sovranazionali mettono a repentaglio le nostre legittime decisioni. L’ONU in prima linea. L’on Guzzanti ricorda in modo puntuale tutta la legislazione nel Regno Unito in materia di immigrazione clandestina e anche quella francese. Sappiamo delle crudeli violazioni in materia di diritti umani di quella spagnola. Sappiamo che gli Usa non sono affatto dei damerini coi latinos ai confini tra il Messico e il Texas. POi c’è stata la bordata di Amnesty International, della Ue, di Gheddafi che spara panzane beduine sul fatto che affondiamo i bastimenti. E mi dicono, perfino la ADL americana, il Vaticano e i preti protestanti. Serve altro?
La verità purtroppo è una e una soltanto. L’Italia è un grande ponte aperto, se non addiritura spalancato ai quattro venti e 4 continenti, e ha fatto comodo a tutti come semplice “espressione geografica” per lungo tempo. Ora il suo popolo ha detto BASTA e vuole che il governo eletto lo risollevi dal degrado in cui è sprofondato, dall’illegalità diffusa, dall’insicurezza, dalla monnezza, dalla criminalità dilagante, dai traffici illeciti di droghe, armi e clandestini. Il suo popolo vuole che si faccia un censimento serio, che si abbia un occhio di riguardo sulla sua demografia. Vuole che chi paga le tasse e i contributi sanitari da una vita, possa avere un posto letto se si ammala, possa avere il diritto di primogenitura tra chi vive da generazioni in questo Paese e chi invece vi è entrato per ultimo o da poco tempo. Conta ancora qualcosa il sangue dei Patrioti versato durante il Risorgimento? o siamo terra di TUTTI ergo TERRA di NESSUNO?
Se sarà necessario, ritengo non peregrina la proposta della Lega nel sottoporre a referendum il Trattato di Lisbona. Intanto vi consiglio di guardare questo link per mostrarvi come è stato accolto:
http://it.youtube.com/watch?v=vCBIst10H-k (cliccando sul titolo si può vedere il filmato)
L’Eurabia-Eurss è una vera e propria cessione di sovranità che vuole educarci al vassallaggio e alla sottomissione più umiliante. Non fanno che imporre obtorto collo, costituzioni truffaldine, in nome della cosiddetta Unione. Non faranno che metterci bastoni tra le ruote su tutto: sui pacchetti sicurezza, sui decreti per lo smaltimento rifiuti, sulle compagnie aeree, aeroporti, bolli per le caldaie, bollini blu per le auto, revisoni ogni due per tre. Perfino quale seggiolino per bambini dobbiamo usare in auto. No all’omologazione, al servilismo, alla gendarmeria mondiale, al vassallaggio e alle vessazioni continue. Adesso BASTA
http://www.paologuzzanti.it/?p=727#comment-66139
Nessie2 scrive:
2 Giugno 2008 alle 23:02
E’ un problema che merita molta attenzione. La domanda è : siamo ancora un Paese sovrano, con un popolo sovrano? e con un governo sovrano espressione del popolo presumibilmente sovrano che lo ha eletto? La mia risposta è NO. Troppi organismi trans e sovranazionali mettono a repentaglio le nostre legittime decisioni. L’ONU in prima linea. L’on Guzzanti ricorda in modo puntuale tutta la legislazione nel Regno Unito in materia di immigrazione clandestina e anche quella francese. Sappiamo delle crudeli violazioni in materia di diritti umani di quella spagnola. Sappiamo che gli Usa non sono affatto dei damerini coi latinos ai confini tra il Messico e il Texas. POi c’è stata la bordata di Amnesty International, della Ue, di Gheddafi che spara panzane beduine sul fatto che affondiamo i bastimenti. E mi dicono, perfino la ADL americana, il Vaticano e i preti protestanti. Serve altro?
La verità purtroppo è una e una soltanto. L’Italia è un grande ponte aperto, se non addiritura spalancato ai quattro venti e 4 continenti, e ha fatto comodo a tutti come semplice “espressione geografica” per lungo tempo. Ora il suo popolo ha detto BASTA e vuole che il governo eletto lo risollevi dal degrado in cui è sprofondato, dall’illegalità diffusa, dall’insicurezza, dalla monnezza, dalla criminalità dilagante, dai traffici illeciti di droghe, armi e clandestini. Il suo popolo vuole che si faccia un censimento serio, che si abbia un occhio di riguardo sulla sua demografia. Vuole che chi paga le tasse e i contributi sanitari da una vita, possa avere un posto letto se si ammala, possa avere il diritto di primogenitura tra chi vive da generazioni in questo Paese e chi invece vi è entrato per ultimo o da poco tempo. Conta ancora qualcosa il sangue dei Patrioti versato durante il Risorgimento? o siamo terra di TUTTI ergo TERRA di NESSUNO?
Se sarà necessario, ritengo non peregrina la proposta della Lega nel sottoporre a referendum il Trattato di Lisbona. Intanto vi consiglio di guardare questo link per mostrarvi come è stato accolto:
http://it.youtube.com/watch?v=vCBIst10H-k (cliccando sul titolo si può vedere il filmato)
L’Eurabia-Eurss è una vera e propria cessione di sovranità che vuole educarci al vassallaggio e alla sottomissione più umiliante. Non fanno che imporre obtorto collo, costituzioni truffaldine, in nome della cosiddetta Unione. Non faranno che metterci bastoni tra le ruote su tutto: sui pacchetti sicurezza, sui decreti per lo smaltimento rifiuti, sulle compagnie aeree, aeroporti, bolli per le caldaie, bollini blu per le auto, revisoni ogni due per tre. Perfino quale seggiolino per bambini dobbiamo usare in auto. No all’omologazione, al servilismo, alla gendarmeria mondiale, al vassallaggio e alle vessazioni continue. Adesso BASTA
http://www.paologuzzanti.it/?p=727#comment-66139
L'OPINIONE DI ZICHICHI (click)
L'attenzione del grande pubblico va diretta sull'aspetto più
rilevante di questo incidente in Slovenia: non è successo nulla. La
centrale di Krsko non è di ultima generazione e, anche se
l'incidente ha messo per un attimo l'Europa in apprensione, questo
non vuol dire che dobbiamo rinunciare a liberarci dalla schiavitù
energetica nella quale siamo piombati a causa della sciagurata
rinuncia al nucleare nel 1987.
L'incidente deve essere messo a confronto con il pericolo di black-
out che corriamo. Il prezzo del petrolio, che viaggia verso livelli
da nessuno immaginati, ci dice che siamo in piena crisi energetica
mondiale. Se scoppiasse una crisi politica nel mondo, i Paesi dai
quali dipendiamo per l'acquisto di petrolio, gas ed energia
(nucleare) chiuderebbero i rubinetti per garantire ai loro cittadini
la libertà energetica indispensabile per il livello di vita cui sono
abituati. Nel giro di poche settimane crollerebbero le nostre
attività produttive senza alcuna possibilità di negoziato in quanto
privi di una potente sorgente energetica in grado di far fronte ai
bisogni indispensabili per il livello di vita cui siamo arrivati.
Coloro che speculeranno sull'incidente debbono riflettere sulle
notizie venute fuori dalla Fao in questi giorni. Centinaia di
milioni di persone vogliono più cibo e più energia. Noi apparteniamo
al miliardo di privilegiati in quanto abbiamo la quantità di energia
necessaria per vivere bene. Ci sono 5 miliardi e mezzo di persone
che aspirerebbero a vivere come il miliardo del G8. L'ingresso della
Cina e dell'India nel mercato mondiale ha portato alle stelle il
prezzo del petrolio e del cibo. L'energia nucleare è l'unica
sorgente d'energia la cui potenza può venire incontro alla richiesta
esponenzialmente crescente che viene dalle Nazioni dette in via di
sviluppo. Se non avessimo sprecato i vent'anni trascorsi nel letargo
antinucleare noi saremmo oggi con una fiorente industria nucleare e
non in stato di schiavitù energetica.
L'incidente in Slovenia deve darci una spinta per uscire con
coraggio dallo stato di pericolo «black-out» in cui viviamo dopo
vent'anni di rinuncia al nucleare. L'incidente «nucleare» di Krsko
va messo a confronto con le notizie di cui nessuno parla mai. Eppure
si tratta di vittime causate ogni anno dalla produzione di energia
non d'origine nucleare ma usando il carbone e le bio-masse. Lo
ricordiamo ancora una volta: 300mila nella sola Cina per il carbone
e oltre un milione nel mondo per le bio-masse.
Antonino Zichichi
Presidente World Federation of Scientists
rilevante di questo incidente in Slovenia: non è successo nulla. La
centrale di Krsko non è di ultima generazione e, anche se
l'incidente ha messo per un attimo l'Europa in apprensione, questo
non vuol dire che dobbiamo rinunciare a liberarci dalla schiavitù
energetica nella quale siamo piombati a causa della sciagurata
rinuncia al nucleare nel 1987.
L'incidente deve essere messo a confronto con il pericolo di black-
out che corriamo. Il prezzo del petrolio, che viaggia verso livelli
da nessuno immaginati, ci dice che siamo in piena crisi energetica
mondiale. Se scoppiasse una crisi politica nel mondo, i Paesi dai
quali dipendiamo per l'acquisto di petrolio, gas ed energia
(nucleare) chiuderebbero i rubinetti per garantire ai loro cittadini
la libertà energetica indispensabile per il livello di vita cui sono
abituati. Nel giro di poche settimane crollerebbero le nostre
attività produttive senza alcuna possibilità di negoziato in quanto
privi di una potente sorgente energetica in grado di far fronte ai
bisogni indispensabili per il livello di vita cui siamo arrivati.
Coloro che speculeranno sull'incidente debbono riflettere sulle
notizie venute fuori dalla Fao in questi giorni. Centinaia di
milioni di persone vogliono più cibo e più energia. Noi apparteniamo
al miliardo di privilegiati in quanto abbiamo la quantità di energia
necessaria per vivere bene. Ci sono 5 miliardi e mezzo di persone
che aspirerebbero a vivere come il miliardo del G8. L'ingresso della
Cina e dell'India nel mercato mondiale ha portato alle stelle il
prezzo del petrolio e del cibo. L'energia nucleare è l'unica
sorgente d'energia la cui potenza può venire incontro alla richiesta
esponenzialmente crescente che viene dalle Nazioni dette in via di
sviluppo. Se non avessimo sprecato i vent'anni trascorsi nel letargo
antinucleare noi saremmo oggi con una fiorente industria nucleare e
non in stato di schiavitù energetica.
L'incidente in Slovenia deve darci una spinta per uscire con
coraggio dallo stato di pericolo «black-out» in cui viviamo dopo
vent'anni di rinuncia al nucleare. L'incidente «nucleare» di Krsko
va messo a confronto con le notizie di cui nessuno parla mai. Eppure
si tratta di vittime causate ogni anno dalla produzione di energia
non d'origine nucleare ma usando il carbone e le bio-masse. Lo
ricordiamo ancora una volta: 300mila nella sola Cina per il carbone
e oltre un milione nel mondo per le bio-masse.
Antonino Zichichi
Presidente World Federation of Scientists
L'ENI/ENEL - LE CENTRALI NUCLEARI
lunedì 2 giugno 2008
Una scelta libera riguardo al matrimonio
A distanza di tanti anni dall'approvazione della legge sul divorzio, è possibile tentare un provvisorio bilancio delle sue conseguenze.
1) E' difficile dubitare sul fatto che la legge sul divorzio, come anche quella sull'aborto, abbiano modificato il modo di pensare e di essere delle generazioni cresciute dopo la loro approvazione. Si è fortemente indebolita, in particolare, l'esperienza dello sforzo, della fatica di tenere in piedi comunque una relazione problematica, ovvero la consapevolezza che la relazione richiede un investimento costante, che cambia di segno durante le fasi della vita, ma continua per tutta la sua durata. La difficoltà del momento ha avuto dalla sua l'appoggio legislativo, disponibile ad accoglierla sciogliendo il matrimonio, mentre l'impegno di vita si è trovato improvvisamente senza nessun punto d'appoggio.
2) La facilità nella soluzione d'una relazione ha ottenuto l'effetto di rendere molto meno attenta ed impegnativa la scelta del coniuge, proprio perché basata su di un contratto facilmente rescindibile anziché destinato a durare per sempre, ed ha sottratto profondità e serietà alla relazione stessa.
3) Il dilagare del divorzio ha inoltre privato i figli della presenza della figura d'entrambi i genitori, con conseguenze gravissime per la loro crescita.
4) Ancora, l'indebolimento dell'istituto familiare, cellula sociale di base, ha indebolito la società nel suo complesso.
Una parziale risoluzione a tali gravissimi problemi è già stata proposta ed approvata in numerosi stati della Federazione Americana, con l'istituzione del cosiddetto "covenant marriage", che procede in direzione d'un duplice regime matrimoniale.
Esso si è concretizzato con l’approvazione, il 23 giugno 1997, da parte del parlamento della Louisiana, della “New Louisiana covenant marriage law”. Tale atto normativo è stato il primo ad introdurre la possibilità di scelta degli sposi al momento del matrimonio . “La legge fu proposta dal repubblicano Tony Perkins, dirigente dei gruppi cristiani conservatori, «per contenere l'emorragia della famiglia americana» e per porre rimedio «a quello che il divorzio ha provocato negli ultimi venticinque anni, cioè la moltiplicazione dei casi di rottura delle famiglie attraverso il ricorso al divorzio facile, che ha provocato la rovina dei figli e un aumento di vite infrante». I parlamentari della Louisiana accolsero il progetto con entusiasmo: i voti a favore furono 98 alla Camera dei rappresentanti (nessuno contro) e 37 al Senato (un solo parlamentare vi si oppose)”
Il covenant marriage è un istituto parallelo e alternativo al matrimonio ordinario. Quest’ultimo, secondo le leggi statunitensi, si può sciogliere dopo appena sei mesi di separazione di fatto. Il covenant marriage invece, pur non essendo dotato dell’indissolubilità, prevede un iter giudiziario più complesso per la pronuncia di divorzio, in modo da disincentivare il ricorso ad esso. Si tratta di una “clausola di durezza” del tipo di quelle utilizzate anche nella legislazione europea e, fino al 1987, anche in quella italiana, che però sono state in seguito considerate negativamente ed escluse dal nostro ordinamento giuridico, in quanto non coerenti con l’idea di “divorzio – rimedio” che ispira la nostra normativa sullo scioglimento del matrimonio. In questo caso non si può parlare di inopportunità di tali clausole di durezza, in quanto esse non vengono imposte dal legislatore ma liberamente scelte dagli sposi.
Oltre a disporre modifiche al codice civile, che escludono il procedimento ordinario di divorzio nei casi di covenant marriage, la legge approvata nel 1997 in Louisiana fornisce una definizione del covenant marriage:
“Un covenant marriage è matrimonio tra un uomo e una donna che intendono e sono d’accordo che l'unione fra loro è un rapporto per tutta la vita. Le parti di un covenant marriage hanno ricevuto una consulenza che ha dato risalto alla natura ed agli scopi del matrimonio e delle relative responsabilità. Soltanto quando c’è stata una frattura completa e totale dell'impegno coniugale del patto la parte non colpevole può domandare che il matrimonio non sia più legalmente riconosciuto.”
Il covenant marriage tuttavia non esclude il divorzio. Esso è ammesso, ma solo in ipotesi tassative, mentre il matrimonio ordinariamente può essere sciolto negli Stati Uniti dopo appena sei mesi di separazione di fatto. I casi previsti per lo scioglimento del covenant marriage sono invece: adulterio, crimine, violenza contro un familiare, separazione di fatto biennale o separazione giudiziale pronunciata da almeno un anno. Tale periodo è aumentato ad un anno e sei mesi dalla sentenza nel caso in cui ci siano figli minori.
Dopo la Louisiana, anche l’Arizona nel 1998 e l’Arkansas nel 2001 hanno introdotto nei loro ordinamenti il covenant marriage. Vi sono solo poche sostanziali differenze: ad esempio la normativa dell’Arizona ammette tra le cause di scioglimento del covenant marriage il mutuo consenso; mentre la legge promulgata nell’Arkansas prevede anche per la separazione giudiziale un periodo di due anni prima di poter chiedere lo scioglimento del covenant marriage; e tale periodo è elevato a due anni e sei mesi in presenza di figli minori. E’ interessante notare come dal sito del governatore dell’Arkansas sia possibile scaricare una brochure illustrativa del covenant marriage, che fornisce tutte le indicazioni sul matrimonio, sulle cause di separazione e di divorzio e sui relativi procedimenti, oltre ad essere completo di modelli di moduli per la celebrazione del covenant marriage. Questo dimostra l’interesse, da parte del governo dello stato, a diffondere la conoscenza e l’utilizzo di questo nuovo tipo di matrimonio.
Negli anni successivi al 1997 sono stati presentati emendamenti volti ad introdurre il covenant marriage in numerosissimi altri stati: Alabama, California, Indiana, Iowa, Kansas, Maryland, Minnesota, Mississippi, Missouri, Nebraska, New Jersey, Ohio, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Utah, Virginia, Washington e West Virginia. Inoltre in Georgia, Oklahoma, Oregon e Texas tale emendamento è stato già approvato da una delle due camere. Questo dimostra l’interesse che questo esperimento avviato dalla Louisiana ha destato in tutto il Paese.
Si può certo dibattere sull'applicabilità in Italia d'una simile legislazione, essendo possibile obiettare a questo punto che il covenant marriage offre una tutela all’unità familiare inferiore rispetto alla normativa italiana, che invece prevede una separazione triennale e accertata dal giudice per poter richiedere il divorzio. In realtà, la tutela dell’unità della famiglia si manifesta, nel covenant marriage, non tanto al momento dello scioglimento del vincolo, quanto al momento della sua formazione: infatti gli sposi scelgono liberamente di sottoporre il loro matrimonio (ed eventualmente, il loro divorzio), ad una disciplina diversa da quella che regola i matrimoni contratti con rito ordinario. E' proprio questa consapevolezza che rafforza il matrimonio, mentre in Italia invece gli sposi non hanno la possibilità di compiere tale scelta.
D'altronde, sarebbe possibile imitare l'idea della doppia legislazione matrimoniale, senza per questo dover riprendere esattamente il suo contenuto giuridico. Semplicemente, dovrebbe essere concesso agli sposi che lo richiedono, quindi sottoponendo tale decisione alla libera scelta delle coppie, d'aderire ad un dato regime nuziale, il quale preveda norme di divorzio più restrittive, od anche (per chi lo desideri: tale proposta fu avanzata da ecclesiastici durante la campagna a favore del divorzio) stabilisca la sua intangibilità.
In questo caso si potrebbe a ragione dire, a differenza di quanto avviene oggi nell’ordinamento italiano, che chi vuole è libero di divorziare, e chi invece non vuole sciogliere il proprio matrimonio vede tutelata la propria aspirazione: infatti, chiarendo già dal momento costitutivo del vincolo la natura che i coniugi intendono attribuire ad esso (perpetuo o potenzialmente temporaneo), nessuno potrebbe lamentarsi di una successiva situazione in cui verrebbe a trovarsi non per scelta del legislatore, come attualmente avviene, bensì in base alla volontà manifestata al momento delle nozze.
Contemporaneamente all’introduzione di un istituto di questo tipo, sarebbe possibile, nel nostro ordinamento, modificare la disciplina del divorzio, eliminando tutte quelle disposizioni che tendono ad arginare lo scioglimento del matrimonio. Infatti tale disciplina rimarrebbe applicabile solo a coloro che avessero optato per il matrimonio dissolubile, e pertanto non sembrerebbe più opportuno, in presenza del doppio regime, porre degli ostacoli all’utilizzo di un istituto, il divorzio, che i coniugi hanno accettato e ammesso come possibilità futura già al momento della costituzione della comunità familiare.
Una legislazione simile sarebbe certo applicabile anche in Italia, non violando nè il principio della libertà individuale, poiché sarebbe frutto di libera e volontaria scelta, nè quello dell'eguaglianza (in quanto tutte le differenze che risulterebbero tra i due regimi matrimoniali sarebbero frutto non di un’imposizione autoritaria dello Stato, bensì della libera scelta dei contraenti, essendo corollario del principio di uguaglianza è che situazioni diverse, proprio per volontà di coloro che hanno dato vita ad esse devono essere trattate in maniera differente.), e rispondendo anzi in ottimo modo all'articolo 29 della Costituzione stessa, che tutela la famiglia.
La proposta della duplice legislazione matrimoniale era già stata avanzata qui in Italia da ecclesiastici durante la campagna per il divorzio, proponendo che si lasciasse libertà di scelta nel decidersi, all'atto delle nozze, ad un regime dissolubile od indissolubile. Prima ancora, l'argomento era stato dibattuto da Léon ed Henri Mazeaud, professori della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Parigi, che avevano concluso positivamente sulla liceità ed applicabilità d'una simile legislazione anche in Francia .
Considerando l'esistenza del covenant marriage negli USA, la più antica democrazia al mondo e paese quanto mai liberale, e l'approvazione ad una istituzione analoga affermata da giuristi accademici di Francia, patria del laicismo e dell'eguaglianza dei cittadini, non dovrebbe certo potersi negare legittimità ad una tale proposta neppure in Italia.
1) E' difficile dubitare sul fatto che la legge sul divorzio, come anche quella sull'aborto, abbiano modificato il modo di pensare e di essere delle generazioni cresciute dopo la loro approvazione. Si è fortemente indebolita, in particolare, l'esperienza dello sforzo, della fatica di tenere in piedi comunque una relazione problematica, ovvero la consapevolezza che la relazione richiede un investimento costante, che cambia di segno durante le fasi della vita, ma continua per tutta la sua durata. La difficoltà del momento ha avuto dalla sua l'appoggio legislativo, disponibile ad accoglierla sciogliendo il matrimonio, mentre l'impegno di vita si è trovato improvvisamente senza nessun punto d'appoggio.
2) La facilità nella soluzione d'una relazione ha ottenuto l'effetto di rendere molto meno attenta ed impegnativa la scelta del coniuge, proprio perché basata su di un contratto facilmente rescindibile anziché destinato a durare per sempre, ed ha sottratto profondità e serietà alla relazione stessa.
3) Il dilagare del divorzio ha inoltre privato i figli della presenza della figura d'entrambi i genitori, con conseguenze gravissime per la loro crescita.
4) Ancora, l'indebolimento dell'istituto familiare, cellula sociale di base, ha indebolito la società nel suo complesso.
Una parziale risoluzione a tali gravissimi problemi è già stata proposta ed approvata in numerosi stati della Federazione Americana, con l'istituzione del cosiddetto "covenant marriage", che procede in direzione d'un duplice regime matrimoniale.
Esso si è concretizzato con l’approvazione, il 23 giugno 1997, da parte del parlamento della Louisiana, della “New Louisiana covenant marriage law”. Tale atto normativo è stato il primo ad introdurre la possibilità di scelta degli sposi al momento del matrimonio . “La legge fu proposta dal repubblicano Tony Perkins, dirigente dei gruppi cristiani conservatori, «per contenere l'emorragia della famiglia americana» e per porre rimedio «a quello che il divorzio ha provocato negli ultimi venticinque anni, cioè la moltiplicazione dei casi di rottura delle famiglie attraverso il ricorso al divorzio facile, che ha provocato la rovina dei figli e un aumento di vite infrante». I parlamentari della Louisiana accolsero il progetto con entusiasmo: i voti a favore furono 98 alla Camera dei rappresentanti (nessuno contro) e 37 al Senato (un solo parlamentare vi si oppose)”
Il covenant marriage è un istituto parallelo e alternativo al matrimonio ordinario. Quest’ultimo, secondo le leggi statunitensi, si può sciogliere dopo appena sei mesi di separazione di fatto. Il covenant marriage invece, pur non essendo dotato dell’indissolubilità, prevede un iter giudiziario più complesso per la pronuncia di divorzio, in modo da disincentivare il ricorso ad esso. Si tratta di una “clausola di durezza” del tipo di quelle utilizzate anche nella legislazione europea e, fino al 1987, anche in quella italiana, che però sono state in seguito considerate negativamente ed escluse dal nostro ordinamento giuridico, in quanto non coerenti con l’idea di “divorzio – rimedio” che ispira la nostra normativa sullo scioglimento del matrimonio. In questo caso non si può parlare di inopportunità di tali clausole di durezza, in quanto esse non vengono imposte dal legislatore ma liberamente scelte dagli sposi.
Oltre a disporre modifiche al codice civile, che escludono il procedimento ordinario di divorzio nei casi di covenant marriage, la legge approvata nel 1997 in Louisiana fornisce una definizione del covenant marriage:
“Un covenant marriage è matrimonio tra un uomo e una donna che intendono e sono d’accordo che l'unione fra loro è un rapporto per tutta la vita. Le parti di un covenant marriage hanno ricevuto una consulenza che ha dato risalto alla natura ed agli scopi del matrimonio e delle relative responsabilità. Soltanto quando c’è stata una frattura completa e totale dell'impegno coniugale del patto la parte non colpevole può domandare che il matrimonio non sia più legalmente riconosciuto.”
Il covenant marriage tuttavia non esclude il divorzio. Esso è ammesso, ma solo in ipotesi tassative, mentre il matrimonio ordinariamente può essere sciolto negli Stati Uniti dopo appena sei mesi di separazione di fatto. I casi previsti per lo scioglimento del covenant marriage sono invece: adulterio, crimine, violenza contro un familiare, separazione di fatto biennale o separazione giudiziale pronunciata da almeno un anno. Tale periodo è aumentato ad un anno e sei mesi dalla sentenza nel caso in cui ci siano figli minori.
Dopo la Louisiana, anche l’Arizona nel 1998 e l’Arkansas nel 2001 hanno introdotto nei loro ordinamenti il covenant marriage. Vi sono solo poche sostanziali differenze: ad esempio la normativa dell’Arizona ammette tra le cause di scioglimento del covenant marriage il mutuo consenso; mentre la legge promulgata nell’Arkansas prevede anche per la separazione giudiziale un periodo di due anni prima di poter chiedere lo scioglimento del covenant marriage; e tale periodo è elevato a due anni e sei mesi in presenza di figli minori. E’ interessante notare come dal sito del governatore dell’Arkansas sia possibile scaricare una brochure illustrativa del covenant marriage, che fornisce tutte le indicazioni sul matrimonio, sulle cause di separazione e di divorzio e sui relativi procedimenti, oltre ad essere completo di modelli di moduli per la celebrazione del covenant marriage. Questo dimostra l’interesse, da parte del governo dello stato, a diffondere la conoscenza e l’utilizzo di questo nuovo tipo di matrimonio.
Negli anni successivi al 1997 sono stati presentati emendamenti volti ad introdurre il covenant marriage in numerosissimi altri stati: Alabama, California, Indiana, Iowa, Kansas, Maryland, Minnesota, Mississippi, Missouri, Nebraska, New Jersey, Ohio, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Utah, Virginia, Washington e West Virginia. Inoltre in Georgia, Oklahoma, Oregon e Texas tale emendamento è stato già approvato da una delle due camere. Questo dimostra l’interesse che questo esperimento avviato dalla Louisiana ha destato in tutto il Paese.
Si può certo dibattere sull'applicabilità in Italia d'una simile legislazione, essendo possibile obiettare a questo punto che il covenant marriage offre una tutela all’unità familiare inferiore rispetto alla normativa italiana, che invece prevede una separazione triennale e accertata dal giudice per poter richiedere il divorzio. In realtà, la tutela dell’unità della famiglia si manifesta, nel covenant marriage, non tanto al momento dello scioglimento del vincolo, quanto al momento della sua formazione: infatti gli sposi scelgono liberamente di sottoporre il loro matrimonio (ed eventualmente, il loro divorzio), ad una disciplina diversa da quella che regola i matrimoni contratti con rito ordinario. E' proprio questa consapevolezza che rafforza il matrimonio, mentre in Italia invece gli sposi non hanno la possibilità di compiere tale scelta.
D'altronde, sarebbe possibile imitare l'idea della doppia legislazione matrimoniale, senza per questo dover riprendere esattamente il suo contenuto giuridico. Semplicemente, dovrebbe essere concesso agli sposi che lo richiedono, quindi sottoponendo tale decisione alla libera scelta delle coppie, d'aderire ad un dato regime nuziale, il quale preveda norme di divorzio più restrittive, od anche (per chi lo desideri: tale proposta fu avanzata da ecclesiastici durante la campagna a favore del divorzio) stabilisca la sua intangibilità.
In questo caso si potrebbe a ragione dire, a differenza di quanto avviene oggi nell’ordinamento italiano, che chi vuole è libero di divorziare, e chi invece non vuole sciogliere il proprio matrimonio vede tutelata la propria aspirazione: infatti, chiarendo già dal momento costitutivo del vincolo la natura che i coniugi intendono attribuire ad esso (perpetuo o potenzialmente temporaneo), nessuno potrebbe lamentarsi di una successiva situazione in cui verrebbe a trovarsi non per scelta del legislatore, come attualmente avviene, bensì in base alla volontà manifestata al momento delle nozze.
Contemporaneamente all’introduzione di un istituto di questo tipo, sarebbe possibile, nel nostro ordinamento, modificare la disciplina del divorzio, eliminando tutte quelle disposizioni che tendono ad arginare lo scioglimento del matrimonio. Infatti tale disciplina rimarrebbe applicabile solo a coloro che avessero optato per il matrimonio dissolubile, e pertanto non sembrerebbe più opportuno, in presenza del doppio regime, porre degli ostacoli all’utilizzo di un istituto, il divorzio, che i coniugi hanno accettato e ammesso come possibilità futura già al momento della costituzione della comunità familiare.
Una legislazione simile sarebbe certo applicabile anche in Italia, non violando nè il principio della libertà individuale, poiché sarebbe frutto di libera e volontaria scelta, nè quello dell'eguaglianza (in quanto tutte le differenze che risulterebbero tra i due regimi matrimoniali sarebbero frutto non di un’imposizione autoritaria dello Stato, bensì della libera scelta dei contraenti, essendo corollario del principio di uguaglianza è che situazioni diverse, proprio per volontà di coloro che hanno dato vita ad esse devono essere trattate in maniera differente.), e rispondendo anzi in ottimo modo all'articolo 29 della Costituzione stessa, che tutela la famiglia.
La proposta della duplice legislazione matrimoniale era già stata avanzata qui in Italia da ecclesiastici durante la campagna per il divorzio, proponendo che si lasciasse libertà di scelta nel decidersi, all'atto delle nozze, ad un regime dissolubile od indissolubile. Prima ancora, l'argomento era stato dibattuto da Léon ed Henri Mazeaud, professori della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Parigi, che avevano concluso positivamente sulla liceità ed applicabilità d'una simile legislazione anche in Francia .
Considerando l'esistenza del covenant marriage negli USA, la più antica democrazia al mondo e paese quanto mai liberale, e l'approvazione ad una istituzione analoga affermata da giuristi accademici di Francia, patria del laicismo e dell'eguaglianza dei cittadini, non dovrebbe certo potersi negare legittimità ad una tale proposta neppure in Italia.
Albert: bisogna impedirne la ratifica
IL TRATTATO DI LISBONA DEVE ESSERE RESPINTO
di Liliana Gorini
29 maggio 2008 – Il Parlamento italiano è chiamato a ratificare il Trattato di Lisbona, che conferirà poteri straordinari alla Commissione dell’Unione Europea in quasi tutti gli aspetti della vita dei cittadini, e soprattutto su questioni di politica economica e di difesa, privando il nostro Paese della propria sovranità e vanificando in questo senso la Costituzione italiana, a partire dall’Articolo 1 che recita “la sovranità appartiene al popolo”. In altri paesi, tra cui Francia e Germania, esso è stato ratificato benchè il testo non fosse ancora stato reso noto, e risultasse del tutto incomprensibile, inducendo molti parlamentari ad approvarlo senza neanche averlo letto. Il Presidente della Repubblica tedesco non ha firmato la ratifica perché sono immediatamente scattati tre ricorsi alla Corte Costituzionale. In Irlanda è previsto un referendum contro il Trattato che, secondo le previsioni, lo boccerà il 12 giugno esattamente come fecero i referendum contro la Costituzione europea in Francia e Olanda nel 2001. Lo stesso testo, con alcune modifiche, è stato riproposto col nome di Trattato, benchè si tratti di un progetto costituzionale, con l’intento di vanificare alcuna iniziativa referendaria in paesi come l’Italia che non prevedono referendum sui trattati. Negli ultimi mesi si sono tenute numerose manifestazioni contro la ratifica del Trattato a Vienna, Berlino, e in tutta la Francia, manifestazioni in cui eminenti costituzionalisti hanno sottolineato la violazione di numerose norme costituzionali, tra cui quella della neutralità prevista dalla Costituzione austriaca.
La politica di difesa del Trattato prevede infatti, oltre alle missioni di pace, anche missioni offensive, che violano l’Art. 11 della nostra Costituzione, che recita “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Attraverso il potenziamento delle forze militari messe a disposizione dell’Unione Europea, è in atto un tentativo di fare dell’Europa un braccio della NATO. Con la creazione di un gruppo ristretto di paesi a cui verrebbero demandate le iniziative militari, sarebbe più facile aggirare l’opposizione di chi vorrebbe evitare lo scontro strategico portato avanti da Londra e Washington nei confronti di Russia e Cina [1].
Ma è in politica economica che si sentiranno di più gli effetti nefasti di quella che molti definiscono una vera e propria “dittatura dell’Unione e della Banca Centrale Europea”. Grazie al Trattato di Lisbona, infatti, i burocrati dell’Unione Europea avranno pieno titolo a bocciare qualunque misura decisa dal nostro governo, e dagli altri governi europei, per difendere la propria economia, l’occupazione, i redditi, l’industria e l’agricoltura, ed intervenire sui prezzi.
La crisi alimentare è un esempio del problema, che verrà aggravato dal Trattato di Lisbona. Mentre in tutto il mondo si moltiplicano gli appelli a intervenire per frenare la corsa al rialzo dei prezzi delle derrate alimentari, e mettere fine alla folle politica di sussidi ai “biofuels” che ne è tra le cause, l’Unione Europea, nella persona del Commissario Agricolo Mariann Fischer Boel, continua ad insistere nell’abolire la PAC (Politica Agricola Comune) che difende gli agricoltori, e nel mantenere l’obiettivo del 10% di consumi energetici coperti dai biocarburanti, il che significa che riceveranno sussidi solo gli agricoltori che producono per i biofuels, e non per nutrire il mondo, benchè da più parti (il Ministro dell’Agricoltura francese Michel Barnier, il ministro Tremonti e l’ex ministro del Commercio Estero Emma Bonino) questa sia stata definita una politica “criminale” che aumenterà le carestie in tutto il mondo e provocherà rivolte non solo nei paesi poveri ma anche in quelli “intermedi”, quali Egitto, Indonesia e Pakistan. Nel nome del “mercatismo” e del “libero commercio”, Unione Europea e WTO impediscono ai governi di intervenire contro la speculazione finanziaria sui prezzi, non solo delle derrate alimentari, ma anche del petrolio, su cui si arricchiscono i grandi speculatori, mentre la gente comune non arriva a fine mese. Interventi come quello del ministro dell’Agricoltura francese Barnier in difesa dei pescatori, o del governo italiano in difesa dell’Alitalia, potranno essere vietati dalla burocrazia di Bruxelles nel nome del Trattato di Lisbona, che dà la precedenza a delibere europee.
Ci sono almeno 2 articoli della Costituzione italiana che prevedono tali interventi dello Stato, e che dovrebbero avere la precedenza sul diktat europeo:
Art. 3.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 43.
A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale. (enfasi nostra)
Il Presidente Schifani ha annunciato che il voto sul trattato è prioritario. Ma anche da noi si levano autorevoli voci di critica. L’ex ministro e insigne giurista Giuseppe Guarino, ordinario di diritto amministrativo all’Università di Roma, ha diffidato dal ratificare il trattato così com’è, perché esso codificherebbe un sistema di “governo di un organo” o “organocrazia”. Il prof. Guarino ha esposto la sua critica in una conferenza pubblica a Firenze il 19 maggio, alla presenza di costituzionalisti, esperti e amministratori. Il trattato viola almeno due articoli della Costituzione italiana, l’Art. 1 (”La sovranità appartiene al popolo”) e l’Art. 11 (L’Italia “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie”). Riguardo a quest’ultimo, le condizioni di parità sono violate dal fatto che paesi come la Gran Bretagna e la Danimarca, membri del trattato, sono esonerati dalla partecipazione all’Euro. Così essi possono, ad esempio, fissare il tasso d’interesse in modo vantaggioso per loro ma svantaggioso per gli altri firmatari del trattato.
Inoltre, osserva Guarino, il Trattato di Lisbona aumenta sensibilmente i poteri della Commissione Europea. Ad esempio, nel caso della procedura di infrazione del Patto di Stabilità, stabilita dall’Art. 104, la Commissione finora aveva solo il potere di notificare l’avvenuta infrazione al Consiglio dei Ministri dell’EU, che poi decideva se avviare la procedura o meno. Nella nuova versione, sono stati introdotti tre piccoli cambiamenti che spostano quei poteri in seno alla Commissione. Non sarebbe saggio approvare il trattato, riproponendosi di cambiare in seguito le sue parti sbagliate, ha osservato il prof. Guarino. Ciò sarebbe di fatto impossibile, dato che occorre l’unanimità.
Un altro eminente costituzionalista tedesco, il prof. Schachtschneider, ha sviluppato una lezione dal titolo “La legittimazione della pena di morte e dell’omicidio” in cui sostiene che il Trattato di Lisbona nel suo continuo sostenere una cosa e rimandare ad altra contraria attraverso il richiamo alle “Spiegazioni della Carta dei Diritti Fondamentali” legittima la pena di morte e l’omicidio “per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione” e “per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo imminente di guerra” (ben 14 Stati dell’Unione europea sono impegnati nella guerra in Iraq). A queste tesi ovviamente se ne contrappongono di contrarie. Ma mentre la “battaglia delle opinioni” incalza, la politica deve decidere.
Ci appelliamo dunque al Parlamento italiano affinchè eviti approcci settoriali, e veda il contesto generale in cui si inserisce il Trattato di Lisbona: una crisi sistemica in cui si è pronti a scelte anti-democratiche pur di tenere in piedi una bolla speculativa destinata comunque ad esplodere. Se il dato giuridico è importante, esso deve essere contestualizzato al particolare momento storico. La considerazione del momento storico non può prescindere dalla lettura economica intesa come capacità relazionale dell’umanità con la biosfera.
Se già dalla semplice lettura e contestualizzazione storica del Trattato di Maastricht, era comprensibile che il processo avviatosi nel ‘92 non era altro che una tappa di un sovraprocesso oligarchico-imperiale, oggi, a distanza di 16 anni, abbiamo l’evidenza della tardiva percezione dei sensi a dimostrarcelo. E pensare che avremmo evitato alla popolazione europea 16 anni di progressive difficoltà, rimettendoci alla lungimirante luce della ragione piuttosto che attendere il tardivo verdetto della percezione sensoria!
Come sostiene giustamente il Prof. Guarino, occorre distinguere tra euromercato (nel senso di mercato europeo) ed eurosistema (nel senso di sistema composto di istituzioni europee). L’euromercato esisteva già prima dell’eurosistema. L’euromercato non necessitava dunque dell’eurosistema. Questo eurosistema è una costruzione evidentemente oligarchica. Il cuore dello stesso non è la Corte di Giustizia europea, tanto meno il Parlamento europeo o il Consiglio d’Europa. Il cuore e dominus della costituzione materiale europea, dei processi all’interno della quale si sviluppano, è la Banca centrale europea (Bce).
Non ci si deve confondere. La Bce non è un ente democratico. La Bce è formalmente un ente di diritto pubblico, ma nella sostanza è un ente dominato dalle banche private. La Bce decide la politica monetaria e finanziaria, e conseguentemente decide la politica economica dell’Europa. Guarino mette al centro del suo discorso il trattato stesso con i suoi meccanismi. Tuttavia Guarino stesso riconosce che dei due parametri fondamentali della struttura dell’Unione monetaria europea, si è prestato attenzione al rapporto defitic/pil ma non a quello debito pubblico/pil. Quest’ultimo è di anno in anno progressivamente peggiorato non solo per l’Italia, ma anche per la Germania e la Francia; le violazioni di questo europarametro non sono state sanzionate in alcun modo. Dunque è subentrato nella costituzione materiale un elemento discrezionale. Questa discrezionalità è esercitata appunto dalla Bce [2].
Ratificare il Trattato di Lisbona rappresenterebbe un’ulteriore legittimazione di questo sistema oligarchico che già troppo a lungo è durato ed i cui disastrosi risultati, in termini di tenore di vita reale della popolazione europea, sono sotto gli occhi di tutti. Ratificare il Trattato di Lisbona vorrebbe dire rafforzare ancor più un eurosistema oligarchico.
Il disegno dei padri fondatori dell’Europa, De Gasperi, De Gaulle e Adenauer, era quello di un’Europa dei Popoli non di un’Europa delle banche.
Facciamo dunque appello al Parlamento italiano ed al Presidente Napolitano affinchè non ratifichino il Trattato di Lisbona, e promuovano piuttosto presso le sedi internazionali un nuovo sistema monetario e creditizio, una Nuova Bretton Woods, che metta fine alla speculazione e rilanci l’economia reale, come viene ormai chiesto a viva voce da più parti.
di Liliana Gorini
29 maggio 2008 – Il Parlamento italiano è chiamato a ratificare il Trattato di Lisbona, che conferirà poteri straordinari alla Commissione dell’Unione Europea in quasi tutti gli aspetti della vita dei cittadini, e soprattutto su questioni di politica economica e di difesa, privando il nostro Paese della propria sovranità e vanificando in questo senso la Costituzione italiana, a partire dall’Articolo 1 che recita “la sovranità appartiene al popolo”. In altri paesi, tra cui Francia e Germania, esso è stato ratificato benchè il testo non fosse ancora stato reso noto, e risultasse del tutto incomprensibile, inducendo molti parlamentari ad approvarlo senza neanche averlo letto. Il Presidente della Repubblica tedesco non ha firmato la ratifica perché sono immediatamente scattati tre ricorsi alla Corte Costituzionale. In Irlanda è previsto un referendum contro il Trattato che, secondo le previsioni, lo boccerà il 12 giugno esattamente come fecero i referendum contro la Costituzione europea in Francia e Olanda nel 2001. Lo stesso testo, con alcune modifiche, è stato riproposto col nome di Trattato, benchè si tratti di un progetto costituzionale, con l’intento di vanificare alcuna iniziativa referendaria in paesi come l’Italia che non prevedono referendum sui trattati. Negli ultimi mesi si sono tenute numerose manifestazioni contro la ratifica del Trattato a Vienna, Berlino, e in tutta la Francia, manifestazioni in cui eminenti costituzionalisti hanno sottolineato la violazione di numerose norme costituzionali, tra cui quella della neutralità prevista dalla Costituzione austriaca.
La politica di difesa del Trattato prevede infatti, oltre alle missioni di pace, anche missioni offensive, che violano l’Art. 11 della nostra Costituzione, che recita “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Attraverso il potenziamento delle forze militari messe a disposizione dell’Unione Europea, è in atto un tentativo di fare dell’Europa un braccio della NATO. Con la creazione di un gruppo ristretto di paesi a cui verrebbero demandate le iniziative militari, sarebbe più facile aggirare l’opposizione di chi vorrebbe evitare lo scontro strategico portato avanti da Londra e Washington nei confronti di Russia e Cina [1].
Ma è in politica economica che si sentiranno di più gli effetti nefasti di quella che molti definiscono una vera e propria “dittatura dell’Unione e della Banca Centrale Europea”. Grazie al Trattato di Lisbona, infatti, i burocrati dell’Unione Europea avranno pieno titolo a bocciare qualunque misura decisa dal nostro governo, e dagli altri governi europei, per difendere la propria economia, l’occupazione, i redditi, l’industria e l’agricoltura, ed intervenire sui prezzi.
La crisi alimentare è un esempio del problema, che verrà aggravato dal Trattato di Lisbona. Mentre in tutto il mondo si moltiplicano gli appelli a intervenire per frenare la corsa al rialzo dei prezzi delle derrate alimentari, e mettere fine alla folle politica di sussidi ai “biofuels” che ne è tra le cause, l’Unione Europea, nella persona del Commissario Agricolo Mariann Fischer Boel, continua ad insistere nell’abolire la PAC (Politica Agricola Comune) che difende gli agricoltori, e nel mantenere l’obiettivo del 10% di consumi energetici coperti dai biocarburanti, il che significa che riceveranno sussidi solo gli agricoltori che producono per i biofuels, e non per nutrire il mondo, benchè da più parti (il Ministro dell’Agricoltura francese Michel Barnier, il ministro Tremonti e l’ex ministro del Commercio Estero Emma Bonino) questa sia stata definita una politica “criminale” che aumenterà le carestie in tutto il mondo e provocherà rivolte non solo nei paesi poveri ma anche in quelli “intermedi”, quali Egitto, Indonesia e Pakistan. Nel nome del “mercatismo” e del “libero commercio”, Unione Europea e WTO impediscono ai governi di intervenire contro la speculazione finanziaria sui prezzi, non solo delle derrate alimentari, ma anche del petrolio, su cui si arricchiscono i grandi speculatori, mentre la gente comune non arriva a fine mese. Interventi come quello del ministro dell’Agricoltura francese Barnier in difesa dei pescatori, o del governo italiano in difesa dell’Alitalia, potranno essere vietati dalla burocrazia di Bruxelles nel nome del Trattato di Lisbona, che dà la precedenza a delibere europee.
Ci sono almeno 2 articoli della Costituzione italiana che prevedono tali interventi dello Stato, e che dovrebbero avere la precedenza sul diktat europeo:
Art. 3.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 43.
A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale. (enfasi nostra)
Il Presidente Schifani ha annunciato che il voto sul trattato è prioritario. Ma anche da noi si levano autorevoli voci di critica. L’ex ministro e insigne giurista Giuseppe Guarino, ordinario di diritto amministrativo all’Università di Roma, ha diffidato dal ratificare il trattato così com’è, perché esso codificherebbe un sistema di “governo di un organo” o “organocrazia”. Il prof. Guarino ha esposto la sua critica in una conferenza pubblica a Firenze il 19 maggio, alla presenza di costituzionalisti, esperti e amministratori. Il trattato viola almeno due articoli della Costituzione italiana, l’Art. 1 (”La sovranità appartiene al popolo”) e l’Art. 11 (L’Italia “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie”). Riguardo a quest’ultimo, le condizioni di parità sono violate dal fatto che paesi come la Gran Bretagna e la Danimarca, membri del trattato, sono esonerati dalla partecipazione all’Euro. Così essi possono, ad esempio, fissare il tasso d’interesse in modo vantaggioso per loro ma svantaggioso per gli altri firmatari del trattato.
Inoltre, osserva Guarino, il Trattato di Lisbona aumenta sensibilmente i poteri della Commissione Europea. Ad esempio, nel caso della procedura di infrazione del Patto di Stabilità, stabilita dall’Art. 104, la Commissione finora aveva solo il potere di notificare l’avvenuta infrazione al Consiglio dei Ministri dell’EU, che poi decideva se avviare la procedura o meno. Nella nuova versione, sono stati introdotti tre piccoli cambiamenti che spostano quei poteri in seno alla Commissione. Non sarebbe saggio approvare il trattato, riproponendosi di cambiare in seguito le sue parti sbagliate, ha osservato il prof. Guarino. Ciò sarebbe di fatto impossibile, dato che occorre l’unanimità.
Un altro eminente costituzionalista tedesco, il prof. Schachtschneider, ha sviluppato una lezione dal titolo “La legittimazione della pena di morte e dell’omicidio” in cui sostiene che il Trattato di Lisbona nel suo continuo sostenere una cosa e rimandare ad altra contraria attraverso il richiamo alle “Spiegazioni della Carta dei Diritti Fondamentali” legittima la pena di morte e l’omicidio “per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione” e “per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo imminente di guerra” (ben 14 Stati dell’Unione europea sono impegnati nella guerra in Iraq). A queste tesi ovviamente se ne contrappongono di contrarie. Ma mentre la “battaglia delle opinioni” incalza, la politica deve decidere.
Ci appelliamo dunque al Parlamento italiano affinchè eviti approcci settoriali, e veda il contesto generale in cui si inserisce il Trattato di Lisbona: una crisi sistemica in cui si è pronti a scelte anti-democratiche pur di tenere in piedi una bolla speculativa destinata comunque ad esplodere. Se il dato giuridico è importante, esso deve essere contestualizzato al particolare momento storico. La considerazione del momento storico non può prescindere dalla lettura economica intesa come capacità relazionale dell’umanità con la biosfera.
Se già dalla semplice lettura e contestualizzazione storica del Trattato di Maastricht, era comprensibile che il processo avviatosi nel ‘92 non era altro che una tappa di un sovraprocesso oligarchico-imperiale, oggi, a distanza di 16 anni, abbiamo l’evidenza della tardiva percezione dei sensi a dimostrarcelo. E pensare che avremmo evitato alla popolazione europea 16 anni di progressive difficoltà, rimettendoci alla lungimirante luce della ragione piuttosto che attendere il tardivo verdetto della percezione sensoria!
Come sostiene giustamente il Prof. Guarino, occorre distinguere tra euromercato (nel senso di mercato europeo) ed eurosistema (nel senso di sistema composto di istituzioni europee). L’euromercato esisteva già prima dell’eurosistema. L’euromercato non necessitava dunque dell’eurosistema. Questo eurosistema è una costruzione evidentemente oligarchica. Il cuore dello stesso non è la Corte di Giustizia europea, tanto meno il Parlamento europeo o il Consiglio d’Europa. Il cuore e dominus della costituzione materiale europea, dei processi all’interno della quale si sviluppano, è la Banca centrale europea (Bce).
Non ci si deve confondere. La Bce non è un ente democratico. La Bce è formalmente un ente di diritto pubblico, ma nella sostanza è un ente dominato dalle banche private. La Bce decide la politica monetaria e finanziaria, e conseguentemente decide la politica economica dell’Europa. Guarino mette al centro del suo discorso il trattato stesso con i suoi meccanismi. Tuttavia Guarino stesso riconosce che dei due parametri fondamentali della struttura dell’Unione monetaria europea, si è prestato attenzione al rapporto defitic/pil ma non a quello debito pubblico/pil. Quest’ultimo è di anno in anno progressivamente peggiorato non solo per l’Italia, ma anche per la Germania e la Francia; le violazioni di questo europarametro non sono state sanzionate in alcun modo. Dunque è subentrato nella costituzione materiale un elemento discrezionale. Questa discrezionalità è esercitata appunto dalla Bce [2].
Ratificare il Trattato di Lisbona rappresenterebbe un’ulteriore legittimazione di questo sistema oligarchico che già troppo a lungo è durato ed i cui disastrosi risultati, in termini di tenore di vita reale della popolazione europea, sono sotto gli occhi di tutti. Ratificare il Trattato di Lisbona vorrebbe dire rafforzare ancor più un eurosistema oligarchico.
Il disegno dei padri fondatori dell’Europa, De Gasperi, De Gaulle e Adenauer, era quello di un’Europa dei Popoli non di un’Europa delle banche.
Facciamo dunque appello al Parlamento italiano ed al Presidente Napolitano affinchè non ratifichino il Trattato di Lisbona, e promuovano piuttosto presso le sedi internazionali un nuovo sistema monetario e creditizio, una Nuova Bretton Woods, che metta fine alla speculazione e rilanci l’economia reale, come viene ormai chiesto a viva voce da più parti.
venerdì 30 maggio 2008
Magistratura e reato di concorso esterno in associazione mafiosa
L'avv. Giuseppe Lipera, difensore del Dott.Bruno Contrada, ha scritto alle Commissioni Giustizia del Senato e della Camera dei Deputati in merito al reato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Questo è il testo della lettera.
Al Sen. Avv. Filippo Berselli
Presidente della Commissione Giustizia
Senato della Repubblica
All’On.le Avv. Giulia Buongiorno
Presidente della Commissione Giustizia
Camera dei Deputati
Ai parlamentari componenti la
Commissione Giustizia del Senato e della Camera dei Deputati
Loro Sedi
OGGETTO: considerazioni sulla necessità di rivedere il reato del concorso esterno in associazione mafiosa creato dalla giurisprudenza anziché dal legislatore
Formuliamo la presente per chiedere alle SS.LL. di affrontare con ferma decisione il problema della configurabilità del concorso eventuale in associazione mafiosa o, in senso più lato, la problematica relativa all’applicazione dell’art. 110 c.p. ai reati associativi, che ha da sempre rappresentato terreno di ampi e complessi dibattiti dottrinali e giurisprudenziali.
La figura del concorso esterno è stata fino ad ora delineata esclusivamente in sede giurisprudenziale, stante la latitanza del Legislatore che non ha mai provveduto a tipizzare tale figura, lasciando così, forse volutamente, il giudice libero di ammetterlo o meno, in relazione al caso di cui si occupa, e di deciderne la misura.
La figura del concorso esterno, per la giurisprudenza, è sembrata la più adatta a fronteggiare le esigenze politico-criminali sorte negli anni ottanta, quando i maxi-processi di mafia o di camorra fecero emergere in maniera preoccupante ed inquietante certi strani legami tra ambiente politico, economico ed istituzionale della nostra società e le organizzazioni mafiose.
Tuttavia l’incertezza dei confini ha determinato un’incontrollata espansione dell’area del concorso esterno nell’associazione di tipo mafioso, come pure in altri reati associativi.
A quest’ampliamento di confini ha contribuito indiscutibilmente l’indeterminatezza e l’eccessiva estensione della sfera del punibile che contraddistingue la clausola di cui all’art. 110 del codice penale.
Si è detto che il concorso esterno in associazione mafiosa è stato creato ad arte dalla Giurisprudenza di merito, ed avallato da quella di legittimità, in un momento (metà anni ’80 inizi anni 90’) di grande sensibile e generalizzata preoccupazione (basti pensare quanto accaduto in Italia dall’omicidio del mitico Generale Carlo Alberto dalla Chiesa sino alla tremenda strage di via D’Amelio) .
Or è comprensibile come in quegli anni, nell’animo dei Magistrati, albergasse un forte sentimento indirizzato al ripristino della Giustizia e dell’ordine civile; ciò però ha portato all’utilizzo improprio di norme giuridiche che, pur essendo risultate in qualche modo utili allo scopo, non erano state codificate per essere combinate fra loro.
Quindi, se l’utilizzo della figura del concorso esterno ha reso possibile punire tutte quelle condotte dai contorni poco definiti e che servono a sostenere le attività delle associazioni criminose, desta forte perplessità e preoccupazione che sia la giurisprudenza a dover definire i confini di una figura che spetterebbe al Legislatore codificare.
In quest’ottica sono state già introdotte alcune figure sufficientemente tipizzate, per cercare di completare il quadro dei possibili contributi che un soggetto può prestare ad un’associazione criminosa.
A questo punto l’organico delle figure contigue alla criminalità organizzata sembrerebbe completo, potendo annoverare tra queste: il promotore, il costitutore, il partecipe, l’organizzatore, il finanziatore, colui che dà assistenza agli associati, il favoreggiatore e lo scambio elettorale politico-mafioso.
O forse completo non è, in quanto rimangono ai margini tutta una serie di comportamenti di contiguità dai contorni difficilmente definibili che, inquadrate nell’ambito della combinazione tra l’art. 110 c.p. e la norma incriminatrice di parte speciale (art. 416 bis c.p.), porta ad un ampliamento indiscriminato, e perciò stesso pericoloso, dell’area del punibile.
Appare inoltre preoccupante l’applicazione che del concorso esterno si potrebbe fare con riferimento a quei reati associativi politici che hanno come fine il sovvertimento dell’ordine costituito, dove, in virtù della natura “ideologica” di tali fattispecie, appare ancora più sottile e strumentalizzabile il limite alla punibilità.
Pur considerando il pensiero di molti magistrati, e fra questi quelli più impegnati nella lotta alla mafia e al terrorismo, i quali, in situazioni di emergenza sociale, ritengono rischioso affidarsi al primato del Legislatore invece che all’efficacia di uno strumento così duttile come quello del concorso esterno, si deve tuttavia ritenere necessaria l’introduzione di figure tipizzate che impediscano, ad un potere diverso da quello legislativo, di creare fattispecie giuridiche temporanee e troppo deboli per risultare alla fine convincenti.
A riprova di quanto affermato è il fatto che a tutt’oggi non si è ancora giunti ad una definizione di concorso esterno che sia condivisibile da tutti gli operatori del Diritto, poiché né il Legislatore, né la Giurisprudenza hanno aiutato in questo senso.
Nel perdurare della mancanza di determinatezza e tassatività della norma incriminatrice, inoltre, si giunge all’assurdo di non poter fare appello, in situazioni che lo richiederebbero necessario, né alla Corte Costituzionale, né al Parlamento, in quanto la prima non potrebbe dichiarare incostituzionale una norma che non esiste e, per lo stesso motivo, il secondo non potrebbe abrogarla.
Riassumiamo il pensiero.
Il concorso esterno in associazione mafiosa viene creato dalla giurisprudenza di merito (ed incautamente avallato da quella di legittimità) in un momento di grande tensione emotiva: erano appena morti, trucidati da mani assassine e vili, due valorosi magistrati, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ed insieme a loro tanti innocenti poliziotti che li scortavano; comprensibile che in quegli anni vi fosse una rabbia enorme e che purtroppo annebbiava le menti.
Ma il concorso esterno in associazione mafiosa rimane un parto della fantasia: è bastato unificare disarmonicamente due norme del codice penale, artt. 110 e 416 bis c.p., per far sì che nascesse una mostruosità giuridica; ma l’interprete delle leggi, il Giudice per antonomasia, può solo applicarle, Egli non può crearle, perché con lo stesso ragionamento qualcuno potrebbe contestare il delitto di tentato omicidio colposo combinando semplicemente l’art. 56 all’art. 589 del codice penale e ciò sarebbe un assurdo.
Le norme, e le disposizioni che da esse si rilevano, possono e devono sì essere combinate tra esse, ma devono sempre rispondere alla logica e al raziocinio; in fondo quel che regola il diritto applicato al caso concreto è l’armonia, come nelle note musicali: la melodia si crea combinando le note, ma l’accordo non può avvenire senza regole, perché se no si rischia non di creare melodie ma stonature, non suoni ma rumori.
Si rifletta: col concorso esterno al cittadino alla fine gli si contesta che cosa?
Di essere stato colluso (genericamente) con dei mafiosi (e ciò spesso avviene sol perché lo hanno dichiarato dei c.d. “pentiti”, ex mafiosi o camorristi, ovvero criminali reo confessi).
Ipotesi evidentemente in cui gli addebiti sono talmente labili, che non consentono alla Pubblica Accusa di avanzare una reale contestazione per un reato specifico (usura, estorsione, corruzione, favoreggiamento, ecc.).
Se io fossi accusato di omicidio da Tizio potrei chiedere l’accertamento del mio alibi oppure portare la prova che Caio non è morto (chi non ricorda il caso Gallo?), ma se sono destinatario di accuse fumogene ed evanescenti, erroneamente valorizzate da alcuni giudici e non da altri, con l’ausilio di teorie fantasmagoriche (leggasi convergenza del molteplice) come faccio a dimostrare la mia innocenza?
Quindi verità innanzi tutto è che non esiste il reato, anzi diciamolo ancora più chiaramente: la legge non prevede il concorso esterno in associazione mafiosa come reato.
Cosa c’è di scandaloso in tutto questo?
Ma la ricordate la storia di un tale chiamato Aldo Braibanti che fu accusato e condannato per il reato di plagio e come finì questa storia?
Finì semplicemente col fatto che la Corte Costituzionale (C. Cost. 8/6/1981 n. 96 che enunciò l’illegittimità costituzionale dell’art. 603 c.p.) ebbe a dichiarare l’illegittimità costituzionale di quel reato e solo così si poté salvare Aldo Braibanti.
Il poveretto accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, più sfortunato certamente di Braibanti, non può invocare neppure l’intervento della Corte Costituzionale, per il semplice fatto che questo reato non si trova nel nostro ordinamento, quindi non si può dichiarare incostituzionale una norma che non c’è.
Neppure il Parlamento può intervenire perché non si può fare una legge per abrogare una norma che non esiste.
Solo chi lo ha creato lo può distruggere: i giudici lo hanno creato e i giudici dovrebbero distruggerlo!
Guardate cosa scriveva la Corte Costituzionale a proposito dell’art. 603 del C.P. (il plagio) e dite se non è riferibile pari pari al concorso esterno in associazione mafiosa:
“L’esame dettagliato delle varie e contrastanti interpretazioni date al … nella dottrina e nella giurisprudenza mostra chiaramente l’imprecisione e l’indeterminatezza della norma, l’impossibilità di attribuire ad essa un contenuto oggettivo, coerente e razionale e pertanto l’assoluta arbitrarietà della sua concreta applicazione. Giustamente essa è stata paragonata ad una mina vagante nel nostro ordinamento, potendo essere applicata a qualsiasi fatto che implichi … mancando qualsiasi sicuro parametro per accertarne l’intensità.
Non è finita:
(la norma) … in quanto contrasta con il principio di tassatività della fattispecie contenuto nella riserva assoluta di legge in materia penale, consacrato nell’art. 25 Cost., deve pertanto ritenersi costituzionalmente illegittimo.
Ragionamento che calza a pennello col reato di concorso esterno in associazione mafiosa.
In conclusione, nel riconoscere l’importanza e l’utilità che la disciplina del concorso esterno ha rivestito, sollevando il problema della mancanza di una norma specifica con riferimento a tutti quei comportamenti di contiguità alle associazioni criminali, soprattutto nella lotta alla malavita organizzata e al terrorismo, si ritengono ormai maturi i tempi perché questi comportamenti vengano tipizzati dal Legislatore, l’unico organo investito dalla Costituzione del compito di formulare le norme giuridiche, riconducendo così le fattispecie associative ad una maggiore aderenza con i principi di un diritto penale del fatto.
Io credo che il cittadino, se ne parla tanto in questo periodo, è assillato sì dalla domanda di certezza della pena, ma altrettanto importante è definire con certezza il comportamento illecito: il poliziotto, il medico, il prete, il commerciante, chiunque in definitiva rischia in Italia (in Sicilia, Calabria e Campania in particolare) innocente, dicasi innocente, una incriminazione e una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa.
Ciò non è giusto!
Roma 30 maggio 2008.
Con ossequi
Avv. Giuseppe Lipera
Questo è il testo della lettera.
Al Sen. Avv. Filippo Berselli
Presidente della Commissione Giustizia
Senato della Repubblica
All’On.le Avv. Giulia Buongiorno
Presidente della Commissione Giustizia
Camera dei Deputati
Ai parlamentari componenti la
Commissione Giustizia del Senato e della Camera dei Deputati
Loro Sedi
OGGETTO: considerazioni sulla necessità di rivedere il reato del concorso esterno in associazione mafiosa creato dalla giurisprudenza anziché dal legislatore
Formuliamo la presente per chiedere alle SS.LL. di affrontare con ferma decisione il problema della configurabilità del concorso eventuale in associazione mafiosa o, in senso più lato, la problematica relativa all’applicazione dell’art. 110 c.p. ai reati associativi, che ha da sempre rappresentato terreno di ampi e complessi dibattiti dottrinali e giurisprudenziali.
La figura del concorso esterno è stata fino ad ora delineata esclusivamente in sede giurisprudenziale, stante la latitanza del Legislatore che non ha mai provveduto a tipizzare tale figura, lasciando così, forse volutamente, il giudice libero di ammetterlo o meno, in relazione al caso di cui si occupa, e di deciderne la misura.
La figura del concorso esterno, per la giurisprudenza, è sembrata la più adatta a fronteggiare le esigenze politico-criminali sorte negli anni ottanta, quando i maxi-processi di mafia o di camorra fecero emergere in maniera preoccupante ed inquietante certi strani legami tra ambiente politico, economico ed istituzionale della nostra società e le organizzazioni mafiose.
Tuttavia l’incertezza dei confini ha determinato un’incontrollata espansione dell’area del concorso esterno nell’associazione di tipo mafioso, come pure in altri reati associativi.
A quest’ampliamento di confini ha contribuito indiscutibilmente l’indeterminatezza e l’eccessiva estensione della sfera del punibile che contraddistingue la clausola di cui all’art. 110 del codice penale.
Si è detto che il concorso esterno in associazione mafiosa è stato creato ad arte dalla Giurisprudenza di merito, ed avallato da quella di legittimità, in un momento (metà anni ’80 inizi anni 90’) di grande sensibile e generalizzata preoccupazione (basti pensare quanto accaduto in Italia dall’omicidio del mitico Generale Carlo Alberto dalla Chiesa sino alla tremenda strage di via D’Amelio) .
Or è comprensibile come in quegli anni, nell’animo dei Magistrati, albergasse un forte sentimento indirizzato al ripristino della Giustizia e dell’ordine civile; ciò però ha portato all’utilizzo improprio di norme giuridiche che, pur essendo risultate in qualche modo utili allo scopo, non erano state codificate per essere combinate fra loro.
Quindi, se l’utilizzo della figura del concorso esterno ha reso possibile punire tutte quelle condotte dai contorni poco definiti e che servono a sostenere le attività delle associazioni criminose, desta forte perplessità e preoccupazione che sia la giurisprudenza a dover definire i confini di una figura che spetterebbe al Legislatore codificare.
In quest’ottica sono state già introdotte alcune figure sufficientemente tipizzate, per cercare di completare il quadro dei possibili contributi che un soggetto può prestare ad un’associazione criminosa.
A questo punto l’organico delle figure contigue alla criminalità organizzata sembrerebbe completo, potendo annoverare tra queste: il promotore, il costitutore, il partecipe, l’organizzatore, il finanziatore, colui che dà assistenza agli associati, il favoreggiatore e lo scambio elettorale politico-mafioso.
O forse completo non è, in quanto rimangono ai margini tutta una serie di comportamenti di contiguità dai contorni difficilmente definibili che, inquadrate nell’ambito della combinazione tra l’art. 110 c.p. e la norma incriminatrice di parte speciale (art. 416 bis c.p.), porta ad un ampliamento indiscriminato, e perciò stesso pericoloso, dell’area del punibile.
Appare inoltre preoccupante l’applicazione che del concorso esterno si potrebbe fare con riferimento a quei reati associativi politici che hanno come fine il sovvertimento dell’ordine costituito, dove, in virtù della natura “ideologica” di tali fattispecie, appare ancora più sottile e strumentalizzabile il limite alla punibilità.
Pur considerando il pensiero di molti magistrati, e fra questi quelli più impegnati nella lotta alla mafia e al terrorismo, i quali, in situazioni di emergenza sociale, ritengono rischioso affidarsi al primato del Legislatore invece che all’efficacia di uno strumento così duttile come quello del concorso esterno, si deve tuttavia ritenere necessaria l’introduzione di figure tipizzate che impediscano, ad un potere diverso da quello legislativo, di creare fattispecie giuridiche temporanee e troppo deboli per risultare alla fine convincenti.
A riprova di quanto affermato è il fatto che a tutt’oggi non si è ancora giunti ad una definizione di concorso esterno che sia condivisibile da tutti gli operatori del Diritto, poiché né il Legislatore, né la Giurisprudenza hanno aiutato in questo senso.
Nel perdurare della mancanza di determinatezza e tassatività della norma incriminatrice, inoltre, si giunge all’assurdo di non poter fare appello, in situazioni che lo richiederebbero necessario, né alla Corte Costituzionale, né al Parlamento, in quanto la prima non potrebbe dichiarare incostituzionale una norma che non esiste e, per lo stesso motivo, il secondo non potrebbe abrogarla.
Riassumiamo il pensiero.
Il concorso esterno in associazione mafiosa viene creato dalla giurisprudenza di merito (ed incautamente avallato da quella di legittimità) in un momento di grande tensione emotiva: erano appena morti, trucidati da mani assassine e vili, due valorosi magistrati, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ed insieme a loro tanti innocenti poliziotti che li scortavano; comprensibile che in quegli anni vi fosse una rabbia enorme e che purtroppo annebbiava le menti.
Ma il concorso esterno in associazione mafiosa rimane un parto della fantasia: è bastato unificare disarmonicamente due norme del codice penale, artt. 110 e 416 bis c.p., per far sì che nascesse una mostruosità giuridica; ma l’interprete delle leggi, il Giudice per antonomasia, può solo applicarle, Egli non può crearle, perché con lo stesso ragionamento qualcuno potrebbe contestare il delitto di tentato omicidio colposo combinando semplicemente l’art. 56 all’art. 589 del codice penale e ciò sarebbe un assurdo.
Le norme, e le disposizioni che da esse si rilevano, possono e devono sì essere combinate tra esse, ma devono sempre rispondere alla logica e al raziocinio; in fondo quel che regola il diritto applicato al caso concreto è l’armonia, come nelle note musicali: la melodia si crea combinando le note, ma l’accordo non può avvenire senza regole, perché se no si rischia non di creare melodie ma stonature, non suoni ma rumori.
Si rifletta: col concorso esterno al cittadino alla fine gli si contesta che cosa?
Di essere stato colluso (genericamente) con dei mafiosi (e ciò spesso avviene sol perché lo hanno dichiarato dei c.d. “pentiti”, ex mafiosi o camorristi, ovvero criminali reo confessi).
Ipotesi evidentemente in cui gli addebiti sono talmente labili, che non consentono alla Pubblica Accusa di avanzare una reale contestazione per un reato specifico (usura, estorsione, corruzione, favoreggiamento, ecc.).
Se io fossi accusato di omicidio da Tizio potrei chiedere l’accertamento del mio alibi oppure portare la prova che Caio non è morto (chi non ricorda il caso Gallo?), ma se sono destinatario di accuse fumogene ed evanescenti, erroneamente valorizzate da alcuni giudici e non da altri, con l’ausilio di teorie fantasmagoriche (leggasi convergenza del molteplice) come faccio a dimostrare la mia innocenza?
Quindi verità innanzi tutto è che non esiste il reato, anzi diciamolo ancora più chiaramente: la legge non prevede il concorso esterno in associazione mafiosa come reato.
Cosa c’è di scandaloso in tutto questo?
Ma la ricordate la storia di un tale chiamato Aldo Braibanti che fu accusato e condannato per il reato di plagio e come finì questa storia?
Finì semplicemente col fatto che la Corte Costituzionale (C. Cost. 8/6/1981 n. 96 che enunciò l’illegittimità costituzionale dell’art. 603 c.p.) ebbe a dichiarare l’illegittimità costituzionale di quel reato e solo così si poté salvare Aldo Braibanti.
Il poveretto accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, più sfortunato certamente di Braibanti, non può invocare neppure l’intervento della Corte Costituzionale, per il semplice fatto che questo reato non si trova nel nostro ordinamento, quindi non si può dichiarare incostituzionale una norma che non c’è.
Neppure il Parlamento può intervenire perché non si può fare una legge per abrogare una norma che non esiste.
Solo chi lo ha creato lo può distruggere: i giudici lo hanno creato e i giudici dovrebbero distruggerlo!
Guardate cosa scriveva la Corte Costituzionale a proposito dell’art. 603 del C.P. (il plagio) e dite se non è riferibile pari pari al concorso esterno in associazione mafiosa:
“L’esame dettagliato delle varie e contrastanti interpretazioni date al … nella dottrina e nella giurisprudenza mostra chiaramente l’imprecisione e l’indeterminatezza della norma, l’impossibilità di attribuire ad essa un contenuto oggettivo, coerente e razionale e pertanto l’assoluta arbitrarietà della sua concreta applicazione. Giustamente essa è stata paragonata ad una mina vagante nel nostro ordinamento, potendo essere applicata a qualsiasi fatto che implichi … mancando qualsiasi sicuro parametro per accertarne l’intensità.
Non è finita:
(la norma) … in quanto contrasta con il principio di tassatività della fattispecie contenuto nella riserva assoluta di legge in materia penale, consacrato nell’art. 25 Cost., deve pertanto ritenersi costituzionalmente illegittimo.
Ragionamento che calza a pennello col reato di concorso esterno in associazione mafiosa.
In conclusione, nel riconoscere l’importanza e l’utilità che la disciplina del concorso esterno ha rivestito, sollevando il problema della mancanza di una norma specifica con riferimento a tutti quei comportamenti di contiguità alle associazioni criminali, soprattutto nella lotta alla malavita organizzata e al terrorismo, si ritengono ormai maturi i tempi perché questi comportamenti vengano tipizzati dal Legislatore, l’unico organo investito dalla Costituzione del compito di formulare le norme giuridiche, riconducendo così le fattispecie associative ad una maggiore aderenza con i principi di un diritto penale del fatto.
Io credo che il cittadino, se ne parla tanto in questo periodo, è assillato sì dalla domanda di certezza della pena, ma altrettanto importante è definire con certezza il comportamento illecito: il poliziotto, il medico, il prete, il commerciante, chiunque in definitiva rischia in Italia (in Sicilia, Calabria e Campania in particolare) innocente, dicasi innocente, una incriminazione e una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa.
Ciò non è giusto!
Roma 30 maggio 2008.
Con ossequi
Avv. Giuseppe Lipera
mercoledì 28 maggio 2008
martedì 27 maggio 2008
Cina

Ricollegandomi a quanto Albert ci dice sulla Cina riporto questo articolo pubblicato su Il Giornale del 26 maggio 2008
Cina, Harry Wu: "L'Ue finge di non sapere che ci sono mille gulag"
di Gian Micalessin
Il professor Harry Wu è innanzitutto un sopravvissuto. Nel 1960 quando venne accusato di essere un controrivoluzionario era un semplice studente di geologia di 23 anni. Si ritrovò in un campo di lavoro e ci uscì solo 19 anni dopo. Gran parte dei suoi compagni di prigionia morirono di fame o stenti. Lui promise a se stesso di sopravvivere per raccontare quell’inferno. Liberato nel 1979 e fuggito negli Stati Uniti Harry Wu è oggi il più conosciuto dissidente cinese grazie alle campagne contro i campi di lavoro e alle denunce dei traffici di organi umani espiantati ai condannati a morte cinesi. Ma il 71enne professore Harry Wu, da ieri in Italia per un ciclo di conferenze, continua a non darsi pace e promette di continuare la sua battaglia fino a quando il termine «lao gai» sarà entrato in tutti i dizionari del mondo. «I lao gai - spiega Harry Wu - sono come i gulag sovietici, sono il simbolo del comunismo cinese. In Cina oggi chi critica il regime finisce lao gai. I lao gai sono il simbolo della mancanza di libertà».
Per molti italiani i “lao gai” sono una reliquia del passato... «Sbagliano. Oggi in Cina esistono oltre mille campi di lavoro. Nei lao gai la rieducazione attraverso il lavoro punta a trasformare il detenuto in un perfetto comunista e a cancellarne tutti i tratti devianti, compresa la religione e l’aspirazione alla libertà individuale. E se non ti adegui a quelle regole la pena si estende. Il lavoro di quei detenuti viene utilizzato per produrre prodotti a basso prezzo molti dei quali arrivano nel vostro Paese. In Europa fingete di non saperlo, ma un terzo del tè cinese, la gran parte delle suole di gomma o delle luminarie di Natale vengono prodotti da migliaia di schiavi di Stato. E voi pagate la loro schiavitù».
Perché accusa l’Europa e non gli Stati Uniti?
«La dogana degli Stati Uniti possiede una lista di prodotti i cui componenti arrivano dal sistema dei lao gai e blocca alla frontiera quei beni. I lao gai sono un segreto di Stato e molto sfugge ai controlli, ma almeno negli Stati Uniti il principio e la regola esistono. L’Unione Europea non si è mai preoccupata di fare niente di simile».
In Europa il dibattito sul boicottaggio delle Olimpiadi è però molto vivace.
«Le Olimpiadi sono un fatto transitorio, dibattere sul boicottaggio è una stupenda forma d’ipocrisia. Fra tre mesi sarà tutto finito e la Cina tornerà quella di sempre. Fareste meglio ad appassionarvi meno alle Olimpiadi ed affrontare più seriamente il problema della violazione dei diritti umani. Le Olimpiadi passano, il comunismo resta».
Lei definisce comunista un Paese che commercia con tutto il mondo ed ha aperto le sue frontiere all’economia occidentale.
«Come definirebbe un Paese dove la proprietà della terra è solo dello Stato e dove qualsiasi forma di religione non è tollerata? In Cina lei può comprare un palazzo, ma non la terra su cui è costruito, quella resta allo Stato che incassa un affitto. In Cina puoi costruire una Chiesa, ma dentro quella chiesa non potrai mai propagandare la liberta di religione. Capitalismo e libertà in Cina restano mere finzioni».
Da dove incomincerebbe la battaglia in difesa dei diritti umani?
«Dalla legge sul controllo delle nascite. Quella legge è il simbolo dell’aberrazione perché toglie a donne e famiglie il diritto naturale alla procreazione. In Cina per mettere al mondo un bimbo bisogna ottenere il permesso dello Stato, ma quel diritto si esaurisce dopo il primo figlio. Per imporre questo sistema aberrante lo stato spinge all’aborto milioni di donne e ne condanna altrettante alla sterilizzazione. Non esiste nulla di simile sulla faccia della terra».
Lei denuncia anche l’utilizzo degli organi dei condannati a morte nei trapianti eseguiti dalle cliniche di Stato. Che prove ha?
«Nel 2006 le autorità cinesi hanno riconosciuto che il 95 per cento degli organi utilizzati per i 13mila trapianti di quell’anno arrivavano dalle esecuzioni capitali. Io ho raccolto e divulgato le testimonianze di medici cinesi coinvolti in quel traffico e di pazienti consapevoli di essersi salvati grazie ai reni o al cuore di un condannato. Le prove sono raccolte in Traffici di morte, il libro realizzato dalla mia fondazione».
In Cina le esecuzioni avvengono all’aperto con un colpo alla nuca, ma per espiantare un cuore il sangue deve ancora circolare, per un rene non possono passare più di 15 minuti dal decesso. Le sue affermazioni sembrano tecnicamente incompatibili...
«Leggete le testimonianze di medici e infermieri mandati con le ambulanze sui luoghi delle esecuzioni. Raccontano di corpi raccolti dieci secondi dopo gli spari, di condannati ancora in agonia espiantati in tutta fretta. Nel caso dei trapianti congiunti cuore polmone qualche condannato è stato ucciso in salette all’interno dell’ospedale. Gli ospedali cinesi sono statali e lavorano in stretta collaborazione con le autorità governative. Chi commina le pene capitali e chi cura i pazienti fa parte dello stesso sistema. I medici vanno a visitare i condannati, ne analizzano il sangue per determinare la compatibilità con i pazienti in attesa, archiviano i dati e attendono il momento dell’esecuzione. Ricordatevi che in Cina il numero delle esecuzioni capitali è uno dei segreti di Stato meglio custoditi, ma ricordate soprattutto che il comunismo non ha alcun rispetto per la dignità dell’essere umano. Tanto meno dopo morto».
domenica 25 maggio 2008
IL MODERATORE ALBERT CI FA SAPERE...
CIAO AMBRINA
Ebbene sì, sono proprio io, quel tale Albert che in epoca remota si assunse la
responsabilità di fare il moderatore di un blog. Poi accadde un incidente, che in un certo
senso benedico, me ne sono tornato nelle mie praterie in mezzo ai miei manzi e sono
diventato uccel di bosco.
Ti devo e vi devo delle spiegazioni.
L’incidente si è risolto, il problema renale fu conseguenza di iniezioni che mi vennero fatte
al pronto soccorso, quando fui ricoverato dopo l’incidente, che nulla entravano nel
contesto medico delle prime cure e che mi provocarono, a distanza di tempo, una
fortissima infiammazione che per fortuna fu presa in tempo, altrimenti a quest’ora avrei i
reni da buttare via. Ho fatto vari cicli di cure, mi è stata fatta una depurazione renale che
solitamente viene prestata ai buoi per cui ne ho avuto anche una pulizia del sangue
capillare, provando cosa ci sia di buono, veramente, nella sanità americana, scoprendo
nel contempo di tutte le balle raccontate sul LS dai detrattori della Sanità USA. Certo, ho
pagato dei soldi, ma mai ne ho spesi così volentieri e bene per rimettermi in forma, che mi
sono cavato 10 anni di tossine e malanni di dosso.
Poi è accaduto che, in degenza, conobbi un tizio che fa parte dello staff elettorale di
McCain. Io sono sempre stato un repubblicano, in USA, ed oggi a maggior ragione con
due candidati democratici come la Clinton e Obama che sono uno peggio dell’altro.
Abbiamo avuto modo di parlare di politica, italiana e USA, per vari giorni, per fare passare
il tempo, così alla fine mi sono sentito fare una proposta interessante, entrare nello staff
repubblicano con l’incarico di seguire la politica americana dall’esterno e dare i miei
commenti come straniero residente qui.
Pensavo di poterlo fare a tempo perso, invece fra lavoro e questo incarico arrivo a sera
che l’unica cosa che vedo è il letto.
Spero, in agosto, di potermi fare un po’ di vacanza, che subito dopo dobbiamo ributtarci a
capofitto nella politica, per il rush finale ad arrivare all’election day in novembre. Si deve
vincere ed avere un altro presidente repubblicano perché gli USA hanno bisogno di un
uomo forte, per la ripresa dell’economia e per portare a termine gli impegni in Iraq e
Afghanistan. Se dovesse vincere la Clinton, quella non vedrebbe altro che l’occasione per
dimostrare che è lei, e non Bill, che ha sempre avuto le palle. Ma la Clinton ha il piccolo e
trascurabile difetto d’essere una liberal, quindi di sinistra, e sarebbe un guaio perché i suoi
amici si chiamano Al Gore, Michael More, Ted Kennedy (per gli amici Mr. Nothing) e tutto il
mondo dei fighetti liberal della musica pop, grazie alla figlia, dei vari ambienti snob e del
mondo del cinema, dove c’è giusto gente a cui, dei destini del mondo libero, interessa “ ‘na
sega”, come si dice in Toscana.
Se dovesse vincere Obama sarebbe un Presidente nero in una America che non è ancora
matura per una rivoluzione di questo genere, senza contare che l’enturage di Obama è
pieno zeppo di personaggi che hanno in mente solo la difesa della parte di colore e
moltissimi mussulmani, che vedrebbero l’ascesa di Obama come il via libera ai tentativi di
islamizzazione degli USA.
C’è una guerra sotto di cui i giornali praticamente non parlano, ma sarà bene che Obama
venga rimesso in un cassetto per quando avrà maturato una diversa coscienza civica, per
il paese più potente e più libero del mondo.
C’è una cosa che mi fa ridere, in quanto ti sto dicendo: tantissimi anni fa, prima che nascessi tu, si erano appena concluse le guerre puniche, io feci un periodo di 19 mesi di
servizio militare in USA vestendo la divisa dell’aeronautica USA. Facevo parte di un
organismo militare che faceva analisi socio politiche e militari relative all’Alleanza Atlantica
in contrapposizione al blocco, allora sovietico (non è che sia cambiato molto da allora ad
oggi con la Russia putiniana). Tutto ciò che sto facendo ora nello staff di McCain lo feci
anche allora, quindi mi pare d’avere fatto un salti indietro nel tempo ma, e soprattutto, mi
sono reso conto che, passati decenni, siamo di nuovo davanti alle stesse crisi, con
l’aggravante che allora era il comunismo che iniziava a servirsi dell’Islam per minare le
radici occidentali, ora è il mondo Islamico che si serve della Russia putiniana, in cerca di
rivalse e vendette, per minare, ancora e di nuovo, le radici della civiltà occidentale.
Corsi e ricorsi della storia che dimostrano che il nostro mondo occidentale deve rimettersi
al lavoro per salvare la nostra identità e la civiltà culturale che abbiamo prodotto in millenni
di uso dell’intelligenza invece che del fanatismo.
Per fortuna che in Italia gli italiani ci hanno dato la vittoria e che l’Europa vive un buon
ritorno al buon senso, con la Francia e la Germania.
Ecco, questi sono stati i motivi del mio lunghissimo silenzio. Ora dovrei leggere tanto, dai
tuoi blog, per mettermi in grado di darti risposte e fare interventi, e spero di riuscirci, ma se
non vedi apparire la mia vela all’orizzonte, pensa solo che sto battagliando per favorire la
vittoria di McCain.
Ciao Maria e ciao Ambra
oggi mi sono preso una giornata di riposo, perciò fra un pò mi preparo lo zaino e parto per
una bella cammminata fra prateria e colline, accompagnato dal fido Barnei, una specie di
cane/cavallo di 80 kg, un Labrador retriever dorato che è un concentrato di affetto, fedeltà
e mattana.
Io ti ringrazio, come ringrazio Ambra, di tutte le belle espressioni che avete per me, ma io
sono molto di meno di ciò che mi attribuite. Ho solo il grande pregio d'essere uno cui piace
lavorare, fare le cose al meglio, il mio meglio, che non significa possa esserlo anche per
gli altri, e tentare d'avere una coerenza alle mie idee, nel lavoro, nella vita affettiva, in
politica, evitando di fare la banderuola segnavento. Sono gli ingredienti che ho sempre
messo in tutto ciò che ho fatto nella mia vita, fino ad ora, e forse una qualche
considerazione sono riuscito ad ottenerla.
Circa scrivere o meno sul blog le cose che ho inviato ad Ambra , lascio giudicare a voi, ma
sappi che, in particolare negli ultimi due anni trascorsi, alcune cose relative al modo di
pensare, in politica, e poi di esprimersi in pubblico, sono cambiate anche nel CDX, e che a
questo mutato modo dobbiamo buona parte del merito della vittoria.
L'hanno scorso ci fu una riunione, presenti tutti i grandi capi, e un tale, chiamato Tremonti,
o tramontana quando gli girano le pal....., annunciò che lui avrebbe parlato agli elettori, nel
caso ci fosse stata una chiamata alle urne, con il linguaggio della verità dura e cruda,
perchè se i bambini (gli italiani) non vogliono mangiare la minestra riscaldata, e al
momento è quella che si trovano sul tavolo, tanto vale dire subito che, o c'è quella o c'è la
finestra.
Le balle pietose del "tutto va ben, signora la marchesa" o le balle del governo coeso dove
tutto marcia e l'Italia è ripartita, o che "il nostro premier ha rimesso a posto i conti del
paese", e poi basta vedere cosa fa la gente quando va al supermercato, allora significa
che abbiamo perso ogni contatto con la realtà:
Tremonti ha imposto la dura realtà ai partiti di centrodestra, e con la benedizione di Silvio,
lui e Bossi hanno costruito le fondamenta al Pdl, dove anche Fini ha finito per confluire
perchè in un barlume di lucidità ideologica, ha capito che non c'erano altre strade. Pare
che gli elettori lo abbiano capito e hanno premiato le intenzioni serie e sincere, e si è visto
cosa è capitato alla sinistra dopo due anni delle loro azioni da banditi assatanati alla
caccia dei soldi degli italiani.
Quì da noi sta accadendo lo stesso. McCain sta ripercorrendo la strada di Reagn, che
quando salì alla presidenza disse agli americani: siamo messi così, e se vogliamo invertire
la rotta non c'è che da guardare impietosamente in faccia la realtà. E gli USA conobbero il
periodo di prosperità più forte degli ultimi 40 anni, su cui poi hanno campato di rendita
Clinton e Busch junior.
I democratici, invece, sono come il partito di Water(closed) Veltroni. Vogliono il potere per
il potere, tanto poi c'è sempre la potenza americana (pantalone) che paga. Non è più così.
Anche quì dobbiamo prendere atto che c'è una nuova realtà che avanza, in modo caotico,
ma avanza: India, Cina comunista, paesi emergenti del sud est asiatico che se ne
sbattono delle regole del mercato, paesi dove vige il "mors tua, vita mea", paesi dove, il
terremoto cinese è lì a dimostrarlo, si tirava su una scuola dove i fondi stanziati andavano
per il 50% nelle tasche dei burocrati del partito e per il 50% per cento nei materiali da
costruzione. Ma nei materiali da costruzione, la sabbia e le pietre sono quelle che costano
meno, quindi non rimaneva nulla per acquistare tondino di ferro e cemento per fare
cemenyto armato e consolidare muri e soffitti, e così sono andati in fumo 15 milioni, mica i
5 milioni citati dalla stampa italiana, di edifici pubblici, che quello che è andato distrutto di
abitazioni civili private e catapecchie di pietre e fango non ne sapremo mai i numeri. (così
come del reale numero dei morti, perchè ci sono cifre che arrivano già al mezzo milione)
In Cina Rossa la vita umana vale per ciò che rende.
Ad esempio, ogni volta che un cinese defeca, scusa la crudezza del linguaggio, le sue
deiezioni vengono ammassate per fare concime,
ogni volta che mette al mondo un figlio, si controlla se ha o no il pistolino, perchè di quei
bimbi che nascono senza, quindi sono femmine, la metà viene soppressa, e le cellule
staminali recuperate per venderle agli istituti di ricerca, le retine degli occhi per andare in
istituti medici dove verranno sviluppate, in brodi di cultura, per poi essere trapiantate, lo
stesso per gli organi vitali di un neonato che possono avere utilità per i trapianti.
Chi dissente viene rinchiuso nei Laogai. Tanto non si sa esattamente neppure quanti siano
i cinesi. Le cifre oscillano fra il miliardo e duecento milioni e un miliardo e trecento milioni.
Chi vuoi che si accorga, all'esterno della Cina rossa, se spariscono cento milioni di poveri
disgraziati, che finiscono schiavi nei Laogai e poi sezionati per ottenerne organi
trapiantabili.
Bene, ti posso dire che, nella campagna elettorale di quest'anno, l'unico che si pone questi
problemi è McCain, perchè in quei posti ci ha combattuto, contro il comunismo cinese che
voleva assoggettare tutto il sud est asiatico (Myanmar ne è un pallido esempio, per non
parlare del Vietnam). Lì è stato fatto prigioniero e torturato, quindi lui conosce benissimo la
disumanità di quelle popolazioni, la Cambogia ha fatto testo, che per potere o soldi sono
pronti ad ammazzare chi si mette di traverso.
La Clinton ed Obama, non voglio dirti che siano del tutto indifferenti al problema, ma lo
prendono alla stessa maniera di D'Alema con la sua amicizia per Hammas o Hezbollah.
Non capendo che una volta che il guaio sia stato combinato, consentendo a quella gente
di continuare ad ammazzare per potere, e per islam, poi ad aggiustarlo diventa milioni di
volte più complicato.
Ebbene sì, sono proprio io, quel tale Albert che in epoca remota si assunse la
responsabilità di fare il moderatore di un blog. Poi accadde un incidente, che in un certo
senso benedico, me ne sono tornato nelle mie praterie in mezzo ai miei manzi e sono
diventato uccel di bosco.
Ti devo e vi devo delle spiegazioni.
L’incidente si è risolto, il problema renale fu conseguenza di iniezioni che mi vennero fatte
al pronto soccorso, quando fui ricoverato dopo l’incidente, che nulla entravano nel
contesto medico delle prime cure e che mi provocarono, a distanza di tempo, una
fortissima infiammazione che per fortuna fu presa in tempo, altrimenti a quest’ora avrei i
reni da buttare via. Ho fatto vari cicli di cure, mi è stata fatta una depurazione renale che
solitamente viene prestata ai buoi per cui ne ho avuto anche una pulizia del sangue
capillare, provando cosa ci sia di buono, veramente, nella sanità americana, scoprendo
nel contempo di tutte le balle raccontate sul LS dai detrattori della Sanità USA. Certo, ho
pagato dei soldi, ma mai ne ho spesi così volentieri e bene per rimettermi in forma, che mi
sono cavato 10 anni di tossine e malanni di dosso.
Poi è accaduto che, in degenza, conobbi un tizio che fa parte dello staff elettorale di
McCain. Io sono sempre stato un repubblicano, in USA, ed oggi a maggior ragione con
due candidati democratici come la Clinton e Obama che sono uno peggio dell’altro.
Abbiamo avuto modo di parlare di politica, italiana e USA, per vari giorni, per fare passare
il tempo, così alla fine mi sono sentito fare una proposta interessante, entrare nello staff
repubblicano con l’incarico di seguire la politica americana dall’esterno e dare i miei
commenti come straniero residente qui.
Pensavo di poterlo fare a tempo perso, invece fra lavoro e questo incarico arrivo a sera
che l’unica cosa che vedo è il letto.
Spero, in agosto, di potermi fare un po’ di vacanza, che subito dopo dobbiamo ributtarci a
capofitto nella politica, per il rush finale ad arrivare all’election day in novembre. Si deve
vincere ed avere un altro presidente repubblicano perché gli USA hanno bisogno di un
uomo forte, per la ripresa dell’economia e per portare a termine gli impegni in Iraq e
Afghanistan. Se dovesse vincere la Clinton, quella non vedrebbe altro che l’occasione per
dimostrare che è lei, e non Bill, che ha sempre avuto le palle. Ma la Clinton ha il piccolo e
trascurabile difetto d’essere una liberal, quindi di sinistra, e sarebbe un guaio perché i suoi
amici si chiamano Al Gore, Michael More, Ted Kennedy (per gli amici Mr. Nothing) e tutto il
mondo dei fighetti liberal della musica pop, grazie alla figlia, dei vari ambienti snob e del
mondo del cinema, dove c’è giusto gente a cui, dei destini del mondo libero, interessa “ ‘na
sega”, come si dice in Toscana.
Se dovesse vincere Obama sarebbe un Presidente nero in una America che non è ancora
matura per una rivoluzione di questo genere, senza contare che l’enturage di Obama è
pieno zeppo di personaggi che hanno in mente solo la difesa della parte di colore e
moltissimi mussulmani, che vedrebbero l’ascesa di Obama come il via libera ai tentativi di
islamizzazione degli USA.
C’è una guerra sotto di cui i giornali praticamente non parlano, ma sarà bene che Obama
venga rimesso in un cassetto per quando avrà maturato una diversa coscienza civica, per
il paese più potente e più libero del mondo.
C’è una cosa che mi fa ridere, in quanto ti sto dicendo: tantissimi anni fa, prima che nascessi tu, si erano appena concluse le guerre puniche, io feci un periodo di 19 mesi di
servizio militare in USA vestendo la divisa dell’aeronautica USA. Facevo parte di un
organismo militare che faceva analisi socio politiche e militari relative all’Alleanza Atlantica
in contrapposizione al blocco, allora sovietico (non è che sia cambiato molto da allora ad
oggi con la Russia putiniana). Tutto ciò che sto facendo ora nello staff di McCain lo feci
anche allora, quindi mi pare d’avere fatto un salti indietro nel tempo ma, e soprattutto, mi
sono reso conto che, passati decenni, siamo di nuovo davanti alle stesse crisi, con
l’aggravante che allora era il comunismo che iniziava a servirsi dell’Islam per minare le
radici occidentali, ora è il mondo Islamico che si serve della Russia putiniana, in cerca di
rivalse e vendette, per minare, ancora e di nuovo, le radici della civiltà occidentale.
Corsi e ricorsi della storia che dimostrano che il nostro mondo occidentale deve rimettersi
al lavoro per salvare la nostra identità e la civiltà culturale che abbiamo prodotto in millenni
di uso dell’intelligenza invece che del fanatismo.
Per fortuna che in Italia gli italiani ci hanno dato la vittoria e che l’Europa vive un buon
ritorno al buon senso, con la Francia e la Germania.
Ecco, questi sono stati i motivi del mio lunghissimo silenzio. Ora dovrei leggere tanto, dai
tuoi blog, per mettermi in grado di darti risposte e fare interventi, e spero di riuscirci, ma se
non vedi apparire la mia vela all’orizzonte, pensa solo che sto battagliando per favorire la
vittoria di McCain.
Ciao Maria e ciao Ambra
oggi mi sono preso una giornata di riposo, perciò fra un pò mi preparo lo zaino e parto per
una bella cammminata fra prateria e colline, accompagnato dal fido Barnei, una specie di
cane/cavallo di 80 kg, un Labrador retriever dorato che è un concentrato di affetto, fedeltà
e mattana.
Io ti ringrazio, come ringrazio Ambra, di tutte le belle espressioni che avete per me, ma io
sono molto di meno di ciò che mi attribuite. Ho solo il grande pregio d'essere uno cui piace
lavorare, fare le cose al meglio, il mio meglio, che non significa possa esserlo anche per
gli altri, e tentare d'avere una coerenza alle mie idee, nel lavoro, nella vita affettiva, in
politica, evitando di fare la banderuola segnavento. Sono gli ingredienti che ho sempre
messo in tutto ciò che ho fatto nella mia vita, fino ad ora, e forse una qualche
considerazione sono riuscito ad ottenerla.
Circa scrivere o meno sul blog le cose che ho inviato ad Ambra , lascio giudicare a voi, ma
sappi che, in particolare negli ultimi due anni trascorsi, alcune cose relative al modo di
pensare, in politica, e poi di esprimersi in pubblico, sono cambiate anche nel CDX, e che a
questo mutato modo dobbiamo buona parte del merito della vittoria.
L'hanno scorso ci fu una riunione, presenti tutti i grandi capi, e un tale, chiamato Tremonti,
o tramontana quando gli girano le pal....., annunciò che lui avrebbe parlato agli elettori, nel
caso ci fosse stata una chiamata alle urne, con il linguaggio della verità dura e cruda,
perchè se i bambini (gli italiani) non vogliono mangiare la minestra riscaldata, e al
momento è quella che si trovano sul tavolo, tanto vale dire subito che, o c'è quella o c'è la
finestra.
Le balle pietose del "tutto va ben, signora la marchesa" o le balle del governo coeso dove
tutto marcia e l'Italia è ripartita, o che "il nostro premier ha rimesso a posto i conti del
paese", e poi basta vedere cosa fa la gente quando va al supermercato, allora significa
che abbiamo perso ogni contatto con la realtà:
Tremonti ha imposto la dura realtà ai partiti di centrodestra, e con la benedizione di Silvio,
lui e Bossi hanno costruito le fondamenta al Pdl, dove anche Fini ha finito per confluire
perchè in un barlume di lucidità ideologica, ha capito che non c'erano altre strade. Pare
che gli elettori lo abbiano capito e hanno premiato le intenzioni serie e sincere, e si è visto
cosa è capitato alla sinistra dopo due anni delle loro azioni da banditi assatanati alla
caccia dei soldi degli italiani.
Quì da noi sta accadendo lo stesso. McCain sta ripercorrendo la strada di Reagn, che
quando salì alla presidenza disse agli americani: siamo messi così, e se vogliamo invertire
la rotta non c'è che da guardare impietosamente in faccia la realtà. E gli USA conobbero il
periodo di prosperità più forte degli ultimi 40 anni, su cui poi hanno campato di rendita
Clinton e Busch junior.
I democratici, invece, sono come il partito di Water(closed) Veltroni. Vogliono il potere per
il potere, tanto poi c'è sempre la potenza americana (pantalone) che paga. Non è più così.
Anche quì dobbiamo prendere atto che c'è una nuova realtà che avanza, in modo caotico,
ma avanza: India, Cina comunista, paesi emergenti del sud est asiatico che se ne
sbattono delle regole del mercato, paesi dove vige il "mors tua, vita mea", paesi dove, il
terremoto cinese è lì a dimostrarlo, si tirava su una scuola dove i fondi stanziati andavano
per il 50% nelle tasche dei burocrati del partito e per il 50% per cento nei materiali da
costruzione. Ma nei materiali da costruzione, la sabbia e le pietre sono quelle che costano
meno, quindi non rimaneva nulla per acquistare tondino di ferro e cemento per fare
cemenyto armato e consolidare muri e soffitti, e così sono andati in fumo 15 milioni, mica i
5 milioni citati dalla stampa italiana, di edifici pubblici, che quello che è andato distrutto di
abitazioni civili private e catapecchie di pietre e fango non ne sapremo mai i numeri. (così
come del reale numero dei morti, perchè ci sono cifre che arrivano già al mezzo milione)
In Cina Rossa la vita umana vale per ciò che rende.
Ad esempio, ogni volta che un cinese defeca, scusa la crudezza del linguaggio, le sue
deiezioni vengono ammassate per fare concime,
ogni volta che mette al mondo un figlio, si controlla se ha o no il pistolino, perchè di quei
bimbi che nascono senza, quindi sono femmine, la metà viene soppressa, e le cellule
staminali recuperate per venderle agli istituti di ricerca, le retine degli occhi per andare in
istituti medici dove verranno sviluppate, in brodi di cultura, per poi essere trapiantate, lo
stesso per gli organi vitali di un neonato che possono avere utilità per i trapianti.
Chi dissente viene rinchiuso nei Laogai. Tanto non si sa esattamente neppure quanti siano
i cinesi. Le cifre oscillano fra il miliardo e duecento milioni e un miliardo e trecento milioni.
Chi vuoi che si accorga, all'esterno della Cina rossa, se spariscono cento milioni di poveri
disgraziati, che finiscono schiavi nei Laogai e poi sezionati per ottenerne organi
trapiantabili.
Bene, ti posso dire che, nella campagna elettorale di quest'anno, l'unico che si pone questi
problemi è McCain, perchè in quei posti ci ha combattuto, contro il comunismo cinese che
voleva assoggettare tutto il sud est asiatico (Myanmar ne è un pallido esempio, per non
parlare del Vietnam). Lì è stato fatto prigioniero e torturato, quindi lui conosce benissimo la
disumanità di quelle popolazioni, la Cambogia ha fatto testo, che per potere o soldi sono
pronti ad ammazzare chi si mette di traverso.
La Clinton ed Obama, non voglio dirti che siano del tutto indifferenti al problema, ma lo
prendono alla stessa maniera di D'Alema con la sua amicizia per Hammas o Hezbollah.
Non capendo che una volta che il guaio sia stato combinato, consentendo a quella gente
di continuare ad ammazzare per potere, e per islam, poi ad aggiustarlo diventa milioni di
volte più complicato.
venerdì 23 maggio 2008
Sull'esempio dell'Australia
Ho letto questo Manifesto proposto sull'esempio di quanto fatto dal primo ministro australiano PETER COSTELLO e mi è sembrato condivisibile.
Desidero sottoporlo alla vostra attenzione.
Potete leggerlo con un click
Desidero sottoporlo alla vostra attenzione.
Potete leggerlo con un click
giovedì 22 maggio 2008
lunedì 19 maggio 2008
Bruno Contrada
Riporto le parole dell'Avv. Lipera
Obbedire alla determinazione della persona che si difende – Bruno Contrada – e che intende lasciarsi morire (non voglio che vengano più presentate istanze di liberazione o di detenzione domiciliare “per la tutela, per quanto ancora possibile, della mia dignità personale” ma solo, “quando il momento sarà deciso dal volere divino” quella per il “nulla-osta alla traslazione della mia salma dall’obitorio alla sepoltura a Palermo”) oppure continuare a tentare di servire la Legge e dare ascolto alla propria coscienza?
Questo è il dilemma che mi tormenta: l’ex Dirigente Generale della Polizia di Stato ha ragione, ma io ho giurato tre volte (prima da patrocinatore legale, poi da procuratore ed infine da avvocato) "di adempiere ai miei doveri professionali con lealtà onore e diligenza per i fini della giustizia“ e ritengo fermamente che sia stato condannato ingiustamente ed immeritatamente (il ricorso n. 11122/08 per la revisione del processo in attesa di fissazione pende adesso avanti la quinta sezione della Corte Suprema di Cassazione che dovrà decidere se annullare l’ordinanza 27/2/2008 della Corte di Appello di Caltanissetta), così come sono convinto che iniquamente ed illegittimamente gli venga negata adesso sinanco la detenzione domiciliare data l’età, settantasette anni, e le acclarate gravissime condizioni di salute.
Domani quindi sarò al penitenziario di Santa Maria Capua Vetere anche per tentare di fargli cambiare idea e se non ci riuscirò sarò costretto ad auto-denunciarmi al Consiglio Nazionale Forense, perché intendo agire contro la volontà del mio difeso e cioè continuare a presentare istanze alla Magistratura di Sorveglianza competente, proprio per affermare la Giustizia e la Legalità, i cui principi, se applicati correttamente, imporrebbero al Giudice di scarcerarlo.
Spero di non dovere arrivare a tanto e confido nell’aiuto dell’On.le Giancarlo Lehner, parlamentare nazionale nonché giornalista e storico, che domani andrà anche lui al carcere militare a far visita al dott. Bruno Contrada.
Un uomo, un ex servitore dello Stato, in quelle condizioni fisiche non può e non deve rimanere in prigione; un intervento umanitario è d’obbligo in questi casi ma chi ha il potere per farlo continua a silenziare pur sapendolo.
Dopo domani, 18 maggio, a Palazzo Partanna, in piazza Dei Martiri, a Napoli, proprio vicino a dove si trova adesso Bruno Contrada, è il caso di dirlo: “nulla succede a caso”, “una giornata per ricordare Enzo Tortora a vent’anni dalla morte”. Alla domanda: Giustizia a che punto siamo dopo vent’anni? La risposta, triste e drammaticamente vera, è: … decisamente peggio!
Giuseppe Lipera
RIPORTO A GALLA QUESTO POST PER RINNOVARE IL MONITO
martedì 15 aprile 2008
ABBIAMO VINTO, MA...
La vittoria è stata larga e rassicurante, ma....
Attenzione alle "sirene", mettiamo in guardia il novello Ulisse affinché non si lasci incantare dalle sirene del degasperismo.
Sarebbe l'ultima catastrofe a cui non si potrà mai più porre rimedio.
Pubblicato da ambra a 8.26 3 commenti
Etichette: Il grido
ABBIAMO VINTO, MA...
La vittoria è stata larga e rassicurante, ma....
Attenzione alle "sirene", mettiamo in guardia il novello Ulisse affinché non si lasci incantare dalle sirene del degasperismo.
Sarebbe l'ultima catastrofe a cui non si potrà mai più porre rimedio.
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venerdì 16 maggio 2008
Troppi veli ricoprono la storia dell'Italia repubblicana

Per ricostruire la storia dell'Italia repubblicana occorre una rottura col passato
di Salvatore Sechi - 16 maggio 2008
Temo che per fare luce sui principali delitti della storia repubblicana la Commissione di storici e giuristi proposta prima da Giovanni Pellegrino e ora, sul Corriere delle Sera, dal giudice Guido Salvini, non verrà mai a capo di nulla. In primo luogo, i componenti di tale Commissione saranno sempre proposti da partiti (o da dirigenti di partito) che esigono fedeltà alle loro tesi storiografiche e ai teoremi giudiziari. Per rendersi conto del regime vincolistico che lega partiti e consulenti delle Commissioni parlamentari, basterà citare un episodio. Mi pare emblematico per capire come funziona, in Itaia, il regime dei partiti, anche a bassa intensità. Un membro della Commissione sul dossier Mitrokhin, commentando il fatto che mi ero preso la libertà, in un dichiarazione all'Ansa, di esprimere un'opinione diversa da quella del presidente, senatore Paolo Guzzanti (che mi aveva scelto come consulente), mi confessò: «Non posso fare altrettanto. Io sono stato nominato dal centrosinistra. Mi è stato fatto esplicito divieto di far acquisire all'archivio della Commissione qualunque documento che possa contraddire la tesi del centrosinistra, per cui nei grandi delitti non c'entra il Kgb, ma solo la Cia e il Mossad».
Il secondo motivo è il seguente: anche gli storici, quando, in veste di consulenti, vanno negli archivi del ministero dell'Interno, della Difesa, degli Esteri, dei Servizi, si accontentano di quanto passa loro il convento. Accolgono, cioè, i faldoni, i dossier, le cartelline che vengono loro imbanditi su un tavolo d'occasione come se li avessero selezionati personalmente. In realtà sono destinatari di un lavoro di perlustrazione e di scelta che hanno espletato altri, cioè i funzionari o i bibliotecari di questi Enti pubblici. Non si conoscono i criteri (politici, storiografici, ecc...) con cui hanno lavorato nel selezionare il materiale fornito agli studiosi e che questi trasmetteranno, quando li ritengano significativi, ai presidenti e agli archivi delle Commissioni parlamentari. In presenza di un'affidabilità che ha ben poco di scientifico, la conoscenza dei fatti delittuosi della nostra storia più recente non cresce. Si finisce per girare intorno alle stesse difficoltà, anche perché è impossibile l'acquisizione di nuovi documenti e la consultazione di altre fonti. Per questa ragione, in un saggio che ho pubblicato su Nuova Storia Contemporanea, ho chiamato «imposture» le relazioni delle Commissioni parlamentari.
C' è poi una ragione anche più corposa, che accenno nella speranza che i neo-ministri Maroni e La Russa siano più sensibili alle ragioni degli studiosi di quanto non lo furono i loro predecessori Amato e Parisi. Ecco di che cosa si tratta. Noi storici siamo condannati a lavorare sulle carte meno affidabili, anzi più vulnerabili da parte del potere politico. Mi riferisco agli archivi, riservati e no, della Polizia. Senza gli «scarti» del ministero dell'Interno (che in misura minima li versa all'Archivio Centrale dello Stato) e quelli delle questure (che dovrebbero, dico dovrebbero, versare agli archivi provinciali), nessuno studioso di storia contemporanea può affrontare lo studio della politica italiana dopo l'unificazione nazionale. Per rendersi conto della situazione in cui siamo condannati a operare, basta riflettere sulla seguente circostanza: salvo qualche eccezione, non possiamo consultare le carte dei Carabinieri. Eppure, fin dalla formazione dell'Arma, e certamente dal 1814, essi svolgono compiti di prevenzione, di repressione, di polizia giudiziaria e anche di intelligence. Non solo a livello dei capoluoghi di provincia (in cui opera la Polizia), ma di ogni centro abitato, qualunque sia la dimensione, del territorio nazionale dove esiste una stazione dei Carabinieri.
Quindi agli studiosi è sottratta la documentazione più antica, ricca e analitica. Questa tenace, semplicemente ingiustificabile, indisponibilità del Comando generale dei Carabinieri a mettere a disposizione dei ricercatori il loro enorme, per quanto depauperato, archivio impedisce di compiere un'operazione fondamentale per gli storici: cioè esercitare una comparazione incrociata tra le fonti (in questo caso della Polizia, dei Carabinieri e dei tribunali, per non parlare di quella dell'intelligence) sullo stesso episodio o sugli stessi personaggi. Faccio solo due esempi. Si può accogliere come esaustiva e probante l'informazione sull'esistenza e la durata della struttura para-militare del Pci che nel tempo ha distillato il ministero dell'Interno, senza fare una verifica su quanto hanno, sullo stesso argomento, accertato i Carabinieri, le tre armi (cioè il ministero della Difesa), i magistrati e i servizi? Come si possono misurare le dimensioni e la continuità nel tempo dello spionaggio sulla tecnologia militare-industriale effettuato dai servizi segreti sovietici ed euro-orientali sulle nostre imprese pubbliche e private, se non di dispone dell'archivio del colonnello Renzo Rocca (sequestrato dal Sifar), dei controlli della Benemerita e della Guardia di Finanza come dei suoi interlocutori al Viminale e a Palazzo Baracchini?
Di qui il carattere poco affidabile e per nulla esaltante di gran parte della storiografia sull'età contemporanea, che si pasce quasi esclusivamente di biada offerta dai corpi di polizia. Invece di un'ennesima Commissione, ci sarebbe bisogno di una legge che finalmente integrasse quella più recente liberalizzando l'accesso diretto degli studiosi al numero più ampio possibile di fonti, disponendone il versamento agli archivi dello Stato.
Salvatore Sechi
http://www.ragionpolitica.it/testo.9388.html
APPROFONDIMENTO DA CORRISPONDENZA ROMANA
Il ministro Turco allarga la provetta
Fonte: Comitato Verià e Vita inserito il: 2008-05-09 15:12:57
Alla fine Livia Turco, ministro della Salute dimissionario, è uscita di scena con un colpo ad effetto: ha promulgato le nuove linee guida sulla fecondazione artificiale. Un atto compiuto in gran segreto, poco prima delle elezioni, del quale solo oggi si è avuta notizia.
Un atto di evidente arroganza politica, di dubbia legittimità formale, e di aperta opposizione ad alcuni aspetti essenziali della legge 40.
Le “nuove” Linee Guida non hanno niente a che vedere con l’evoluzione tecnico-scientifica di cui parla l’articolo 7 della legge 40: Livia Turco ha piuttosto voluto eliminare i limiti all’accesso alle tecniche ed aprire la porta alla diagnosi genetica preimpianto e, quindi, alla selezione degli embrioni prodotti e al congelamento o alla soppressione di quelli scartati.
Il ministro ha recepito il parere del Consiglio Superiore di Sanità, accogliendo il concetto fittizio di sterilità “di fatto” della coppia, per cui anche l’uomo portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili per infezioni da HIV, HBV od HCV viene ammesso alle tecniche artificiali.
Si osserva che “l’elevato rischio di infezione per la madre o per il feto costituisce di fatto, in termini obbiettivi, una causa ostativa della procreazione, imponendo l’adozione di precauzioni che si traducono, necessariamente, in una condizione di infecondità, da farsi rientrare tra i casi di infertilità maschile severa e certificata da atto medico”: e così la sterilità di coppia, che era il presupposto fondamentale per l’accesso alle tecniche, viene vanificato e sostituito da una nozione “normativa”, slegata dalle condizioni reali.
In sostanza: il portatore di malattie sessualmente trasmissibili è fittiziamente considerato sterile, e gli si permette l’accesso alle tecniche di fecondazione in vitro.
Ma stabilire che si può considerare sterile una coppia che, in realtà, non lo è apre la strada a tutte le possibili eccezioni alla regola che in futuro si potranno presentare.
Ancora più grave è la modifica relativa alla possibilità di diagnosi genetica preimpianto: facendo leva sulla sentenza del TAR del Lazio che aveva annullato le precedenti Linee Guida - che statuivano che l’indagine sullo stato di salute degli embrioni in vitro avrebbe dovuto essere solo di tipo osservazionale - il Ministro elimina la previsione, lasciando solo il divieto di diagnosi preimpianto “a finalità eugenetica”: ma la diagnosi genetica preimpianto ha sempre finalità eugenetica perché è diretta a selezionare gli embrioni e a scartare quelli malati, evitandone deliberatamente l’impianto.
Il Ministro non solo rinuncia ad impugnare la sentenza del TAR, ma finge di non comprendere che il Tribunale aveva annullato la previsione perché riteneva dannoso per le esigenze di tutela e di sviluppo dell’embrione il permesso alla sola diagnosi osservazionale: quale beffa scoprire che un provvedimento che voleva tutelare gli embrioni servirà a sezionarli e a scartarli.
Ben altre erano le modifiche che erano necessarie alle Linee Guida del 2004: il Comitato Verità e Vita le aveva formalmente proposte al Ministro della Salute, che le ha ovviamente ignorate. Su tali proposte di modifica era
scesa una cortina di silenzio anche da parte di chi avrebbe dovuto essere sensibile ai temi della tutela della vita umana fin dal suo concepimento, per considerazioni “tattiche” che oggi si sono dimostrate del tutto errate.
Il Comitato Verità e Vita non può che ribadire l’assoluta ingiustizia di tutta la regolamentazione della fecondazione in vitro, tecnica antiumana che, come risulta dalle stesse Relazioni del Ministro, produce la morte di oltre 70.000 embrioni ogni anno e che, inevitabilmente, anche in Italia, verrà utilizzata – come nel resto del mondo è sempre avvenuto – per selezionare gli embrioni, uccidendo o utilizzando per la ricerca quelli “imperfetti”.
L’unica legge giusta è quella che vieta in toto la fecondazione in vitro.
Di fronte al diktat della Turco – che stravolge e peggiora la pur ingiusta legge 40 - c’è di che riflettere per tutti coloro che in questi anni hanno identificato l’azione pro life con la “difesa” a spada tratta della legge 40 del 2004. Ci veniva detto che, per salvare la normativa in vigore, era necessario tacerne o addirittura ignorarne gli aspetti di oggettiva inaccettabilità. Oggi si consuma l’epilogo di quella strategia, dove al danno si aggiunge la beffa. Il danno: l’opinione pubblica crede che la legge 40 e la fivet omologa siano buone e giuste; e la beffa: i nemici della vita nascente sono riusciti ugualmente a peggiorare una legge che non era né giusta, né buona. Tanto valeva dire come veramente stavano le cose.
Tradire la verità non giova alla causa della vita. Mai. Speriamo che questa lezione serva ad abbandonare le ambigue sponde del compromesso, anche in materia di aborto e di legge 194.
Per il Comitato Verità e Vita
Il Presidente
Mario Palmaro
Fonte: Comitato Verià e Vita inserito il: 2008-05-09 15:12:57
Alla fine Livia Turco, ministro della Salute dimissionario, è uscita di scena con un colpo ad effetto: ha promulgato le nuove linee guida sulla fecondazione artificiale. Un atto compiuto in gran segreto, poco prima delle elezioni, del quale solo oggi si è avuta notizia.
Un atto di evidente arroganza politica, di dubbia legittimità formale, e di aperta opposizione ad alcuni aspetti essenziali della legge 40.
Le “nuove” Linee Guida non hanno niente a che vedere con l’evoluzione tecnico-scientifica di cui parla l’articolo 7 della legge 40: Livia Turco ha piuttosto voluto eliminare i limiti all’accesso alle tecniche ed aprire la porta alla diagnosi genetica preimpianto e, quindi, alla selezione degli embrioni prodotti e al congelamento o alla soppressione di quelli scartati.
Il ministro ha recepito il parere del Consiglio Superiore di Sanità, accogliendo il concetto fittizio di sterilità “di fatto” della coppia, per cui anche l’uomo portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili per infezioni da HIV, HBV od HCV viene ammesso alle tecniche artificiali.
Si osserva che “l’elevato rischio di infezione per la madre o per il feto costituisce di fatto, in termini obbiettivi, una causa ostativa della procreazione, imponendo l’adozione di precauzioni che si traducono, necessariamente, in una condizione di infecondità, da farsi rientrare tra i casi di infertilità maschile severa e certificata da atto medico”: e così la sterilità di coppia, che era il presupposto fondamentale per l’accesso alle tecniche, viene vanificato e sostituito da una nozione “normativa”, slegata dalle condizioni reali.
In sostanza: il portatore di malattie sessualmente trasmissibili è fittiziamente considerato sterile, e gli si permette l’accesso alle tecniche di fecondazione in vitro.
Ma stabilire che si può considerare sterile una coppia che, in realtà, non lo è apre la strada a tutte le possibili eccezioni alla regola che in futuro si potranno presentare.
Ancora più grave è la modifica relativa alla possibilità di diagnosi genetica preimpianto: facendo leva sulla sentenza del TAR del Lazio che aveva annullato le precedenti Linee Guida - che statuivano che l’indagine sullo stato di salute degli embrioni in vitro avrebbe dovuto essere solo di tipo osservazionale - il Ministro elimina la previsione, lasciando solo il divieto di diagnosi preimpianto “a finalità eugenetica”: ma la diagnosi genetica preimpianto ha sempre finalità eugenetica perché è diretta a selezionare gli embrioni e a scartare quelli malati, evitandone deliberatamente l’impianto.
Il Ministro non solo rinuncia ad impugnare la sentenza del TAR, ma finge di non comprendere che il Tribunale aveva annullato la previsione perché riteneva dannoso per le esigenze di tutela e di sviluppo dell’embrione il permesso alla sola diagnosi osservazionale: quale beffa scoprire che un provvedimento che voleva tutelare gli embrioni servirà a sezionarli e a scartarli.
Ben altre erano le modifiche che erano necessarie alle Linee Guida del 2004: il Comitato Verità e Vita le aveva formalmente proposte al Ministro della Salute, che le ha ovviamente ignorate. Su tali proposte di modifica era
scesa una cortina di silenzio anche da parte di chi avrebbe dovuto essere sensibile ai temi della tutela della vita umana fin dal suo concepimento, per considerazioni “tattiche” che oggi si sono dimostrate del tutto errate.
Il Comitato Verità e Vita non può che ribadire l’assoluta ingiustizia di tutta la regolamentazione della fecondazione in vitro, tecnica antiumana che, come risulta dalle stesse Relazioni del Ministro, produce la morte di oltre 70.000 embrioni ogni anno e che, inevitabilmente, anche in Italia, verrà utilizzata – come nel resto del mondo è sempre avvenuto – per selezionare gli embrioni, uccidendo o utilizzando per la ricerca quelli “imperfetti”.
L’unica legge giusta è quella che vieta in toto la fecondazione in vitro.
Di fronte al diktat della Turco – che stravolge e peggiora la pur ingiusta legge 40 - c’è di che riflettere per tutti coloro che in questi anni hanno identificato l’azione pro life con la “difesa” a spada tratta della legge 40 del 2004. Ci veniva detto che, per salvare la normativa in vigore, era necessario tacerne o addirittura ignorarne gli aspetti di oggettiva inaccettabilità. Oggi si consuma l’epilogo di quella strategia, dove al danno si aggiunge la beffa. Il danno: l’opinione pubblica crede che la legge 40 e la fivet omologa siano buone e giuste; e la beffa: i nemici della vita nascente sono riusciti ugualmente a peggiorare una legge che non era né giusta, né buona. Tanto valeva dire come veramente stavano le cose.
Tradire la verità non giova alla causa della vita. Mai. Speriamo che questa lezione serva ad abbandonare le ambigue sponde del compromesso, anche in materia di aborto e di legge 194.
Per il Comitato Verità e Vita
Il Presidente
Mario Palmaro
martedì 13 maggio 2008
DELLA PROTERVIA E INCONCLUDENZA DI CERTI GIUDICI
L’allegato provvedimento reiettivo è stato depositato in cancelleria dal magistrato di sorveglianza di S.M.C. Vetere nella tarda mattinata di ieri 12 maggio
e nel pomeriggio notificato in carcere al detenuto dott. Bruno Contrada, ex dirigente generale della Polizia di Stato.
Il Giudice, Daniela Della Pietra, rigetta così l’ultima istanza di differimento pena e/o di detenzione domiciliare avanzata in data 18/4/2008.
24 giorni per decidere NO! Riferisce il magistrato che il 7 maggio la Corte di Appello di Napoli ha rigettato l’istanza di ricusazione avanzata nei suoi confronti.
24 giorni per dire NO! Nonostante un quadro clinico che fa letteralmente atterrire e impaurire.
24 giorni per dire NO! Sebbene non ignori l’età avanzata del dott. Bruno Contrada
24 giorni per dire NO! Ma nemmeno una parola per motivare il rigetto dell’istanza subordinata di detenzione domiciliare (anzi manco viene presa in considerazione).
24 giorni per dire NO! Ovvero assumendo apoditticamente che Bruno Contrada non soffre di affezioni particolarmente gravi: forse abbiamo lenti da vista che ci fanno leggere cose diverse.
24 giorni per dire NO! Ovvero esprimere il concetto che può essere scarcerato solo il detenuto in coma irreversibile o malato assolutamente terminale.
Chiunque si domanda perché Erich Priebke agli arresti domiciliari allora?
Perché a Silvia Baraldini furono concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute?
Perché a Ovidio Bombressi, prima della Grazia, furono concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute?
24 giorni per dire NO! Con un provvedimento che indignerà e turberà milioni di italiani che lo leggeranno per intero, parola per parola.
Che coincidenza: proprio oggi il Presidente della Repubblica invocava lo Stop alle scarcerazioni facili.
Ma nonostante tutto mi rifiuto di immaginare che le più alte istituzioni dello Stato non troveranno il modo di intervenire al più presto.
Avv. Giuseppe Lipera
e nel pomeriggio notificato in carcere al detenuto dott. Bruno Contrada, ex dirigente generale della Polizia di Stato.
Il Giudice, Daniela Della Pietra, rigetta così l’ultima istanza di differimento pena e/o di detenzione domiciliare avanzata in data 18/4/2008.
24 giorni per decidere NO! Riferisce il magistrato che il 7 maggio la Corte di Appello di Napoli ha rigettato l’istanza di ricusazione avanzata nei suoi confronti.
24 giorni per dire NO! Nonostante un quadro clinico che fa letteralmente atterrire e impaurire.
24 giorni per dire NO! Sebbene non ignori l’età avanzata del dott. Bruno Contrada
24 giorni per dire NO! Ma nemmeno una parola per motivare il rigetto dell’istanza subordinata di detenzione domiciliare (anzi manco viene presa in considerazione).
24 giorni per dire NO! Ovvero assumendo apoditticamente che Bruno Contrada non soffre di affezioni particolarmente gravi: forse abbiamo lenti da vista che ci fanno leggere cose diverse.
24 giorni per dire NO! Ovvero esprimere il concetto che può essere scarcerato solo il detenuto in coma irreversibile o malato assolutamente terminale.
Chiunque si domanda perché Erich Priebke agli arresti domiciliari allora?
Perché a Silvia Baraldini furono concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute?
Perché a Ovidio Bombressi, prima della Grazia, furono concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute?
24 giorni per dire NO! Con un provvedimento che indignerà e turberà milioni di italiani che lo leggeranno per intero, parola per parola.
Che coincidenza: proprio oggi il Presidente della Repubblica invocava lo Stop alle scarcerazioni facili.
Ma nonostante tutto mi rifiuto di immaginare che le più alte istituzioni dello Stato non troveranno il modo di intervenire al più presto.
Avv. Giuseppe Lipera
lunedì 12 maggio 2008
Rom tenta di rapire una neonata

Napoli, rom tenta di rapire neonata salvata a stento dal linciaggio
NAPOLI - “Credo che siano cattivi, i rom devono andare via da qui”. E’ ancora sotto shock Flora Martinelli, la 27enne di Napoli che ha sorpreso ieri sera sulla porta di casa una sedicenne, nomade, che aveva tentato di rapire la sua bambina di sei mesi.
In una palazzina di quattro piani del quartiere di Ponticelli, la ragazza era riuscita a intrufolarsi nell’appartamento al secondo piano: “Le finestre erano tutte chiuse, forse la porta invece no - racconta Flora Martinelli - questo è un condominio familiare, e abbiamo sempre pensato che fosse sufficiente chiudere il cancello. Invece…”.
La donna racconta la sequenza: “Erano le 8.10 di sera, a un certo punto ho notato la porta aperta e sono andata immediatamente in cucina: il seggiolone a dondolo, dov’era mia figlia, era vuoto. Si è trattato di pochi secondi, la ragazza che aveva preso la bambina era ancora sul pianerottolo: l’ho bloccata, le ho strappato la piccola. Lei è scappata, e io ho urlato chiedendo aiuto a mio padre che vive al piano di sotto.
Ciro Martinelli, il nonno, prosegue il racconto: “L’ho bloccata, a dire il vero le ho dato anche un paio di schiaffi, ma la ragazza si è divincolata e ha detto che ad aspettarla in strada c’era suo padre. Allora l’ho seguita, pensando di potermi confrontare con un uomo, ma era falso. Mi è sembrata ben vestita e parlava abbastanza bene l’italiano”.
La fuga di M.D., la sedicenne rom che aveva tentato il rapimento, viene però impedita dal quartiere: “La gente è scesa in strada, ha sentito le nostre urla - conclude il nonno - e non ha permesso che scappasse. A fermarla ci ha pensato poi la polizia”.
La reazione popolare è stata forte. La polizia ha dovuto sottrarre la nomade alla furia degli abitanti, che hanno anche minacciato ritorsioni nei campi nomadi della zona, sottoposti nella notte a vigilanza da parte delle volanti dell’Ufficio di prevenzione generale della questura proprio per evitare problemi di ordine pubblico.
La ragazza è stata arrestata dagli agenti del commissariato di Poggioreale per sequestro di persona e violazione di domicilio, e condotta al Centro di prima accoglienza di Nisida. La sedicenne si era allontanata da una comunità del Monte di Procida, alla quale era stata affidata il 26 aprile per un furto.
Il quartiere di Ponticelli è circondato da cinque campi rom, dove secondo l’associazione Opera nomadi vivono 400-500 nomadi di provenienza rumena. Sempre nel napoletano ci sono altri due grandi insediamenti di rom, a Scampia e a Casoria.
(11 maggio 2008) Fonte
E ancora…
CALTANISSETTA - CONVALIDATO ARRESTO - ACCUSATO 22ENNE ROMENO
Il Gip di Caltanisetta, ha convalidato l’arresto del Romeno di 22 anni accusato di aver sequestrato venerdì scorso (9 maggio 2008), una bambina di 9 anni a Serra Di Falco, nel Nisseno.
Al giovane inizialmente era stato contestato il reato di tentativo di rapimento.
A indicare il 22enne è stata la stessa bambina riuscita a fuggire dal presunto agressore.
L’immigrato, musicista di strada, era stato fermato dai Carabinieri e portato in Caserma.
FONTE TG COM delle ore 14.30 di oggi 12 maggio 2008
La ciliegina ?
I bambini vengono educati alla violenza…
La testimonianza è di quelle che fa venire i brividi. Bambini usati per addestrare al combattimento cani feroci e di grossa taglia. Il «ring» nel bel mezzo di un campo nomadi autorizzato dal Comune di Milano (…)
(…) In un recinto, almeno tre bimbi di 7-8 anni al massimo impegnati nella lotta con due o tre cani per volta; sulle braccia e sulle gambe protezioni improvvisate per attutire l’impatto dei morsi. Attorno, gli adulti urlavano e aizzavano le bestie». (…)
Le «indagini» dell’associazione ambientalista seguono l’impegno sul fronte dell’accattonaggio. Specialità tipica tra gli zingari, non è una novità, il problema è che si fa sempre più frequente l’impiego di minori buttati sui marciapiedi in compagnia di cuccioli per fare meglio leva sulla compassione dei passanti. (…)
Pratica aberrante verificata dai volontari Aidaa in più di 350 casi lo scorso anno, con l’utilizzo di cani «rapiti» e appositamente drogati per resistere a lunghe giornate sull’asfalto, dai mezzanini delle metropolitane agli ingressi dei supermercati. (…)
Fonte
Già, ma appena lo si dice, diventiamo tutti razzisti, brutti e cattivi, vero ? Secondo noi, è una specie di “razzismo al contrario”…
Fatto sta, che i fatti e i reati ci sono, se qualcuno li volesse vedere nella loro gravità…
Ricordiamo tutti, cosa disse un’ alta carica dello Stato, che potete ascoltare e vedere nella nostra rassegna stampa al 10 marzo 2008.
Riportiamo ciò che ha dichiarato il Prefetto Rino Monaco, COMMISSARIO SPECIALE PERSONE SCOMPARSE:
” (…) Io volevo puntualizzare una cosa… vi è questa leggenda metropolitana che gli zingari, rubano i bambini… E’ una leggenda metropolitana… (…)”
Chissà se il Signor Monaco, è pronto a cambiare idea in merito ?
Noi lo stiamo dicendo sin dall’inizio, SERVE UN CENSIMENTO, dei campi nomadi.
Ora tu che stai leggendo, prova solo a pensare, se un giorno, girandoti verso al seggiolone del tuo bambino, improvvisamente non lo trovassi più, che faresti ?
E se la tua bambina non tornasse più a casa ?
E se questa giovane mamma non fosse stata così audace, la bambina ora dove sarebbe ?
E’ così “difficoltoso” censire i campi ROM ? O sono diventate zone “Da non toccare” ?
Tu cosa ne pensi ?
http://www.troviamoibambini.it/index.php/bambini-rapiti-dai-rom-scomparsi/
venerdì 9 maggio 2008
COMPOSIZIONE GOVERNO OMBRA PD-9.5.08

Piero Fassino agli Esteri, Marco Minniti all'Interno, Pier Luigi Bersani all'Economia, Enrico Letta al Welfare, Lanfranco Tenaglia alla Giustizia, Matteo Colaninno allo Sviluppo economico, Sergio Chiamparino alle Riforme, Maria Pia Garavaglia all'Istruzione, Roberta Pinotti alla Difesa, Alfonso Andria alle Politiche agricole, Ermete Realacci all'Ambiente, Andrea Martella alle Infrastrutture e trasporti, Vincenzo Cerami ai Beni culturali, Giovanna Melandri alla Comunicazione, Mariangela Bastico ai Rapporti con le Regioni, Linda Lanzillotta alla Pubblica amministrazione e innovazione, Vittoria Franco alle Pari opportunita', Beatrice Magnolfi alla Semplificazione normativa, Maria Paola Merloni alle Politiche comunitarie, Michele Ventura all'Attuazione del programma, Pina Picierno alle Politiche per i giovani.
Oltre a Veltroni, che lo presiede, fanno parte dell'esecutivo anche Dario Franceschini, Antonello Soro e Anna Finocchiaro. Coordinatore sara' il senatore Enrico Morando, mentre Ricardo Franco Levi sara' portavoce.
domenica 4 maggio 2008
Immigrazione

domenica 04 maggio 2008, 10:40
"Permesso a punti per gli immigrati""
di Emanuela Fontana
C’è un’Italia fatta anche di donne immigrate chiuse in casa, di uomini con due mogli che hanno ottenuto la cittadinanza, di bambini che per anni chiedono l’elemosina al semaforo «senza che nessuno alzi un dito».
"Permesso a punti per gli immigrati""
di Emanuela Fontana
C’è un’Italia fatta anche di donne immigrate chiuse in casa, di uomini con due mogli che hanno ottenuto la cittadinanza, di bambini che per anni chiedono l’elemosina al semaforo «senza che nessuno alzi un dito».
Arabi che riconoscono soltanto la loro legge, donne incapaci di comprendere una parola della nostra lingua, fogli di soggiorno dati o rinnovati senza fare troppe distinzioni tra l’extracomunitario perbene e quello che delinque.
Reati tollerati e indifferenza delle istituzioni: questo racconta Souad Sbai, presidentessa dell’associazione donne marocchine in Italia e deputata neoeletta con il Pdl.
Immigrata da 27 anni porta con sè la sua storia ma dice quello che non ti aspetti: «Calderoli è stato eletto dal popolo e dunque il figlio di Gheddafi lo deve rispettare»; i leghisti sono meglio di Veltroni perché le cose «almeno le dicono ad alta voce»; «i miei figli di 21 e 17 anni non li faccio uscire la sera tardi a Roma perché ho paura».
C’è un’idea che lei, marocchina del centrodestra, si è tenuta in serbo per i primi giorni di legislatura: il permesso di soggiorno a punti. Il presupposto è di buonsenso: il foglio della regolarizzazione deve esser meritato da persone che «rispettano la legge italiana». Se delinqui il permesso «te lo scordi». Perché quel pezzo di carta che consente di lasciare il proprio Paese e trovare ospitalità in un altro non dev’essere una pratica nata dall’automatismo, ma un traguardo conquistato con il rispetto. E quindi: ogni reato, un punto di penalità. E anche più d’uno, se si tratta di reato grave. Per rinnovare il permesso, avere la carta di soggiorno e persino ottenere la cittadinanza, l’immigrato deve avere la fedina penale pulita. «Come la patente a punti, se passi con il rosso vieni punito», semplifica la Sbai. Ogni denuncia è un’eredità negativa, che dev’essere segnalata sul foglio di regolarizzazione temporanea: «L’immigrato che spaccia, che ruba - spiega Sbai - accumula punti. Bisognerebbe fare una lista dei reati e porre un tetto di punti oltre il quale si perde ogni possibilità di restare in Italia. Che so, quattro punti. Per individuare l’onesto e il non onesto. L’onesto avrà anche un permesso di soggiorno di colore differente, per esempio bianco, da chi invece ha accumulato denunce-punti». Perché anche le forze dell’ordine in questo modo quando fermano qualcuno «sapranno subito con chi hanno a che fare».
L’idea è tutta da mettere per iscritto per un’eventuale proposta di legge, «spero di parlarne con altri», precisa Souad Sbai, matricola alla Camera e che sogna «un dipartimento per l’immigrazione»: altrimenti succederà come durante lo scorso governo: «Cinque ministeri che si occupavano di immigrazione ma nessuno se ne interessava davvero, con spreco di soldi». E con rallentamenti in questi due anni: «Ci sono immigrati che da quando è andato via il governo Berlusconi attendono il permesso, hanno soltanto una ricevuta. Ultimamente tutto si è rallentato e il decreto flussi è stato un disastro: com’è possibile chiamare gente da fuori quando gli irregolari in Italia sono 500mila?».Per non parlare dei mancati controlli.
L’idea è tutta da mettere per iscritto per un’eventuale proposta di legge, «spero di parlarne con altri», precisa Souad Sbai, matricola alla Camera e che sogna «un dipartimento per l’immigrazione»: altrimenti succederà come durante lo scorso governo: «Cinque ministeri che si occupavano di immigrazione ma nessuno se ne interessava davvero, con spreco di soldi». E con rallentamenti in questi due anni: «Ci sono immigrati che da quando è andato via il governo Berlusconi attendono il permesso, hanno soltanto una ricevuta. Ultimamente tutto si è rallentato e il decreto flussi è stato un disastro: com’è possibile chiamare gente da fuori quando gli irregolari in Italia sono 500mila?».Per non parlare dei mancati controlli.
Sbai racconta di una donna italiana che un mese fa ha scoperto che il marito aveva un’altra moglie in Italia. Anche in Marocco chi è poligamico ora «ha problemi grossi, invece in Italia sembra che tutto si possa fare».
L’errore a Roma è stato per esempio mantenere campi nomadi per mesi e anni: «Devono pagare luce e tasse come tutti i cittadini, altrimenti se ne devono andare». E invece questo «menefreghismo» di lasciare le cose come stanno, questo «assistere» all’infinito, «crea razzismo e crea paura: anche gli immigrati onesti hanno paura».
Ma l’orrore a Roma sono anche «i bambini che chiedono l’elemosina. Come mai il signor Veltroni non li ha visti? O forse gli fanno pena solo i bambini lontani, dell’Africa». Souad Sbai quando parla di bambini accattoni s’infiamma: «Non è da Paese civile lasciare i bambini così. Vanno assegnati subito a una famiglia e chi sfrutta i ragazzini va messo in galera». E tra le proposte su cui occorre lavorare alla Camera c’è anche quella su pene più dure per chi fa violenza alle donne: «Non è possibile che la donna massacrata e stuprata sia in ospedale e il suo carnefice giri liberamente. Per queste persone ci vuole il processo subito».
In Parlamento con la Lega a suo avviso si potrà dialogare: «Quelli che alzano la voce non mi fanno paura - dice Souad Sbai - Ho paura dell’indifferenza. O di chi parla a bassa voce, e sono in tanti...».
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=259022
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=259022
venerdì 2 maggio 2008
RIPORTO DAL LEGNO STORTO
Ma Gianni è uno di noi.
gianni ghibellino
La malamagistratura farà sprofondare il Paese 02/05/2008 23:39
Propongo:
1. separazione netta di funzioni e carriere...
2. affidamento dell'accertamento di responsabilità ad un "corpo" effettivamente "terzo".
g...g
gianni ghibellino
La malamagistratura farà sprofondare il Paese 02/05/2008 23:39
Propongo:
1. separazione netta di funzioni e carriere...
2. affidamento dell'accertamento di responsabilità ad un "corpo" effettivamente "terzo".
g...g
giovedì 1 maggio 2008
DI MARCO DE TURRIS (dal blog Parliamo fra noi)
Colpo di coda di Livia Turco
La legge 40 sulla cosiddetta procreazione assistita è stata votata da un Parlamento, organo legislativo, e confermata da un referendum, ragion per cui potrebbe legittimamente essere modificata soltanto tramite un altro referendum.
Ciononostante, il ministro Livia Turco, ancora in carica prima dell'insediamento del nuovo governo, ha firmato un decreto che modifica l'applicazione della legge in questione, ovvero di fatto cambi la legge stessa non giuridicamente ma nella sua realtà concreta, sebbene simile autorità non spetti in alcun modo ad un organo dell'esecutivo.
L'accaduto è tanto più grave se si tiene conto che il ministro Turco appartiene :
-ad un governo sfiduciato
-della passata legislatura
-di una ex maggioranza parlamentare, nettamente sconfitta alle elezioni politiche
Oltre all'auspicio che il nuovo ministro della Sanità del governo Berlusconi, legittimamente in carica, ripristini la legalità e riporti la legge 40 all'applicazione sanzionata dal Parlamento e dalla volontà referendaria, si può osservare come Livia Turco, sino all'ultimo (il decreto è stato firmato il giorno in cui Fini è stato nominato presidente della Camera, con il nuovo Parlamento già insediato!) prosegua nella sua attività demolitrice.
E' persino difficile dare un giudizio e definire l'operato di questo personaggio, e scegliere se parlare d'arroganza tracotante, o disprezzo della volontà popolare e delle stesse norme costituzionali, oppure di fanatismo.
Comunque, un insegnamento da questo fatto si può trarre: finché la Sinistra conserverà anche solo una porzione minima di potere, la adopererà in ogni modo, passando sopra tutto e tutti. Questa parte politica, sbaragliata alle ultime elezioni, s'annida però ovunque nei gangli dello Stato e della società, poiché magistratura, pubblica amministrazione, RAI sono bastioni del "progressismo", e pronti ad ostacolare in ogni modo coloro che considerano "nemici". Purtroppo, avere la maggioranza in Parlamento e sedere al Governo non è sufficiente per governare.
La legge 40 sulla cosiddetta procreazione assistita è stata votata da un Parlamento, organo legislativo, e confermata da un referendum, ragion per cui potrebbe legittimamente essere modificata soltanto tramite un altro referendum.
Ciononostante, il ministro Livia Turco, ancora in carica prima dell'insediamento del nuovo governo, ha firmato un decreto che modifica l'applicazione della legge in questione, ovvero di fatto cambi la legge stessa non giuridicamente ma nella sua realtà concreta, sebbene simile autorità non spetti in alcun modo ad un organo dell'esecutivo.
L'accaduto è tanto più grave se si tiene conto che il ministro Turco appartiene :
-ad un governo sfiduciato
-della passata legislatura
-di una ex maggioranza parlamentare, nettamente sconfitta alle elezioni politiche
Oltre all'auspicio che il nuovo ministro della Sanità del governo Berlusconi, legittimamente in carica, ripristini la legalità e riporti la legge 40 all'applicazione sanzionata dal Parlamento e dalla volontà referendaria, si può osservare come Livia Turco, sino all'ultimo (il decreto è stato firmato il giorno in cui Fini è stato nominato presidente della Camera, con il nuovo Parlamento già insediato!) prosegua nella sua attività demolitrice.
E' persino difficile dare un giudizio e definire l'operato di questo personaggio, e scegliere se parlare d'arroganza tracotante, o disprezzo della volontà popolare e delle stesse norme costituzionali, oppure di fanatismo.
Comunque, un insegnamento da questo fatto si può trarre: finché la Sinistra conserverà anche solo una porzione minima di potere, la adopererà in ogni modo, passando sopra tutto e tutti. Questa parte politica, sbaragliata alle ultime elezioni, s'annida però ovunque nei gangli dello Stato e della società, poiché magistratura, pubblica amministrazione, RAI sono bastioni del "progressismo", e pronti ad ostacolare in ogni modo coloro che considerano "nemici". Purtroppo, avere la maggioranza in Parlamento e sedere al Governo non è sufficiente per governare.
Lettera aperta delle vittime del terrorismo ai vincitori delle elezioni

30/04/2008 - - Sig: Presidente del Consiglio Sig. Sindaco di Roma Gianni Alemanno fatemi una Regalo per la giornata del 9 Maggio che ricorda le vittime del terrorismo: questa gente deve essere allontanata dalla posizione illegittima che occupa, il loro posto deve essere assegnato a cittadini disoccupati perbene.
Il caso più clamoroso resta quello di Silvia Baraldini, condannata dalla giustizia americana a 43 anni di galera per associazione sovversiva, uscita per motivi di salute e trasferita in Italia: il 27 dicembre 2002 ha ottenuto una collaborazione con la giunta del signor Walter Veltroni, che ha glissato sull’ex Ucc, Claudia Gioia, incaricata di curare l’allestimento delle mostre al museo «Macro» del Comune di Roma.
A caldeggiare il rinnovo del contratto di consulenza per la Baraldini fu un nome che torna spessissimo ogni qualvolta c’è di mezzo un ex terrorista da santificare: tra i tanti supporters del non più latitante Oreste Scalzone, fondatore di Potere operaio, spicca il no global del plurindagato Francesco Caruso, quello delle finte molotov alla Camera: «Evviva, Oreste è finalmente libero, lo aspetto in Parlamento».
Tornando all’immancabile Cento, riuscì a sollevare polemiche persino sull’applauditissimo arresto, in Egitto, delle primule rosse brigatiste Rita Algranati e Maurizio Falessi. Quanto al fuggiasco Cesare Battisti, poi catturato in Brasile, lunghissima è la schiera dei buonisti prima, durante e dopo le manette.
Il Prc Russo Spena sollecitò un provvedimento di clemenza ad hoc alla luce della sua personalità «che è molto cambiata nel corso di questi anni» mentre la collega Maura Cossutta a perorare la causa professionale di Susanna Ronconi, figura storica di Prima Linea, ci aveva provato prima il ministro diessino Livia Turco provò a darle un incarico al ministero, poi dovette far macchina indietro per le proteste e più recentemente il ministro della Solidarietà sociale, il comunista di Rifondazione Paolo Ferrero che per averla nominata (illegittimamente) nella «Consulta sulle tossicodipendenze» è finito indagato dalla procura di Roma.
Menzione finale per Domenico Giglio, ex brigatista protagonista delle rivolte carcerarie a Trani, Nuoro, Termini Imerese. Da tempo ha lasciato il mitra per il pennello, e il sottosegretario agli Esteri, Franco Danieli (Margherita) l’ha premiato sponsorizzando il progetto «Sagome 547» così da consentirgli di promuovere nel mondo l’immagine dell’arte italiana contemporanea.
Presenza paradossale quella di Roberto Del Bello, ex brigatista rosso veneziano, scelto come assistente particolare dal sottosegretario all’Interno, Francesco Bonato (Rifondazione).
Nel giornalismo hanno avuto fortuna i bierre Francesco Piccioni e Geraldina Colotti assunti entrambi al Manifesto di partito.
Bruno Berardi
Presidente “Domus Civitas”Vittime del terrorismo e mafia
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